Coronavirus e influenza a confronto: differenze e punti in comune

Coronavirus e influenza stagionale sono la stessa cosa? Non proprio. Differenze e similitudini.

Da quando il Coronavirus è entrato nelle nostre vite abbiamo ascoltato spesso questa frase: “Il Covid19 è come una comune influenza stagionale ma un po’ più forte”. È davvero così? Quali sono le differenze? Quali i punti in comune? Gli esperti ci aiutano a fare chiarezza, mettendo a confronto sintomi, contagio e precauzioni.

Coronavirus e influenza a confronto

Il nuovo Coronavirus è entrato nelle nostre vite sul finire del 2019, ma è letteralmente esploso in Italia negli ultimi giorni. Fin dalla diffusione del Covid19 ( “Co” sta per “Corona”, “Vi” per” virus”, “D” per Disease, ossia “malattia” in inglese, e “19” per l’anno in cui si è manifestato per la prima volta) sono molti quelli che hanno sostenuto che fosse un virus come quello dell’influenza stagionale ma un po’ più forte.

È davvero così? Secondo gli esperti, ci sono sia differenze che punti in comune. Cerchiamo di fare chiarezza. Innanzitutto, il “Covid19 è il virus responsabile dei contagi da nuovo Coronavirus e appartiene alla famiglia di questi ultimi, di cui fanno parte anche molti virus responsabili del raffreddore o di malattie più gravi come la Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS) o la sindrome Respiratoria Mediorientale (MERS)”. Questi sono stati individuati intorno agli anni Sessanta, ma “non hanno però nulla a che fare con i virus dell’influenza”.

A fare queste dichiarazioni è Pierluigi Lopalco, docente di Igiene all’Università di Pisa.

Sintomi influenza vs sintomi Coronavirus

Covid19 e influenza stagionale non sono la stessa cosa, questo è il punto da cui è giusto partire per parlare di sintomi. Questi ultimi, infatti, sono simili ma non identici. Nella classica influenza stagionale febbre alta, tosse e raffreddore sono tipici, ma nel nuovo Coronavirus ci sono difficoltà respiratorie molto più marcate, seguite talvolta da polmoniti gravi.

In comune, invece, c’è un periodo di incubazione che può avvenire anche in una fase “a-sintomatica” o “pre-sintomatica”.

Lopalco ha dichiarato: “Va chiarito che il coronavirus non ha niente a che fare con il virus influenzale. Mentre quest’ultimo è diffuso nella comunità umana, il coronavirus è noto tra i veterinari perché presente tra gli animali. È solo dopo il salto di specie che si è diffuso anche nell’uomo. Esiste anche un’altra differenza: i virus influenzali solitamente causano epidemie, mentre il Covid-19 potrebbe essere responsabile di una pandemia, cioè una diffusione globale. Questo perché i virus influenzali si presentano ogni anno, pur in versione modificata, dunque la popolazione è già parzialmente o totalmente immune. Il nuovo coronavirus, invece, è comparso per la prima volta, nessun essere umano lo ha incontrato prima quindi non ci sono anticorpi.

Pericolosità a confronto

È bene sottolineare che le vie di trasmissione del Covid19 e quelle dell’influenza sono identiche: goccioline di saliva che si disperdono nell’ambiente quando si parla, respira, tossisce e starnutisce. Per quanto riguarda la pericolosità, invece, c’è da dire che la differenza è soprattutto legata al ‘numero’ di contagi. Lopalco ha dichiarato: “La pericolosità del nuovo coronavirus sul singolo individuo non è elevatissima perché nell’80% si riduce a sintomi lievi, solo nel 20% si può sviluppare una polmonite e in ancor meno casi (intorno al 4%) si rende necessaria la terapia intensiva. Il problema, però, è che questi numeri possono diventare importanti perché la popolazione è scoperta. Da qui la necessità di misure di contenimento del contagio, non perché sia altamente letale”. Il nuovo Coronavirus, quindi, è letale soltanto nei casi in cui le condizioni di salute sono già problematiche. Non a caso, ad oggi, il 10% delle vittime aveva già patologie cardiovascolari, diabete (7%) o problemi respiratori (6%).

Stando ai dati pubblicati nel Chinese Journal of Epidemiology (riferiti all’11 febbraio scorso) in Cina non ci sarebbero state vittime al di sotto dei 10 anni di età. Tra i 10 e i 19 anni e fino ai 39 anni il tasso di letalità sarebbe dello 0,2%, che raddoppia invece tra i 40 e i 49 anni (0,4%) e triplica tra i 50 e i 59 anni (0,13%) per arrivare al picco dell’8% negli ultra 70enni e del 14,8% negli over 80. In conclusione, Codiv19 e influenza non sono la stessa cosa. Hanno punti in comune, un po’ come tante malattie, ma dire che il nuovo Coronavirus è una classica influenza stagionale non è corretto. Ovviamente, non c’è da abbandonarsi ad isterie o inutili allarmismi perché i numeri parlano chiaro ed è a quelli che ci dobbiamo attenere.

Scritto da Fabrizia Volponi
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