Cos’è la comunità lgbtq: tutto quello che c’è da sapere

La discriminazione è una piaga che affigge, oggi più che mai, la comunità moderna. A questo proposito scopriamo insieme cosa significa la silga LGBTQ.

Lotta che la comunità lgbtq porta avanti da tempo è contro il pregiudizio, la discriminazione e per il raggiunimento della parità dei diritti. La principale associazione italiana è l’Arcigay nata nel lontano 1985 che si batte per gli stereotipi e la disparità nei confronti di questa collettività.
Ma qual’è il significato d questa sigla?

Storia

Negli anni sessanta durante la rivoluzione sessuale, non esisteva una vera e propria terminologia che potesse descrivere una persona omosessuale. Gli uomini spesso venivano etichettati con alcuni termini dispregiativi come “terzo sesso” oppure “sodomiti”.

Solo negli anni settanta negli Stati Uniti d’America prese piede il termine “gay“, comunemente usato anche oggi per gli uomini. Al contario per le donne, scese in campo dai primi anni cinquanta la prima organizzazione lesbica – nata a San Francisco – dapprima come “Daughters of the American Revolution”, successivamente con “Daughters of Republic of Texas” poi con “United Daughters of the Confederacy” ed infine con “Daughters of Bilitis” (termine abbreviato DOB ossia Figlie di Bilitis).

Non tutti sanno infatti che il nome Bilitis, fu preso dall’opera di un poeta francese dell’ottocento Pierre Louys, che aveva come protagonista una poetessa lesbica contemporanea di Saffo (verseggiatrice greca antica che scrisse numerose liriche che alludevano a rapporti di tipo omosessuale con giovani fanciulle), nell’opera dal titolo “Le canzoni di Bilitis”.

Purtoppo l’associazione “Daughters of Bilitis negli anni settanta di divise e i suoi mebri presero strade diverse.

Dal momento che la neceissità di un’associazione che proteggesse i diritti delle donne omosessuali era forte, pochi anni dopo nacque il movimento femminista: sulla stampa dell’epoca provocò molto scalpore, ma nonostante questo le sue partecipanti continuarono a portare avanti la lotta per i propri diritti.

Questo perché mentre per le femministe lesbiche la disparità di ruoli tra uomini e donne erano considerate patriarcali (spesso si rifiutavano di lavorare con gli uomini anche gay e con quest’ultimi, di abbracciare la loro causa), quelle più esistenzialiste, pensavano che il termine “lesbica”, fosse una definizione che stava a significare l’attrazione per una persona dello stesso sesso e che le opinioni sessiste e separatiste delle femministe lesbiche, erano per loro solo una un danno per la causa dei diritti dei gay.

Nel frattempo si erano aggregati al movimento gay e lesbo, anche i bisessuali e transgender i quali erano considerati coloro che cercavano ancora un riconoscimento all’interno di una categoria.

Fu proprio negli anni ottanta, che emersero le fondamentali divergenze tra bisessuali/transgender e gay/lesbiche. Quest’ultimi, infatti, non vedevano di buon occhio i bisessuali (sia uomo, sia donna), i quali, secondo la loro opinione, erano persone che temevano di ammettere la propria omosessualità ossia la propria identità di genere. Stessa cosa accadeva per i transgender che venivano etichettati come “caricature” del movimento gay.

Verso la fine degli anni ottanta, l’abbreviazione lgb, cominciò a sostituire il termine “comunità gay” in aquanto quest’ultima definizione per molti attivisti, con l’andar del tempo, cominciava a non rappresentare più tutti coloro che ne facevano parte. Così negli anni novanta, il termine lgb fu riadattato con l’acronimo lgbt: il termine indica una collettività che si basa sulla diversità delle culture come quella sessuale e d’identità di genere (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), ovverosia non-eterosessuale.

Nel 1996 la sigla, ebbe una nuova leggera trasformazione includendo anche la lettera finale “q” (significato queer): in questo modo venivano inclusi tutti quelli che non si erano (sono) ancora riusciti ad identificare nell’acronimo lgbt ossia colui/colei che si stavano ancora interrogando sulla propria identità sessuale. E’ per questo motivo che oggi la comunità viene chiamata lgbtq.

Comunità lgbtq

Dal 1985 l’associazione lgbtq, opera su tutto il territorio nazionale con migliaia di volontari e attivisti. Il loro intento principale è quello di promuovere campagne, iniziative e programmi per la difesa della comunità lgbtq, oltre ovviamente a diffondere e sostenere la crescita di associazioni a livello locale per iniziative e progetti che possano essere utili in alcuni punti del paese dove la diversità di genere è ancora vista come un tabù.

L’associazione che non è a scopo di lucro, è indipendente da qualsiasi ideologia politica e religiosa. Il finanziamento avviene grazie alle donazioni di privati e dal tesseramento dei soci che vogliono far parte integrante dell’organizzazione. La maggior parte dell’introito, è investito nella realizzazione di attività dove le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer possano essere libere, riconosciute e vedano garantiti i loro diritti umani e civili: dal matrimonio egualitario al riconoscimento della genitorialità; dalla lotta contro ogni tipo di violenza alla discriminazione e violazione dei diritti umani (l’associazione protegge legalmente la comunità lgbtq contro la violenza e la discriminazione); al cambiamento politico, culturale e sociale attraverso campagne di sensibilizzazione ed informazione; contributo alle politiche pubbliche; presenza nei dibattiti pubblici e capacità di aggregazione e mobilitazione.

L’associazione si compone di sessantasette dipartimenti aderenti e comitati locali che si occupano di promuovere sul territorio, i valori dell’associazione.
Per avere ulteriori informazioni si può visitare il sito dell’Arcigay (www.arcigay.it), dove si può trovare tutto ciò che il movimento fa per i diritti della comunità lgbtq: matrimoni nella comunità lgbtq; lotta alla discriminazione; scuola; giovani lgbt; salute e la lotta dell”HIV; identità ed orgoglio.

Scritto da Bruna Mancini
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