Quali sono le aziende in fuga dalla Russia: da Netflix a Spotify

Tantissime società tra le più famose al mondo hanno deciso di chiudere i battenti in Russia. Ecco quali sono e perché.

Se in Ucraina molti civili sono scappati dalla guerra e molti altri stanno ancora tentando di farlo, anche in Russia si stanno verificando una serie di fughe, ma di tutt’altro tipo. Sono tantissime infatti le grandi aziende che per dissociarsi dalle azioni di Vladimir Putin hanno deciso di chiudere i battenti ai servizi e agli uffici nel paese.

Tutte le aziende in fuga dalla Russia

Dall’energia ai servizi di streaming, sono molte le aziende che stanno dando atto ad un vero e proprio esodo di massa diretto fuori dai confini russi. I motivi sono molteplici e secondo quanto ipotizzato dagli esperti coinvolgono tanto l’emotività quanto il lato economico.

Le aziende più famose al mondo si allontanano perché la guerra e in modo particolare una guerra come quella che sta conducendo Putin, non può e non deve essere tollerata ma soprattutto si allontanano perché restare sul mercato russo, crollato vertiginosamente proprio a causa della guerra, si rivelerebbe dannoso per gli azionisti.

aziende in fuga dalla russia

Quali sono le società coinvolte

Si tratta di aziende famose letteralmente in tutto il mondo e nei campi più disparati. Case automobilistiche e motociclistiche come la tedesca Volkswagen, la giapponese Toyota e la svedese Volvo e la statunitense Harley Davidson hanno nell’ordine chiuso e sospeso i propri rapporti e il proprio business con il paese.

Anche il mondo del cinema e dello streaming prende le distanze: la Warner Bros per esempio ha congelato la distribuzione di “The Batman”, l’ultimo film di successo interpretato da Robert Pattinson, la Disney invece ha direttamente sospeso tutte le uscite cinematografiche così come Sony e Netflix ha annunciato che non aggiungerà canali russi al suo servizio. Anche Spotify ha chiuso il suo ufficio a Mosca.

La multinazionale tedesca Siemens ha interrotto la sua attività nel paese ed Apple invece ha sospeso la vendita dei suoi prodotti, con il disappunto di molti russi che si sono mostrati sui social mentre distruggevano i propri device marchiati con la mela. Ad aggiungersi a questa lunga lista anche Ikea, che ha chiuso tutti i 17 negozi sparsi per la Russia causando il riversamento dei cittadini russi nei negozi prima che la chiusura venga effettivamente messa in atto. Infine Lego ha interrotto le consegne ai suoi 81 negozi e Nike, che ha sospeso la vendita dei suoi prodotti.

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Il preoccupante esodo delle compagnie di idrocarburi

Ciò che preoccupa maggiormente tanto gli investitori russi quanto l’Europa però, è proprio l’esodo delle più grandi compagnie di idrocarburi che in tutti questi anni hanno garantito un rapporto continuo e ambivalente. Anche le compagnie nei settori dell’energia, del gas e dei carburanti infatti, hanno deciso di terminare i propri rapporti con la Russia. Una decisione non facile, considerando che tantissimi paesi, Italia compresa, dipendono dal gas russo.

BP, per esempio, ha ceduto la sua parte del 20% al colosso petrolifero russo Rosneft, Shell ha invece interrotto la partnership con l’altro colosso petrolifero Gazprom, Equinor invece si è proprio ritirata dalla Russia ed Eni ha annunciato la cessione della sua quota nel gasdotto Blue Stream.

Scritto da Arianna Giago
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