Chi era e com’è morto Vincenzo Muccioli: la storia del fondatore di San Patrignano

L'uscita della docu-serie SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano ha riportato in auge vecchi discorsi sulla figura di Vincenzo Muccioli tra processi e una morte mai del tutto chiara.

Il 30 dicembre 2020 è uscita la docu-serie Netflix “SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano“. Si tratta di cinque episodi che raccontano di San Patrignano, comunità per tossicodipendenti sorta nel 1978, e del suo fondatore Vincenzo Muccioli. Proprio attorno alla figura di Muccioli si è detto e scritto molto a seguito della messa in onda della serie. Scopriamo insieme la storia dell’imprenditore italiano, andando a vedere chi era Vincenzo Muccioli e come è morto.

Vincenzo Muccioli e la fondazione di San Patrignano

Vincenzo Muccioli nacque a Rimini nel 1934. Fu un imprenditore italiano, con la passione per gli animali e l’agricoltura. Furono questi suoi interessi che negli anni ’60-70 lo spinsero a Coriano, in un podere di nome San Patrignano, dono della famiglia della moglie Maria Antonietta Cappelli. Sempre in quell’arco di tempo coltivò altre passioni, fondando con degli amici il circolo “Il cenacolo“. Questi nuovi hobby erano l’omeopatia, la pratica della pranoterapia e addirittura lo studio del paranormale.

La svolta avvenne nel 1978. Muccioli decise di aiutare la sorella di un amico di famiglia, portando la ragazza a Coriano. L’Italia stava vivendo un periodo storico complesso caratterizzato dall’abbattimento dei prezzi delle sostanze stupefacenti e dallo spaccio “industrializzato” organizzato dalla Malavita. La diffusione dell’eroina divenne un problema all’ordine del giorno. Da lì nacque l’idea di creare un centro per aiutare i tossicodipendenti che nel corso degli anni sarebbe diventato il più grande d’Europa.

Deciso a non somministrare alcun tipo di farmaco, furono due le regole attuate da Muccioli. La prima fu quella dell’obbligo. Lui riteneva che i drogati andavano riportati sulla retta via, e per farlo non bastavano solo comprensione e tolleranza. Andava punito ogni genere di sgarro, utilizzando anche le maniere forti. La seconda parola d’ordine era lavoro. Secondo Muccioli era fondamentale dare un’etica lavorativa ai giovani di San Patrignano, permettendoli di avere così le carte in regola una volta reinseriti nuovamente nella società. Le attività erano di ogni tipo: dall’agricoltura all’allevamento di animali, fino alla produzione di formaggio e vino.

Il metodo Muccioli e i due processi

Per Muccioli i ragazzi della comunità erano una famiglia. All’interno della serie Netflix viene descritto in vari modi, anche come santone. Tuttavia i suoi modi hanno fatto parlare molto di lui, con le polemiche che si sono riaccese a seguito dell’uscita del documentario. La stessa comunità di San Patrignano ha dichiarato alla stampa di distaccarsi da quanto è contenuto nei cinque episodi. Recita così una loro nota:

Il racconto che emerge è sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori, per di più, qualcuno con trascorsi di tipo giudiziario in cause civili e penali conclusesi con sentenze favorevoli alla Comunità stessa, senza che venga evidenziata allo spettatore in modo chiaro la natura di codeste fonti.

Letizia Moratti, ex sindaco di Milano, ha invece definito SanPa “un’occasione persa“. Lei e suo marito Gian Marco sono da sempre legati al nome di San Patrignano: dagli anni ’80 al 2011 la coppia ha donato una cifra attorno ai 386 milioni di lire. Sebbene la Moratti abbia negato, in un’intervista al Corriere della Sera, l’esistenza di un metodo violento (affermando invece la coralità delle regole assunte), Muccioli venne coinvolto in due processi e finì in carcere anche per alcuni giorni.

muccioli sanpatrignano

I processi del 1983 e 1994

Il primo avvenne nel 1983 e fu denominato il “Processo delle catene“. La sentenza nacque dalla denuncia di una ragazza che, scappata dalla comunità, aveva dichiarato di essere stata rinchiusa per 16 giorni in una piccionaia. L’imprenditore venne accusato di sequestro di persona, a cui si aggiunse la denuncia per maltrattamenti per avere incatenato alcuni giovani della comunità. Venne assolto nell’87, e la sentenza venne confermata dalla Cassazione nel 1990, in quanto il giudice decretò che i ragazzi che entravano a San Patrignano accettavano di conseguenza ogni tipo di trattamento.

Muccioli venne nuovamente processato nel 1994. Questa volta venne condannato a otto mesi di carcere per favoreggiamento (con la sospensione condizionale della pena) e a un’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo per l’assassinio di Roberto Maranzano. Nel corso dei processi emersero dettagli terrificanti dei duri metodi di Muccioli, come l’uso di catene per impedire ai drogati di scappare e cadere in tentazione. Per quanto riguarda il caso Maranzano si trattò di un eccesso di pestaggio, ma questo fu solo uno dei tanti casi simili avvenuti all’interno della struttura.

Chi era Vincenzo Muccioli: dalla morte misteriosa al figlio Andrea

Mussoli si spense il 19 settembre 1995, all’età di 61 anni. La causa della sua morte non fu mai dichiarata. Nonostante il mistero nelle dichiarazioni, condizionata anche dal processo ancora in corso, il Corriere della Sera scrisse che la scomparsa dell’imprenditore fu causata dall’aggravarsi di un’epatite-C. Non vennero mai sciolti i dubbi relativi al fatto che Muccioli avesse contratto l’AIDS, probabilmente da qualche ospite della comunità.

figlio muccioli

A seguito della sua morte la gestione della comunità venne assunta dal figlio Andrea. Il suo operato si è contraddistinto per una grande apertura verso l’esterno che hanno permesso a San Patrignano di guadagnare prestigio a livello internazionale. A seguito dell’uscita della docu-serie ha rilasciato diverse interviste, dando il suo punto di vista. Innanzitutto Muccioli Jr ha dichiarato come SanPa sia per lui più una fiction che un vero e proprio documentario. Andrea ha poi evidenziato come la violenza fosse si presente all’interno della comunità, poiché essa non era una caritas, ma un ambiente che aveva come scopo il riportare alla vita le persone. La famiglia Muccioli d’altronde non ha mai nascosto di aver seguito alla lettera la frase “con ogni mezzo”.

Fermo sulla bontà del padre, descritto come un uomo che voleva aiutare tutti, non ha negato la delusione quando scoprì che Vincenzo era a conoscenza dell’omicidio di Maranzano. Andrea ammette anche come quelli del secondo processo furono anni difficili, con la comunità aperta alla stampa. Questa pressione mediatica fu, secondo lui, alla base della morte del padre, che gli confessò:

Devo morire io perché San Patrignano continui a vivere.

Vincenzo Muccioli, nel bene o nel male, è stata una figura importante per quegli anni, in grado di aiutare numerosi ragazzi e di costruire una comunità ancora oggi ai vertici della solidarietà. SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano offre probabilmente una versione dei fatti, ma la certezza è che ciò che viene descritto è realmente accaduto.

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