Wikileaks e Sabrina Ferilli: “Quanto ce piace chiacchierà…”

Sabrina Ferilli condanna Assange: “Vikilikke? Nun me piace, troppo banale!”. E rispecchia l’opinione dell’uomo della strada (sbagliata!) sul fondatore di Wikileaks che fa tremare i potenti

Vikilikke? Nun me piace, troppo banale!”.

Qualche settimana fa, Sabrina Ferilli faceva impallidire i crudeli giudici svedesi e americani che vogliono incastrare Assange condannando l’inventore di Wikileaks con questo inappellabile verdetto.

“Nun me piace!”.

La simpatica “maître à penser” emetteva la sua impietosa sentenza in stile Sora Cecioni nel corso del programma di Rai3, Parla con me.

C’è poco da scherzare.

L’idea della ruspante opinion leader ,sfornata calda calda sul sofà (beato chi sò fa…) della Dandini in un’amabile conversazione della serie “quanto ce piace chiacchierà, riflette in realtà l’opinione comune sullo zelo eversivo di Assange e soci.

Perchè dunque in Italia il sito che rivela i segreti delle ambasciate è considerato ,in genere, una sciocchezza?

E’ molto strano.

Wikileaks, infatti, illumina il livello informale degli assetti mondiali del Potere.

Quello più vero, la dimensione inesplorata che orienta in modo decisivo le scelte dei governanti sul pianeta in cui viviamo.

Fa luce sull’autentica “stanza dei bottoni”.

Non è poco.

Anzi, è molto!

Lo sa bene Frattini, che di certo non è un estroso passante sul corso principale di Vattelapesca o un amministratore del Monopoli, ma pur sempre un vero ministro degli Esteri.

Per noi comuni cittadini, è interessante conoscere la verità sui rapporti internazionali.

Intuire il retro pensiero di Obama durante un incontro col “grande statista e amico dellla nostra grande America”, Berlusconi.

Sapere che quando il presidente USA stringe la mano all'”amico” Silvio sfoderando il suo smagliante emoticon a 45 denti è consapevole di incontrare “lo statista incapace, festaiolo, depresso, socio di Putin, ecc” descritto dai suoi spioni a Roma.

E dunque, perchè nessun Giornale fa caso in Italia alla “rivoluzione” Wikileaks?

Semplice.

Le rivelazioni sfumate di Assange non sono adatte alla comunicazione sensazionalistica di cui ormai siamo drogati.

Non siamo più capaci di interpretare verità articolate, talora allusive.

Fonti grezze, non ancora tradotte dalle agenzie in scoop intellegibili a chiunque.

Dati che richiedono una certa conoscenza di affari che sconfinano oltre Brembate ed Avetrana.

Disabituati al giornalismo d’inchiesta, all’approfondimento, non riusciamo a legare il backstage mostrato da Assange con la scena ufficiale ostentata dal Tg1 delle 20.

Pensare?

Troppo complicato!

Quando apriamo il giornale e internet, la notizia deve esploderci in faccia. Pur senza ferirci…

Altrimenti non siamo soddisfatti!

Assange, invece, è troppo sofisticato.

Ecco perchè, signora mia, ormai drogati dal giornalismo bombarolo, “Vikilikke nun ce piace pe’ gnente!”.

Scritto da Style24.it Unit
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