Fenomenologia di Mike Bongiorno e Antonella Clerici

Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta uni­ta (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente)

Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlan­do, un grado modesto di adattamento all'ambiente.

Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto…

In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primiti­va ammirazione per colui che sa.

L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quan­do, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro.

Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa.

Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia…") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "si­gnor spazzino, signor contadino".

Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).

Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È pa­terno e condiscendente con gli umili, deferente con le per­sone socialmente qualificate.

Mike Bongiorno parla un basic italian. …Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potreb­be essere più facondo di lui.

Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo.

Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rap­presenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiun­gere perché chiunque si trova già al suo livello.

Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.

Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Bongiorno

I giornali danno molto spazio in questi giorni a Mike Bongiorno "abbandonato" da Mediaset.

Sembrerebbe una storia di ingratitudine simile a quella di Antonella Clerici che perde la sfida all'O.K. Corral con Elisa Isoardi per il Mezzogiorno di Cuoco.

Ma non è così.

La bionda neo mamma dimostra un bel po' di arroganza nel considerare il programma di Rai Uno una proprietà privata.

Non a caso aveva pure infilato nel suo feudo personale il neo marito in qualità di sedicente autore.

"Vado, manco una decina di mesi per fare un figlio e al mio ritorno voglio trovare la cucina in ordine!".

Ma chi è, la dipendente delle Poste che si mette in aspettativa per maternità?

Non considera che l'impiegata o l'operaia hanno diritto ad assentarsi e di ritrovare i loro posti perché guadagnano pochi euro.

La Clerici aveva invece il privilegio di avere una rendita plurimilionaria ottenuta scavalcando almeno una trentina di ragazze spigliate e simpatiche quanto lei.

E come lei in grado di allietare il mezzogiorno di RAI Uno!

Mettere al mondo un figlio è la esperienza più bella e naturale per una donna: ma a meno che tu non sia un talento davvero insostituibile, assumiti la responsabilità delle conseguenze della tua scelta!

La vicenda suscita(-erebbe) una sana riflessione sullo star system e sul diritto di cittadinanza nel Gotha dello Show: non ha avuto questo effetto su Antonella Clerici!

Per Bongiorno, invece, il discorso è diverso.

Un grande personaggio come lui avrebbe davvero meritato più rispetto da parte dell'azienda che ha contribuito a rendere vincente.

Mike è un vero genio della TV.

Lo dimostra un episodio del lontano passato.

Nel 1961 il semiologo Umberto Eco gli dedica uno studio dal titolo altisonante: Fenomenologia di Mike Bongiorno.

Dopo averlo letto, il re dei presentatori dice ai suoi collaboratori (lo ha raccontato di recente Sabrina Ciuffini): "Questo saggio sarà la mia fortuna!".

Il motivo della sua sicurezza è ovvio: citare quel titolone in TV elevarà a dismisura la sua reputazione.

E da genio della Comunicazione, lui sa già allora che la TV esalta la superficie annientando il contenuto.

Tanti ancora oggi citano La fenomenologia del re del telequiz.

Pochissimi sanno che quel libretto non parla per niente bene del campione dell'ovvietà catodica!

Ovvio sì, ma furbo come sa esserlo uno che ha capito tutto della Tv quarant'anni prima degli altri!

Scritto da Style24.it Unit
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