Buddismo: origine e storia della dottrina religiosa

Cos'è il buddismo e quali sono i suoi precetti? Cerchiamo di conoscere meglio questa religione o filosofia, così diffusa in Oriente.

Tutti conoscono il buddismo come religione. In realtà, è qualcosa di più di una semplice religione. Qual è l’origine e la storia di questa dottrina religiosa? Quali sono i precetti del buddismo? Vediamo insieme tutte le cose da sapere sul buddismo in questo interessante articolo.

Chi è Budda

Chi è Budda? Noto anche con il nome di Siddhartha Gautama, Budda è il fondatore del buddismo. La parola significa in sanscrito il risvegliato, oppure l’illuminato.

E’ stato un monaco, ma anche filosofo, mistico e asceta indiano. Si stiamo sia nato a Lumbini nel 566 a.C, mentre è morto nel 486 a.C. Si tratta di una delle più importanti figure spirituali e religiose di tutta l’Asia.

Proveniva da una famiglia molto ricca e la sua vita, come vuole la tradizione buddista, sarebbe stata preceduta da innumerevoli rinascite. I buddisti, infatti, credono nella reincarnazione, anche se scandita dalla successione di vite legate tra di loro attraverso la trasmissione degli effetti del karma.

Il Budda è colui che, nel gergo, ha ricevuto l’illuminazione. A 35 anni, dopo ben sette settimane di raccoglimento profondo e mai interrotto, nel mese di maggio, sotto un albero di fico, mentre si trovava lì a gambe incrociate nella nota posizione del loro, a lui arrivò l’illuminazione perfetta.

Meditò una notte intera, fino a raggiungere il Nirvana.

Per i buddisti, il Nirvana è il fine ultimo della vita. Si ottiene grazie alla liberazione del dolore. Non è un qualcosa che viene definito in termini positivi, contrariamente a quello che si pensa, ma negativi.

Il nirvana è, infatti, un qualcosa che va ben al di là del pensiero razionale e del linguaggio. Si può dire ciò che non è, ma non è possibile dire ciò che è.

Dobbiamo, in ogni caso, tenere presente che la dottrina del nirvana può avere diversi significati, a seconda della scuola buddista, del periodo storico e del luogo.

Attraverso la meditazione, acquistò livelli di consapevolezza sempre più potenti. Conobbe, così, le quattro nobili verità e percorse l’Ottuplice sentiero. A quel punto, arrivò la Grande Illuminazione, che lo liberà per sempre dal ciclo della rinascita.

Origine del buddismo

Vediamo adesso qual è l’origine del buddismo. E’ nato come una disciplina spirituale nel VI o V secolo avanti Cristo, mentre è diventato una dottrina filosofica o religione “ateistica” solo in epoca successiva.

Ateistica, in questo caso, non vuol dire negare l’esistenza degli dei, ma il fatto che la devozione ad essi, nonostante sia un qualcosa di positivo, non porta alla liberazione ultima.

E’ nato in India ma, poi, si è sviluppato e diffuso nei secoli successivi nel Sud Est asiatico e anche in Estremo Oriente. Soltanto nel diciannovesimo secolo ha fatto capolino in Occidente.

La parola buddismo significa “insegnamenti di Buddha”, ovvero Siddharta Gautama. E’ una parola che ha origine occidentale, in quanto non esiste nel contesto orientale una parola unica che possa dare un significato a tale disciplina.

Il buddismo si è sviluppato anche in contesti ellenistici e la sua diffusione geografica è stata tale da aver influenzato gran parte del continente asiatico in differenti epoche storiche.

La storia del Buddismo è caratterizzata da numerose correnti di pensiero. Vi sono diverse scuole di pensiero: le più importanti sono la Theravada, la Mahayana e la Vajrayana.

Storia del buddismo

La storia del buddismo, come abbiamo visto, non è univoca. Vediamo le differenze tra le varie correnti di Buddismo. Quello dei Nikaya si basa su una serie di scuole buddiste che sono nate nei primi secoli dopo la morte del Budda.

In questa vi sono dei canoni di insegnamento che non sono riconosciuti da alcuni libri, come il Sutra del loro o il Prajnaparamita sutra.

Il buddismo Mahayana è chiamato anche “Grande Veicolo”. E’ nato con l’intenzione di considerare anche gli insegnamenti che sono riportati nei sutra che abbiamo prima menzionato. Possiamo dire che buona parte del buddismo indiano, a partire dal secondo secolo è stato rappresentato da questo tipo di corrente.

Il buddismo Vajrayana è conosciuto anche come parte del buddismo tantrico ed è chiamato anche Veicolo del Diamante. E’ una controparte buddista di un fenomeno che è molto conosciuto in India, ovvero il Tantrismo. Il tantrismo ha influenzato anche l’induismo.

Si è sviluppato successivamente al Mahayana e lo ha influenzato a partire dal sesto secolo in poi. I centri universitari in India del decimo secolo hanno iniziato a dispensare insegnamenti tantrici. Appartengono a tele categoria le scuole tibetane, ma anche alcune tipo la giapponese Shingon.

Fuori dall’India, ci sono molti tipi di buddismo. Il theravada, ad esempio, è molto diffuso in Birmania, nello Sri Lanka, in Thailandia, Laos e Cambogia.

Il Buddismo cinese, che è all’origine del coreano, giapponese e vietnamita, è un altro tipo di corrente. Da quello giapponese deriva la scuola Zen e la Soka Gakkai, che è una delle scuole buddiste più diffuse in tutto l’Occidente.

Esiste, poi, il buddismo tibetano, del Tibet e Mongolia, ma anticamente anche presente in Cina, Ladakh; Bhutan, Nepal. Il buddismo in Occidente, invece, è presente negli Stati Uniti e in Europa, ma anche in Canada e Australia.

Precetti del buddismo

Il buddismo si articola in diversi precetti morali. Questi sono una porta fondamentale che conduce alla retta via e servono per una pratica meditativa che può portare alla liberazione, attraverso la fine della sofferenza.

Sono stati proposto oltre 2500 anni fa e hanno origine dal considerare ogni cosa interconnessa con tutte le altre. Ogni comportamento umano ha effetti sulla vita di tutti gli esseri viventi.

Vi sono, rispettivamente, cinque precetti che tutti i laici buddisti dovrebbero cercare di seguire. Si tratta dell’astenersi ad una particolare condotta.

Nel dettaglio, astenersi dall’uccidere o nuocere agli esseri viventi, dal rubare, dall’erronea condotta sessuale, dall’uso di eloqui volgari o offensivi, dall’uso di alcool o droghe, che alterano la lucidità mentale.

Otto precetti di un tempio

Vi sono, poi, altri otto precetti che dovrebbero essere seguiti se ci si trova in un tempio. Sono raccomandati a tutti i laici che dicono di essere praticanti buddisti, almeno nei giorni di osservanza. I giorni di osservanza sono quelli di luna piena, luna nuova e i quarti di luna intermedi.

Anche questi consistono nell’astenersi da determinati comportamenti. Vi troviamo l’uccidere, il rubare, qualsiasi genere di condotta sessuale, uso di linguaggio volgare o offensivo, uso di alcol o droghe, astenersi dal mangiare dopo mezzogiorno fino all’alba successiva, astenersi dal cantare, ballare, dall’uso di gioielli, cosmetici o profumi, astenersi dal risposare o dormire su letti alti o troppo grossi.

Vi sono, poi, dieci precetti che devono essere seguiti da novizi, novizie, monaci e monache. Ai precedenti si trova anche l’astenersi dall’accettare oro e argento, cioè valori e denaro in genere.

I precetti sono utili per aderire ai principi dell’ottuplice sentiero, che illustra tre pratiche dell’Etica. Queste sono la retta azione, la retta parola e i retti mezzi di sussistenza.

Da ogni precetto si deve ricavare il rispetto per la vita e la compassione per tutti gli esseri viventi. Dobbiamo, inoltre, mantenerci sani nel corpo e nella mente.

Ogni precetto considera, inoltre, ben tre aspetti. Il primo sta nella consapevolezza della sofferenza che deriva da un comportamento erroneo.Il secondo deriva dalla determinazione ad astenersi da quel tipo di comportamento. Infine, il voto di fare qualcosa di positivo come rimedio alla sofferenza.

Si può coltivare la generosità, proteggere la vita, avere una vita sessuale sana, coltivare rapporti sinceri, parlare con schiettezza e gentilezza, mantenere la chiarezza mentale.

Le quattro nobili verità

Il buddismo si basa, infine, sulle Quattro Nobili Verità, già nominate precedentemente. Quali sono? In primo luogo troviamo la verità del dolore. Il dolore e la sofferenza sono insiti negli umani: dalla nascita alla morte, questi ci accompagnano. A sua volta, il dolore si suddivide in: dolore in quanto tale, dolore per ciò che muta, dolore generato dall’esistenza.

La seconda verità è quella dell’origine del dolore. Questo, infatti, non avviene per caso, ma si trova dentro di noi. Si manifesta in brama di oggetti sensuali, brama di esistere, brama di annullare l’esistenza.

La terza verità è quella della Cessazione del dolore. Per sperimentarla si deve lasciare andare l’attaccamento alle cose e alle persone. Solo così si potrà stare meglio.

Infine, la quarta regola. E’ la Verità della via che porta alla cessazione del dolore. E’ un percorso da attuare per arrivare poi al Nirvana. Queste regole sono il cardine nel messaggio di salvezza dal dolore. Il Budda disse di avere sperimentato ciò in prima persona, attraverso la conoscenza intuitiva.

Attraverso l’esistenza umana si può realizzare la liberazione dal dolore. Questa liberazione si ha quando si riesce ad avere consapevolezza immediata e simultanea di tutte queste verità.

Questo è tutto ciò che dobbiamo conoscere del Buddismo, una filosofia orientale molto conosciuta che, per certi versi, può anche essere considerata una religione. Nel senso restrittivo del termine, infatti, il Buddismo è una religione.

Se, invece, andiamo ad applicare un’interpretazione estensiva del termine, è più giusto chiamarla filosofia o dottrina, anziché religione. Vi sono molti studiosi che avallano l’una o l’altra teoria. Le dottrine, in tale senso, sono molto discordanti.

Scritto da Erika Vettori

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