I fatti sono questi: Save the Children pubblica il rapporto “Stavo solo scherzando” il 24/02/, che documenta l’infiltrazione di atteggiamenti aggressivi e di controllo nelle relazioni tra adolescenti. Secondo fonti ufficiali, molti comportamenti vengono giustificati come scherzi o gesti impulsivi. L’indagine analizza fattori culturali e dinamiche digitali e propone misure educative per prevenire e contrastare la normalizzazione della violenza.
I fatti
Secondo il rapporto, un giovane su quattro dichiara di essere stato vittima di atteggiamenti violenti all’interno di una relazione.
Circa un terzo segnala di essere stato geolocalizzato o controllato dal partner tramite strumenti digitali. La ricerca evidenzia che la violenza relazionale include controllo digitale e manipolazione psicologica. Molti episodi restano non denunciati perché minimizzati come normali o come prova d’affetto.
Tipologie riscontrate
Le forme più ricorrenti comprendono intimidazione verbale, umiliazione pubblica sui social e imposizione di messaggi continui. Sono segnalati episodi di stalking digitale, come la geolocalizzazione non consensuale.
Il rapporto sottolinea che narrazioni che definiscono questi comportamenti scorrettezze giovanili contribuiscono al silenzio delle vittime.
Le conseguenze
La normalizzazione delle condotte aggressive compromette il benessere psicologico degli adolescenti. La mancanza di riconoscimento ostacola la richiesta di aiuto e ritarda interventi tempestivi. I social network amplificano modelli relazionali invasivi. Quando la gelosia estrema viene rappresentata come prova d’affetto, si crea un terreno favorevole alla ripetizione dei comportamenti.
Fattori che favoriscono la diffusione
Il rapporto indica più fattori: cultura pop che romanticizza il possesso, scarsa alfabetizzazione emotiva e sessuale nelle scuole e pervasività dei dispositivi digitali. La carenza di percorsi preventivi strutturati lascia gli adolescenti senza riferimenti chiari su cosa sia un rapporto sano.
Proposte e attuazione
Save the Children propone la campagna #Facciamoloinclasse per introdurre percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità sin dall’infanzia. L’obiettivo è fornire strumenti per riconoscere segnali di abuso, comprendere il consenso e costruire relazioni rispettose.
Le proposte includono formazione per insegnanti e operatori e spazi sicuri per gli adolescenti.
Trasformare le raccomandazioni in pratica
Il rapporto suggerisce progetti pilota nelle scuole, valutazione degli esiti e scaling delle iniziative efficaci. Attività esperienziali, role playing, educazione digitale e moduli sul consenso sono indicate come strumenti utili. La partecipazione attiva dei ragazzi è ritenuta fondamentale per aumentare la rilevanza degli interventi.
La notizia è arrivata alle istituzioni e agli operatori socio-educativi il 24/02/. Secondo fonti ufficiali, la sinergia tra scuole, famiglie e servizi territoriali è essenziale per implementare protocolli di intervento e risposte tempestive.

