Evoluzione Legislativa sulla Violenza Sessuale: Dalla Nozione di Consenso al Concetto di Dissenso

Analisi approfondita del controverso passaggio dal consenso al dissenso nella legislazione sulla violenza sessuale. Esploriamo le implicazioni legali, sociali e psicologiche di questo cambiamento normativo e il suo impatto sulla protezione dei diritti delle vittime.

Il recente cambiamento legislativo in Italia riguardante il reato di violenza sessuale ha suscitato un acceso dibattito pubblico. Dopo l’approvazione di un disegno di legge che introduceva il principio del consenso, il governo ha fatto un clamoroso passo indietro, optando per un’impostazione che privilegia il dissenso. Questa modifica non solo altera la definizione giuridica di violenza sessuale, ma rappresenta anche un arretramento significativo nei diritti delle donne.

Il contesto della riforma

Dopo l’annuncio di novembre, che coincideva con la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, il governo italiano ha rivisitato il disegno di legge precedente. Il nuovo testo, presentato dalla Commissione Giustizia, prevede una modifica fondamentale: la sostituzione della nozione di consenso libero e attuale con quella di volontà contraria. Questo cambiamento implica che le vittime di violenza sessuale dovranno dimostrare di essersi opposte attivamente, spostando il peso della prova sulla vittima anziché sull’aggressore.

Le implicazioni legali del dissenso

Il passaggio al modello del dissenso ha sollevato preoccupazioni tra esperti legali e attivisti. La nuova formulazione, che riconosce il dissenso solo in situazioni di opposizione manifesta, rischia di creare ambiguità nella valutazione dei casi di violenza. Ne deriva che il dissenso deve ora essere dimostrato, mentre il consenso non è più considerato un presupposto essenziale per la definizione di stupro. Questo approccio si discosta da quello adottato da altre nazioni europee, che hanno riconosciuto il consenso come elemento fondamentale per la definizione della violenza sessuale.

Le critiche al nuovo disegno di legge

Critici del disegno di legge, tra cui organizzazioni e movimenti femministi, denunciano l’arretramento culturale che questa riforma rappresenta. Il testo, che modifica l’articolo 609-bis del codice penale, riduce anche le pene per i reati sessuali, contraddicendo l’obiettivo di proteggere le vittime. In particolare, si evidenzia come la nuova normativa non solo indebolisca il principio del consenso, ma legittimi comportamenti che possono incoraggiare la cultura dello stupro.

Il rischio di vittimizzazione secondaria

Un altro aspetto critico riguarda il rischio di vittimizzazione secondaria che le donne potrebbero affrontare all’interno del sistema giudiziario. Con l’introduzione del dissenso come criterio centrale, le vittime potrebbero trovarsi a dover giustificare la propria reazione all’aggressione, affrontando così un processo che mette in discussione la loro credibilità. Ciò potrebbe scoraggiare le denunce e perpetuare un clima di silenzio attorno alla violenza sessuale.

Prospettive future

La modifica del disegno di legge sulla violenza sessuale rappresenta un momento cruciale nella legislazione italiana. L’emergere del dissenso come criterio principale rischia di compromettere i diritti delle donne e di minare le conquiste legislative ottenute negli ultimi anni. È fondamentale che la società civile e i gruppi di attivisti continuino a mobilitarsi per garantire che il consenso rimanga al centro della definizione di violenza sessuale, in linea con le normative europee e con i principi di autodeterminazione e libertà delle donne.

Scritto da Marco Santini