Ma quanto rompono i coglioni le trombette (vuvuzelas) della Confederations Cup?

Tralasciamo la pietosa figura fatta dall'Italia ieri sera; non so nemmeno perchè sto facendo un accenno alla partita, visto che la Nazionale non ha mai esaltato i miei pruriti sportivi. Un'immagine su tutte rappresenta la disfatta di questa squadretta: Gigi Buffon che contro l'Egitto esce dalla propria porta per lanciarsi all'inseguimento di un calcio d'angolo che potrebbe portarci al pareggio.

Io robe del genere le ho viste fare solo per vera disperazione. Appunto.

Passiamo al nodo cruciale della questione: la rottura di coglioni delle trombette in mano ai tifosi. Quel ronzio insopportabile mi obbliga a fare pause ogni dieci minuti: per disperazione vado a prendere gelati dal freezer a ripetizione. Per tutta la durata della partita. E addio alla dieta in vista della prova costume: 15 Cuccioloni in un sera sono troppi.

La colpa è di queste benedette vuvuzela(s), trombette che fanno parte della tradizione africana e degli incontri sportivi. Sappiate, è notizia recente, che ci saranno anche ai prossimi Mondiali. La Fifa ha dato l'ok. Il ronzio sarà assicurato per tutti i 90 minuti. Ma anche per i successivi 30 minuti se dovessero esserci i supplementari. E chissà cosa potrebbe succedere ai rigori.

La cosa più bella è che non sono trombette a gas, non si esauriscono: funzionano grazie al fiato.

Un tripudio di polmoni africani. Io sinceramente me ne sbatto della loro tradizione, mi incazzerei come una biscia anche se negli stadi spagnoli i tifosi dovessere suonare le nacchere per tutta la partita. O se a San Siro i milanesi picchiassero per novanta minuti con un cucchiao sul paiolo della polenta, o se i torinesi scartassero gianduiotti per tutto il match.

Si faccia qualcosa prima che sia troppo tardi.

Scritto da Style24.it Unit
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