Aborto, i Paesi dove l’interruzione di gravidanza è ancora illegale

Nonostante l'aborto sia ora permesso in molti paesi, in tanti altri è ancora reputato una pratica illegale.

L’aborto, o interruzione volontaria di gravidanza (IGV) è una pratica ammessa in molti Stati, ma non sono pochi quelli che lo vietano, con anche il rischio per la donna di finire in carcere per avere deciso di abortire. Scopriamo dove l’aborto è ancora illegale.

Aborto illegale: le leggi negli Stati europei

Anche se nella maggior parte degli Stati europei l’aborto è concesso quando la madre non se la senta o non riesca economicamente a provvedere al nascituro, nel caso di rischio di vita della madre o di gravi malformazioni al feto, o anche in caso di gravidanza causata da una violenza sessuale, in alcuni paesi l’aborto è ancora illegale.

In Liechtenstein, ad esempio, l’aborto è illegale e viene punito con il carcere fino a 1 anno per la madre e fino a 3 anni per il medico che lo pratica.

Vi sono però delle eccezioni in cui viene ammesso, vale a dire nel caso in cui la gravidanza rappresenti un rischio per la vita o la salute fisica della donna, o se la gestante ha meno di 14 anni e non è sposata con il padre del nascituro.

A Malta l’aborto viene punito con la reclusione da 18 mesi a 3 anni, mentre a San Marino può comportare una reclusione da 3 a 6 anni, sia per la donna che per il medico che pratica l’operazione.

In entrambi i paesi l’IGV è concessa solo nel caso che la donna rischi di morire.

Aborto illegale: il referendum in Irlanda

L’aborto in Irlanda era inizialmente vietato in tutti i casi eccetto quando servisse per salvare la vita della madre. Con un referendum del 25 maggio 2018, l’aborto era stato poi reso legittimo fino alla dodicesima settimana di gestazione.

A settembre del 2021 c’è stato un nuovo referendum che ha portato all’abrogazione definitiva della legge contro l’aborto, che verrà permesso in ogni caso.

Aborto illegale: la legge in Italia

L’aborto in Italia è stato legalizzato dalla legge del 22 maggio del 1978, che permette alla donna di poter ricorrere alla IVG entro i primi 90 giorni di gestazione per salvare la vita della madre, in presenza di malformazioni del feto o se la gravidanza è stata provocata da una violenza sessuale.

I medici hanno però sempre la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza, tranne nel caso l’aborto sia indispensabile per salvare la vita della gestante.

L’8 agosto 2020 è stata infine introdotta la possibilità di poter ricorrere alla pillola abortiva fino alla nona settimana di gestazione.

Aborto illegale: la situazione nel resto del mondo

La Tunisia e la Turchia sono gli unici Stati islamici in cui l’aborto è permesso anche in casi diversi dal pericolo di vita della donna, previa comunque approvazione dal parte del marito.

In India l’aborto è sempre vietato, anche se viene praticata spesso l’IGV nel caso il feto sia femmina, soprattutto per ragioni economiche.

Anche in Cina viene spesso praticato l’aborto quando il feto è femmina, e con l’approvazione del marito, Le donne single e maggiorenni possono però scegliere di abortire in piena autonomia.

Negli Stati Uniti, anche se in molti Stati è concesso in caso di rischi per la donna o malformazioni del feto, in altri è considerato completamente illegale. In Alabama, ad esempio, è vietato per qualunque motivo, e può portare a 99 anni di reclusione per i medici che lo praticano.

Il paese però più restrittivo è El Salvador, altamente cattolico, dove abortire è vietato anche nel caso di pericolo di morte per la madre, e anche quelle che subiscono un aborto spontaneo rischiano 30 anni di prigione.

Scritto da Gaia Sironi
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