Cosa fare se il bambino non mangia? Ecco quando preoccuparsi

Il bambino non mangia, cosa fare? Quando preoccuparsi

Cosa fare se il nostro bambino non mangia? Se volete sapere come comportarsi di fronte a questa evenienza, e quando ci sia da preoccuparsi se il piccolo di casa non mangia a dovere, allora questo è di sicuro l’articolo giusto per voi.

Il bambino non mangia, come comportarsi e perché non preoccuparsi

Un’espressione consueta da sentire nei consultori pediatrici è «Il nostro bambino è inappetente». Proviamo a comprendere cos’è in realtà questo stato.

L’inappetenza è una condizione che si manifesta come carenza di fame o come riduzione dell’appetito, e che può presentarsi in qualsiasi momento della vita di un bambino.

I sintomi dell’inappetenza del bambino sono facili da identificare: il piccolo non fa pasti completi, ma piuttosto molti spuntini durante la giornata.

Ciò rende il pranzo e la cena dei momenti di scontro, con gli adulti che cercano di incoraggiare l’appetito del bambino come possono, senza ottenere grandi risultati.

Tuttavia, non c’è sempre ragione di preoccuparsi per l’inappetenza. In alcune situazioni, come durante la dentizione, è normale che un bambino presenti una diminuzione della voglia di mangiare o rifiuti di consumare alcuni alimenti con determinate consistenze.

In questo articolo esamineremo più a fondo le origini della mancanza di appetito e quando è il momento di consultare un pediatra.

Cause della mancanza di appetito mel bambino

Esaminiamo di seguito le ragioni più frequenti che stanno dietro al fenomeno dell’ inappetenza nei bambini:

  • Infiammazioni della cavità orale: dal semplice mal di gola alle fastidiose afte
  • Diarrea e infezioni virali, possono essere tra le cause più comuni di inappetenza, soprattutto nei bambini che frequentano asili nido. Tali situazioni normalmente non hanno una durata prolungata e, durante il periodo, il bambino può continuare la sua alimentazione abituale (la nota “dieta in bianco” è del tutto inutile!).
  • Allergie. Le allergie alle proteine del latte vaccino e all’uovo sono le più comuni ad apparire nei bambini predisposti (già durante lo svezzamento). Tra i sintomi più evidenti, si possono notare un generale stato di malessere che può portare, come già detto, a fasi di inappetenza.
  • Comparsa dei primi denti. Questo processo può portare a brevi periodi di inappetenza che possono variare da un paio di giorni fino a un massimo di dieci. I bambini al di sotto dei 12 mesi sono spesso alle prese con la comparsa dei denti, e in tali momenti possono alternarsi, anche in rapida successione, periodi di inappetenza, irritabilità e leggera insonnia.
  • Nascita di un fratellino, iscrizione all’asilo, trasloco o ritorno della madre al lavoro. Sono cause che hanno a che fare con la sfera psicologica e relazionale. In questi casi è necessario rassicurare il bambino e farlo sentire compreso e ascoltato.

I genitori non dovrebbero preoccuparsi troppo se gli episodi di inappetenza sono di breve durata, ma se si protraessero nel tempo è sempre meglio chiedere il consiglio del pediatra per escludere che ci sia una patologia alla base.

Quali sono le cose che si possono fare per gestire l’inappetenza nei bambini?

Per evitare che si creino circoli viziosi, ci sono diverse possibilità per risolvere l’inappetenza dei bambini. Di seguito sono elencati sei suggerimenti:

  • L’insistenza genera resistenza. In breve, più un adulto è insistente, più il bambino dirà di no. È importante mantenere un’atmosfera serena e calma a tavola, senza alzare la voce o sgridare il piccolo per la mancanza di appetito. Se ciò accade, l’inappetenza potrebbe peggiorare.
  • Mangiare insieme. La convivialità durante i pasti è essenziale. Solo mangiando con un adulto, il bambino può imparare le regole, i comportamenti e i modi di fare della famiglia.
  • Evitare frasi che possono confondere il bambino. «Se finisci tutto il pasto, avrai la cioccolata!»; «Se non mangi tutto, la nonna non ti vuole più bene»; «Coraggio, un boccone per la mamma e uno per il papa». Queste affermazioni rischiano di confondere il piccolo e trasformare il momento del pasto in una lotta. Le abitudini alimentari e i valori si insegnano, piuttosto, con il buon esempio.
  • Non servire al piccolo il cibo già tagliato, sminuzzato o tritato. In questo modo si distrugge l’estetica e si rischia di rendere tutto uguale (ne abbiamo parlato in questo articolo sul taglio sicuro durante lo svezzamento).
  • Non giudicare il bambino, soprattutto davanti ad altri. Etichettarlo come “inappetente” rischia di far sentire al piccolo che il suo comportamento sia sbagliato, e il giudizio dei genitori può causare un senso di colpa.

In quale momento bisogna preoccuparsi per l’inappetenza del bambino?

Se il bambino continua ad avere una perdita di appetito per un periodo prolungato, è necessario contattare un pediatra, soprattutto se inizia a sviluppare un dissenso alimentare.

I genitori possono essere particolarmente preoccupati quando hanno un bambino di età molto piccola che non è ancora in grado di parlare correttamente, e notano che i loro interventi durante i pasti non hanno alcun effetto positivo. In questo caso, l’intervento del pediatra è fondamentale. Se non vi è alcuna causa fisiologica per questo comportamento (il piccolo è sano e non presenta alcuna malattia), potrebbe essere necessario indirizzare la famiglia a uno psicologo e un nutrizionista pediatrico.

Potrebbe essere che l’inappetenza sia un modo di far comprendere ai genitori un disagio.

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Scritto da Sara Lampis

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