La Spectre contro Berlusconi e le campane che stonano nell’informazione tv

Non rientrava nel programma ma Berlusconi ha deciso di portarci tutti al cinema gratis, dentro un film di 007. Nella serata di ieri dalla Farnesina viene diffuso un comunicato ufficiale che parla di “strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale”; insomma si evoca un complottone planetario stile Spectre, mettendo insieme fatti che non c’entrano nulla tra loro: i rifiuti a Napoli, i crolli di Pompei, l’inchiesta su Finmeccanica e la prossime rivelazioni di Wikileaks.

La realtà, ormai evidente a tutti coloro che abbiano occhi per vedere, è invece desolatamente semplice: un governo in agonia, senza più maggioranza e completamente screditato agli occhi dei partner esteri, sta tentando in tutti i modi, anche giocando sporco, di restare in sella. L’ultimo disperato tentativo di non perdere le redini del potere è appunto questo, evocare la Spectre, il potente e misterioso nemico esterno che possa compattare il Paese attorno al suo governo, con l’ovvio corollario: chiunque attacchi la politica dell’esecutivo in un momento come questo dimostra di essere “abbietto, criminale, indegno e antitaliano” (sono parole di Berlusconi).

E allora mai come ora la stampa libera dovrebbe essere capace di denunciare questa clamorosa patacca, questa grottesca e irresponsabile montatura di un governo che pensa solo a salvare la pelle. Smettendo, per una volta, con il facile terzismo, con l’eterno equilibrismo tra pataccari e forze responsabili.

Per esempio ieri, nell’ottimo telegiornale di La 7, sulla vicenda sono stati ascoltati, com’è ormai costume di Mentana, due giornalisti dalle opinioni molto diverse: Alessandro Sallusti del Giornale e Antonio Padellaro del Fatto quotidiano.

Il primo si arrampicava sugli specchi cianciando di cose di cui non aveva nessuna contezza, con un linguaggio del corpo che esplicitamente smentiva qualsiasi cosa gli uscisse dalla bocca, e il secondo invece parlava senza peli sulla lingua di montatura clamorosa.

Ora, va benissimo la scelta di far sentire sempre tutte le campane, ma quando una campana stona, o suona a comando, un buon giornalista dovrebbe semplicemente non farla sentire, prendersi la responsabilità di optare per una tesi.

Ma la critica non riguarda solo Mentana, può essere estesa a tutto il format dell’informazione televisiva, anche a quella più indipendente, anche a Floris o Santoro, che nelle loro trasmissioni sogliono invitare i giornalisti distinguendoli tra di sinistra e di destra, o meglio: tra berlusconiani e antiberlusconiani. Ma i giornalisti dovrebbero essere interpellati in ragione della loro autorevolezza, professionalità, indipendenza e preparazione sull’argomento, non per rispettare il demenziale giochino della par condicio. Almeno, nei paesi normali si usa così, ci costa così tanto tentare di somigliare alla normalità?

Scritto da Style24.it Unit
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