Beppe Grillo: faremo la rivoluzione senza andare in tv

Beppe Grillo: vinceremo le elezioni solo con la Rete, andare in tv non ci serve e ci danneggia. Ecco la strategia per fare il pieno alle elezioni disertando (quasi) tutti gli spazi sul piccolo schermo

Pare che Beppe Grillo sia andato su tutte le furie per la presenza di alcuni candidati del Movimento 5 stelle nel talk di Paragone, L’ultima parola.

“I talk show sono nemici del movimento” chiosa Grillo nel suo blog, che argomenta con lucidità: “Se ti siedi accanto a Renzi o alla Santanchè sei omologato. Chi ascolta gli scarsi minuti che ti vengono accordati ti qualifica come un’espressione dei partiti. Chi si siede su quella poltroncina, su quella sedia, è alla mercé di conduttori schierati che hanno due obiettivi: lo share e l’obbedienza al partito o allo schieramento di riferimento”.

È una posizione che negli anni qualcuno ha cercato di far capire anche ai geniali strateghi del centrosinistra, che invece si sono sempre intestarditi ad apparire ovunque fossero chiamati e a partecipare a siparietti tv chiaramente pensati per fare propaganda alla parte avversa, come per esempio nel salotto di Bruno Vespa. Nel caso del M5S si può dire che la regola valga doppio: per un movimento che basa la sua forza sulla contestazione e l’estraneità al sistema dei partiti, sedersi nei salotti televisivi accanto alle intramontabili facce dei nostri politici equivale a cancellare in un solo istante tutta la propria diversità.

A farsi percepire dal pubblico, come dice Grillo, come uno di loro, una delle tante voci della Babele (o del casino) della politica.

Dunque, conclude il leader (se così si può chiamare) del M5S, bisogna puntare tutto sui nuovi media, perché “La nostra voce è la Rete, senza non avremmo neppure lo 0,1%”. Il che francamente appare un po’ eccessivo, nel senso che nel consenso al movimento ha giocato e gioca tantissimo la notorietà del comico guru, i suoi spettacoli (o comizi, a volte non è facile distinguere) in giro per l’Italia e anche le sue apparizioni televisive in contesti non ostili (in quelli del tutto ostili, la gran parte, semplicemente non appare). Del resto la censura televisiva, per i censori, è un’arma a doppio taglio: più oscuri un personaggio, più gli regali visibilità e attenzione quando riesce a riaffacciarsi in video.

In conclusione, cosa devono fare i grillini per capitalizzare il consenso e sfondare alle elezioni? Primo, non puntare tutto sulla Rete, in cui – ci informano le statistiche – si affaccia solo un italiano su due. Secondo, disertare gli spazi televisivi, ma con intelligenza e concedendosi qualche eccezione alla regola rispetto ai programmi meno ostili (Santoro, Formigli) o più corretti (Mentana). Terzo, non esiste solo la virtualità del piccolo schermo e del web, ma anche la vecchia propaganda fatta di comizi (dove Grillo è insuperabile), di passaparola e di porta a porta, assolutamente da non sottovalutare. Ma ho come l’impressione che queste cose, al di là degli slogan, Grillo le sappia benissimo.

(In alto: Grillo, fonte: infophoto).

Scritto da Style24.it Unit
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