La nuova versione cinematografica di Wuthering Heights, firmata da Emerald Fennell e interpretata da Margot Robbie e Jacob Elordi, ha catalizzato l’attenzione per più motivi: dal distintivo make up che caratterizza i personaggi fino alle forti aspettative commerciali. Dietro l’immagine romantica e tormentata che arriva sullo schermo c’è un lavoro di styling che trasforma il blush in elemento narrativo e simbolico, mentre i numeri previsionali pongono il film al centro della finestra festiva del cinema.
Il trucco come linguaggio visivo
Nel film il rossore delle guance non è solo estetica ma una vera e propria scelta di regia: il team di hair & make‑up ha creato quello che viene descritto come il look moorland, pensato per evocare vento, isolamento e intensità emotiva. La designer Siân Miller e i make‑up artist hanno lavorato su texture e gradazioni per ottenere un effetto che somigli a un volto spinto dal vento, dove il brontë blush passa da segno di selvaggia sopravvivenza a simbolo di opulenza nelle fasi successive della storia.
Prodotti e tecniche principali
Tra i prodotti utilizzati per tradurre in make up quella tensione emotiva ci sono nomi riconoscibili: per esempio, l’attrice Alison Oliver indossa un Hybrid Blush in una tonalità baby pink che accentua ingenuità e vulnerabilità del suo personaggio. Sulle star come Margot Robbie, invece, si è puntato su un approccio stratificato: balsami labbra‑guance cremosi mixati tra loro e poi sfumati con pennelli e polveri leggere per ottenere un risultato definito «windswept», ossia soffiato dal vento ma controllato nella resa fotografica.
Il red carpet come prolungamento del film
Il make up visto nelle anteprime e sui tappeti rossi non è stato un semplice esercizio di stile: i makeup artist hanno voluto estendere il racconto visivo al di fuori della pellicola. Per far risaltare il blush senza appesantire lo sguardo, è stata scelta una base trucco sobria, ombretti e mascara minimali e l’applicazione di tonalità miscelate direttamente a mano, seguita da lievi spruzzi di polvere per fissare e attenuare i contorni netti.
Il risultato è una pelle che parla di natura, passione e decadimento.
La simbologia del rossore
Nel montaggio e nella costruzione dei personaggi il rossore diventa metafora: in certe scene indica primitiva energia e contatto con l’ambiente, in altre suggerisce l’accumulo di privilegi e corrotte promesse sociali. Questa doppia funzione trasforma un elemento di bellezza in uno strumento di storytelling, dove il colore e la sua posizione sul volto raccontano più di molte parole.
Numeri al botteghino e il contesto competitivo
Sul fronte commerciale, le previsioni lo collocano come protagonista del weekend festivo, favorito dalla combinazione di una festa dedicata alle coppie e di un giorno festivo che prolunga l’esposizione in sala. Le stime indicano un’apertura solida, alimentata da forti vendite anticipate e disponibilità in formati premium. Il quadro competitivo include titoli per famiglie, thriller e commedie d’azione che contribuiscono a segmentare il pubblico, ma il film di Fennell punta dritto a un target adulto e romantico.
La discussione sul casting di Heathcliff
Accanto agli aspetti estetici e commerciali si è riaccesa la polemica sulla rappresentazione di Heathcliff: il personaggio è descritto nel romanzo come «diverso» e di origine incerta, un elemento narrativo che parla di esclusione sociale. La scelta di Jacob Elordi, attore bianco e noto al grande pubblico, ha sollevato domande su fedeltà letteraria, responsabilità culturale e logiche di mercato. Alcuni commentatori ricordano versioni che in passato hanno fatto scelte diverse, e la discussione si inserisce in un dibattito più ampio sulla rappresentazione etnica nella traduzione cinematografica dei classici.

