Rivoluzione Miss America: stop alle gare in tacchi e bikini

Miss america stravolge le regole della storica competizione: niente più sfilate in tacchi e bikini, le ragazze verranno selezionate con altri criteri.

Per la prima volta nella storia, la famosissima competizione Miss America cambia il suo modo di giudicare le concorrenti. Non si incoronerà più la vincitrice in base all’aspetto fisico, quindi niente più sfilate in bikini e tacchi per aggiudicarsi il titolo.

Dopo la bufera sugli stupri e la nascita del movimento #Me too, la rivoluzione coinvolge anche il più importante concorso di bellezza americano.

L’innovazione Miss America

“Non siamo più un concorso di bellezza, siamo una gara”, ha detto la Gretchen Carlson, prima ex miss America a essere nominata presidente del cda della “Miss America Organization“. A partire dalla prossima edizione le modalità di selezione verranno completamente stravolte. Prima di tutto niente più sfilate, ne in bikini e tacchi ne in abito da sera.

D’ora in avanti le concorrenti dovranno sostenere un colloquio atto a testare le loro conoscenze culturali, a scoprire i loro interessi e capire la loro concezione di Miss America. Le ragazze saranno inoltre invitate a scegliere autonomamente il proprio outfit, in modo da sentirsi a proprio agio e poter esprimere al meglio il loro stile personale.

Il team che lavorerà alla prossima edizione della competizione è tutto al femminile. Oltre a Gretchen Carlson (Miss America 1989) troveremo anche Regina Hopper, miss Arkansas nel 1983 (nominata ceo e presidente del Miss America Organization) e Marjorie Vincen-Tripp, Miss America nel 1991, nel ruolo di presidente del consiglio di amministrazione.

“Abbiamo sentito tante ragazze dire ‘vorremo far parte del vostro programma ma non vogliamo sfilare in costume e tacchi alti’. Ecco, non dovrete farlo più” ha affermato Gretchen Carlson

Le dimissioni dopo lo scandalo

La decisione della Carlson di ripristinare il concorso e stravolgerlo completamente è stata presa anche per via delle dimissioni di alcuni pezzi grossi del calibro di Lynn Weidner e dell’amministratore delegato, Sam Haskell. Loro e altri manager sono stati coinvolti nello scambio di mail compromettenti dal contenuto sessista riguardanti le concorrenti delle scorse edizioni. Molti infatti erano stati i commenti denigratori e gli apprezzamenti di carattere sessuale nonché battute sul peso nei confronti di alcune candidate.

La presidentessa Carlson ha parlato di vera e propria “rivoluzione culturale”. Al momento a livello manageriale troviamo ben 7 donne su 9 tra cui le ex vincitrici Laura Kaeppeler Fleiss (2012), Heather French Henry (2000) e Kate Shindle (1998)

Le polemiche

C’e anche chi non ci sta e giudica questo stravolgimento come un effetto dell’eccessivo perbenismo e vittimismo dell’era post-Weinstein. Ad esempio l’imprenditrice Patrizia Mirigliani ha affermato: “Non far sfilare le ragazze in costume è un‘esagerazione e una forzatura – spiega al Giornale -. Dirò di più: è un atteggiamento antistorico, indice di un retropensiero ormai superato dalla realtà. Come se le donne dovessero ancora farsi perdonare la capacità di conciliare bellezza e intelligenza. Doti che invece possono benissimo andare a braccetto. E le tante ragazze uscite da Miss Italia che si sono realizzate nei più svariati settori professionali ne sono la dimostrazione più evidente. E allora perché mai proibire di mostrare, con classe ed eleganza, un bel corpo? A Miss Italia continueremo a farlo. Con orgoglio che ci viene dalla tradizione.”

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