Violenza sugli uomini secondo l’Istat: i numeri dei maschicidi

La violenza non ha genere, ecco perché è doveroso parlare anche di violenza sugli uomini: le denunce sono pochissime rispetto ai casi.

Sentiamo parlare molto spesso di violenza sulle donne, e a ragione, in quanto i dati in riferimento al 2020 sono preoccupanti, ma quando si parla di violenza chiunque può essere sia vittima che carnefice. Una violenza più nascosta e taciuta, ma non per questo meno grave, è quella che vede gli uomini come vittime.

Violenza sugli uomini: i dati Istat

La violenza non ha genere e ancora tanti sono i casi registrati di violenza psicologica e fisica. Una forma di violenza più “sotterranea”, perché se ne parla molto meno, è quella che vede nel ruolo della vittima l’uomo e in quella del carnefice la donna. A riconoscere questo fenomeno è anche l’Istat che nel 2018 ha condotto un’indagine per rilevare le molestie a danno degli uomini, di ogni genere, anche sessuali.

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I dati parlano di 3 milioni e 574 mila uomini che hanno subito molestie almeno una volta nella vita e di 1 milione e 274 mila casi tra il 2015 e il 2016. Sempre secondo l’Istat gli autori sono per la stragrande maggioranza uomini: accade nel 97% dei casi di vittime donne e nel 85,4% di vittime uomini.

I numeri sono inferiori a quelli relativi alle donne, ma comunque da non sottovalutare.

Nel 2012 l’Università di Siena aveva cercato di analizzare i dati sulle violenze sugli uomini e i risultati emersi sono allarmanti: 5 milioni di uomini vittime degli stessi tipi di violenza che subiscono le donne. Il problema relativo a questi fenomeni però è che la maggior parte delle vittime uomini non denuncia. Questo un po’ a causa dello stereotipo di virilità che li accompagna, e un po’ per il timore di non essere nemmeno creduti.

I numeri rilevati, quindi, sono sì più bassi di quelli relativi alle violenze sulle donne, ma si tenga presente che si parla solo di dati ufficiali, che non rispecchiano in toto la realtà.

Analizzando nello specifico i casi di violenza sugli uomini, la forma di molestia più diffusa, secondo l’Istat, è quella verbale, seguita da pedinamenti e, infine, molestie fisiche. Il luogo in cui si consuma la maggior parte dei casi di violenza è ancora una volta la casa.

Proprio tra congiunti si verificano i casi più gravi: gli uomini di solito sfogano la loro rabbia dal punto di vista fisico, mentre le donne agiscono sulla psiche dell’uomo. Anche l’Ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna ha constatato il fenomeno: la violenza psicologica è subita anche da uomini e bambini e le autrici sono le donne. Trattandosi di una violenza meno evidente di quella fisica, le vittime stesse spesso non la riconoscono, soprattutto se se diventa la modalità relazionale più usata in famiglia.

Anche la violenza fisica è presente, troppo spesso, fino ad arrivare all’omicidio. Nel 2017, escludendo i delitti in ambito criminale, i maschicidi sono stati più dei femminicidi: 133 contro 128. Gli omicidi-suicidi in ambito familiare e di coppia sono stati 30: 28 uomini e 2 donne. I suicidi noti, dove la causa è legata alla fine di una relazione, sono 39: 32 uomini, 8 dei quali disperati per il distacco forzato dai figli, e 7 donne, tra cui due bambine di 12 e 14 anni che soffrivano la separazione dei genitori.

Un altro tipo di violenza a danno degli uomini è poi quella che riguarda i figli, e cioè, l’alienazione parentale. Alcuni uomini, oltre a subire denigrazioni sulle loro capacità familiari o economiche, si vedono anche privati dei loro bambini per molto tempo. La situazione dei padri separati non sempre è rosea: alcuni di loro si vedono costretti a dare l’assegno di mantenimento all’ex moglie, a continuare a pagare le spese della casa familiare e in più quella del loro nuovo appartamento in cui vanno a vivere. Gli uomini così si ritrovano a non poter sopportare le spese finendo col ritrovarsi in serie difficoltà economiche che contribuiscono al loro disagio psicologico e alla vergogna provata nel chiedere aiuto.

Scritto da Evelyn Novello
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