Nick Clegg, la nuova stella della politica inglese è nata in tv

La settimana scorsa in Inghilterra è accaduto un piccolo terremoto politico, che potrebbe preludere però a un grande e inatteso rivolgimento: Nick Clegg, leader dei liberal-democratici, partito che nel Regno Unito non governa da quasi un secolo, è balzato in testa ai sondaggi e potrebbe seriamente vincere le prossime consultazioni elettorali diventando premier al posto di Gordon Brown.

Cosa è successo? Come ha fatto in una manciata di giorni Clegg a passare dal 20 per cento dei consensi al 33? Ovviamente c'è di mezzo la televisione. Nel primo dibattito tv tra i leader dei tre principali partiti inglesi, Clegg ha fatto breccia nel pubblico: è apparso giovane, pronto, trendy, simpatico, affabile ed è riuscito a far apparire i suoi avversari come figure grigie e noiose della vecchia politica.

Ma qual è la politica di Clegg e del suo partito? I liberal-democratici sono gli eredi della sinistra liberale ottocentesca, quella che un po' ovunque verrà marginalizzata dai movimenti socialisti e comunisti del Novecento, e nel corso degli ultimi decenni si sono trasformati in una forza progressista e moderna, che oggi appare molto più a sinistra dei laburisti del dopo Blair.

Il partito di Clegg è fortemente europeista, in un paese in cui la maggioranza della popolazione non ha mai visto con troppa simpatia l'esperimento dell'Unione Europea, è contrario a tutte le missioni militari all'estero, Afghanistan compreso, e si colloca su posizioni spiccatamente liberali in materia di contrasto alla criminalità e di controllo dell'immigrazione, quando in tutta Europa, su questi temi, spira un inquietante vento di destra.

Insomma da un punto di vista programmatico il successo – nei sondaggi – dei liberal-democratici non è facilmente spiegabile, ma secondo tutti gli analisti Clegg ha vinto il duello tv con l'immagine, non con la politica, in perfetta linea con le tendenze odierne.

Ha vinto perché è apparso giovane, spigliato e alla moda, perché ha un bel profilo, perché guardava dritto di fronte alla telecamera negli occhi dei telespettatori, perché si ricordava i nomi di chi gli faceva le domande. Ha vinto perché è apparso nuovo, diverso, lontano dalla solita politica dei due grandi partiti che da un secolo si spartiscono il potere.

Insomma sempre di più, in Italia come all'estero, il consenso politico si raccoglie e si guadagna attraverso elementi extra-politici, come la telegenia, la spigliatezza, la simpatia umana, l'affabilità, il look e via di seguito. Quasi a prescindere dai contenuti programmatici. Il che quando rischia di vincere un giovane liberale progressista, che vuole più Europa e più solidarietà sociale, può anche non allarmare, ma che succederà quando quello trendy e simpatico alla tivù sarà un demagogo fascista?

Scritto da Style24.it Unit
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