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Buddismo: in cosa credono buddisti “ortodossi”

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In cosa credono i buddisti e quali sono le loro regole? Esistono dei veri e propri comandamenti, chiamati precetti. Scopriamoli.

Il Buddismo può essere considerato una religione, ma anche una filosofia di vita. In che cosa credono i buddisti e quali sono i loro comandamenti? Queste persone, inoltre, credono anche nella reincarnazione.

In che cosa credono i buddisti

Cerchiamo di capire, innanzitutto, in che cosa credono i buddisti. Queste persone credono che lo scopo della vita sia raggiungere l’illuminazione. Gli insegnamenti che seguono sono quelli del Buddha, ovvero il fondatore del movimento, Siddhartha Gautama. Questa persona è nata in India nel 600 a.c.

Egli ebbe una visione e decise, successivamente a ciò, di diventare ascetico. Abbandonò, così, la via terrena del benessere e cercò l’illuminazione attraverso la meditazione.

Piano piano divenne un leader per altri e raggiunse l’illuminazione attraverso proprio la meditazione. Per questo motivo, fu chiamato poi l’Illuminato o il Budda.

Iniziò così ad insegnare ai suoi seguaci. Cinque di essi divennero i suoi primi discepoli.

Le regole di comportamento

Seguire gli insegnamenti riferiti all’illuminazione del Budda rientra nelle regole di comportamento del Buddismo. Il Budda, infatti, ha scoperto che l’illuminazione è solo una via di mezzo. Non si trova, infatti, nel lusso estremo, ma nelle piccole cose. Le regole di comportamento si basano anche su quattro nobili verità.

La prima è che vivere è soffrire. La seconda sta nel fatto che il soffrire deriva da un desidero. La terza regola sta nella sofferenza che termina quando si eliminano le passioni alle quali siamo attaccati. La quarta dice che la sofferenza termina se si percorre un nobile sentiero.

Cos’è il nobile sentiero? Ci vuole una giusta visione, una giusta intenzione, un buon dialogo, giuste azioni, essere un sacerdote, avere impegno verso le cose giuste, la meditazione e la concentrazione.

I comandamenti del Buddismo

Esistono dei comandamenti nel Buddismo? La risposta è sì.

Ci sono cinque precetti che sono la base del codice etico del Buddismo. Questi fanno parte dei precetti buddhisti, ovvero delle regole impartite dal Buddha.

Sono seguite dai buddhisti laici, cioè da coloro che sono discepoli dell’insegnamento di Siddhartha Gautama.

I buddisti mettono in pratica questa etica non appena hanno “preso rifugio” in ciò che viene chiamato “i tre gioielli”. Questi sono il Buddha, il Dharma e il Sangha.

Cosa vuol dire prendere rifugio? Significa accettare il Buddismo. I cinque precetti sono delle regole che lo stesso Siddhartha Gautama ha formulato per rendere la vita meno stressante, in armonia e pace con se stessi ma anche con gli altri, indirizzandola verso il Nirvana.

I precetti sono: impegnarsi ad astenersi dall’uccidere e far del male agli essere viventi.

Astenersi dal rubare e dal prendere il non dato. Astenersi dal far danni con una condotta sessuale irresponsabile.

Impegnarsi ad astenersi dal mentire e dall’offendere, nonché dai pettegolezzi e dalle calunnie. Infine, l’impegnarsi ad astenersi dall’abuso di sostanze inebrianti, ovvero alcol e droghe. Queste, infatti, sono considerate nocive per la persona, in quanto causano negligenza e perdita di coscienza.

La reincarnazione

Nel Buddismo si crede nella reincarnazione, differentemente dalla visione cristiana. Secondo i buddisti, infatti, dopo la morte, l’anima di una persona si va a reincarnare in un’altra. Si tratta di movimenti nello spirito che descrivono una migrazione in altri corpi, che possono essere anche vegetali, animali o minerali.

Le reincarnazioni avverranno fino a che l’anima non si sarà completamente liberata dalla materialità.

Si parla anche di “metemsomatosi”, ovvero il passaggio da un corpo all’altro.

Secondo i buddisti, la reincarnazione però, non è un premio e nemmeno una punizione. Si tratta di una sorta di purificazione dell’anima. L’individuo ha già la sua “punizione” nella vita terrena materiale e, quindi, non ne ha bisogno di altre. Attraverso i meriti accumulati in infinite incarnazioni, l’individuo rientrerà nel “Tutto Divino“, ma perderà così la sua individualità.

Secondo gli insegnamenti buddisti, quando la coscienza abita il corpo riusciamo ad avvertirla. Quando il corpo muore, essa sparisce, anche se non finisce di esistere. Entrerà così in un corpo nuovo. Più che una vera e propria reincarnazione, nel Buddismo è più giusto parlare, quindi, di rinascita.

La legge che regola il ciclo delle rinascite viene chiamato come karma o samsara. E’, inoltre, conosciuto come la legge di causa e di effetto. In pratica, si basa sull’assunto che “l’uomo raccoglie ciò che semina”.

In realtà, si deve considerare che vi sono diverse tradizioni buddiste che hanno posto l’accento sulla possibilità di raggiungere il nirvana in modo istantaneo, in questa vita, o come in un modo molto lento da compiersi in numerose vite.

Ciò dipende dalle differenti culture e società in cui il buddhismo è radicato. Nella reincarnazione credono anche gli induisti, gli ebrei e gli islamici, in modi però del tutto differenti.

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