“Le cose in comune” di Daniele Silvestri: il testo e il significato

Il testo e il significato del brano "Le cose in comune" di Daniele Silvestri, un connubio perfetto tra musica e parole.

“Le cose in comune” è un brano del 1995 tratto dall’album “Prima di essere un uomo” di Daniele Silvestri. Molto conosciuto e facilmente distinguibile per il fatto di essere fuori dalle righe e inusuale, viene interpretato da Francesca Michielin e Fedez sul palco del teatro Ariston nel festival del 2021, durante la serata dedicata alle cover dei grandi artisti.

Il testo

Le cose che abbiamo in comune sono 4850
Le conto da sempre, da quando mi hai detto
“Ma dai, pure tu sei degli anni ’60?”
Abbiamo due braccia, due mani, due gambe, due piedi
Due orecchie ed un solo cervello
Soltanto lo sguardo non è proprio uguale
Perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello
Le cose che abbiamo in comune
Sono facilissime da individuare
Ci piace la musica ad alto volume
Fin quanto lo stereo la può sopportare
Ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo, le urla di Prince, i Police
Mettiamo un CD prima di addormentarci
E al nostro risveglio deve essere lì
Perché quando io dormo, tu dormi
Quando io parlo, tu parli
Quando io rido, tu ridi
Quando io piango, tu piangi
Quando io dormo, tu dormi
Quando io parlo, tu parli
Quando io rido, tu ridi
Quando io piango, tu ridi
Le cose che abbiamo in comune
Sono così tante che quasi spaventa
Entrambi viviamo da più di vent’anni
Ed entrambi comunque da meno di trenta
Ci piace mangiare, dormire, viaggiare
Ballare, sorridere e fare l’amore
Lo vedi, son tante le cose in comune
Che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore, ma
Allora cos’è
Cosa ti serve ancora
A me è bastata un’ora
“Le cose che abbiamo in comune”
Ricordi, sei tu che prima l’hai detto
Dicevi, “Ma guarda, lo stesso locale
Le stesse patate, lo stesso brachetto”
E ad ogni domanda una nuova conferma
Un identico ritmo di vino e risate
E poi l’emozione di quel primo bacio
Le labbra precise, perfette, incollate
Abbracciarti, studiare il tuo corpo
Vedere che in viso eri già tutta rossa
E intanto scoprire stupito e commosso
Che avevi le mie stesse identiche ossa
Allora ti chiedo, non è sufficiente?
Cos’altro ti serve per essere certa
Con tutte le cose che abbiamo in comune
L’unione fra noi non sarebbe perfetta?
Quando io dormo, tu dormi
Quando io parlo, tu parli
Quando io rido, tu ridi
Quando io piango, tu piangi
Quando io dormo, tu dormi
Quando io parlo, tu parli
Quando io rido, tu ridi
Quando io piango, tu ridi, ma
Allora cos’è
Cosa ti serve ancora
A me è bastata un’ora
A me è bastata un’ora
Le cose che abbiamo in comune sono 4850
Le conto da sempre, da quando mi hai detto
“Ma dai, pure tu sei degli anni ’60?”
Abbiamo due braccia, due mani, due gambe, due piedi
Due orecchie ed un solo cervello
Soltanto lo sguardo non è proprio uguale
Perché il mio è normale, ma il tuo
È troppo bello
Troppo bello
E vai
E vai
Quando io dormo, tu dormi
Quando io parlo, tu parli
Quando io rido, tu ridi
Quando io piango, tu ridi
Troppo bello

“Le cose in comune”: il significato

La peculiarità di questo brano è che l’autore riesce a creare un connubio tra musica e parole: la sua melodia piacevole, coinvolgente – quasi simpatica -, diviene lo sfondo di un testo che, più che cantato, potremmo dire essere quasi “parlato” ma a un ritmo particolare. Ascoltando “Le cose in comune” o leggendone il testo, risulta piuttosto semplice comprenderne il significato.

L’autore, infatti, rivolgendosi alla persona da lui amata, elenca in maniera ironica tutte le caratteristiche da cui i due sono accomunati, concentrandosi in particolar modo su quelle più evidenti e indubbie, a partire dalla descrizione del corpo fino ad atteggiamenti e abitudini (“quando io dormo, tu dormi […]”) e gusti personali che li legano (“Ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo, le urla di Prince, i Police”).

Analizzando più approfonditamente il testo nel suo significato, si riesce a comprendere come Silvestri, con questo brano, voglia comunicare che quando si ama una persona si è in grado di cogliere tutti quei tratti che ci rendono a lei vicini, anche i più prevedibili. Questo brano, inoltre, fa molto riflettere sull’importanza della condivisione, che permette circolazione di idee e partecipazione, elementi alla base di ogni rapporto.

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