La vera storia di Spotify: com’è nato il servizio?

Spotify nasce da un obiettivo ben preciso: eliminare la diffusione di musica scaricata illegalmente e offrire un servizio "freemium" a tutti gli utenti

Spotify è a oggi una delle piattaforme musicali streaming più famose e più utilizzate al mondo. Nato da un’idea di Daniel Ek (co-fondatore e CEO del servizio), Spotify accoglie ogni anno milioni di utenti e fattura cifre decisamente da capogiro.

Qual è la storia che si nasconde dietro la nascita del servizio?

La storia di Spotify: la nascita della piattaforma musicale

Prima dell’avvento di Spotify, la disponibilità musicale online era riservata alla categoria “pirateria”. Nel corso degli anni 2000, infatti, più internet cominciava a diffondersi, più la pirateria musicale diventava elemento all’ordine del giorno.

Il procedimento era molto semplice: grazie ad alcuni programmi come Napster (è solo uno dei tanti esempi), gli utenti avevano la possibilità di scaricare le proprie canzoni preferite senza l’obbligo di acquistare il disco e, di conseguenza, senza pagare i diritti d’autore.

Una strada molto semplice, ma a tutti gli effetti illegale. In realtà, bisogna essere onesti, tale scorciatoia nel 2022 esiste ancora, ma è stata concretamente arginata proprio grazie all’avvento di piattaforme di streaming musicali come Spotify.

La soluzione al problema della pirateria musicale e alle contraddizioni che il panorama della musica mondiale stava vivendo in quel periodo, arrivò a Daniel Ek, un giovane imprenditore svedese appassionato di tecnologia e di musica sin da quando era adolescente (si faceva pagare per realizzare siti web e a soli 16 anni riuscì a guadagnare ingenti somme di denaro).

Arrivato all’età di 23 anni in una condizione decisamente agiata, Ek decide di cambiare tutto e di prendere una via differente, che potesse coniugare musica e tecnologia, le sue passioni più grandi.

Daniel Ek contatta Martin Lorentzon e i due cominciano a ragionare su come si potesse trovare una soluzione per offrire, in modo legale, l’ascolto di musica a chiunque volesse. Dopo anni di impegno e di lavoro, nel 2008 nasce Spotify e un anno dopo, nel 2009, Sean Parker (fondatore di Napster) entrò a fare parte ufficialmente del team di Spotify. Pensate che Parker stanziò 15 milioni di dollari di investimento per fare crescere in fretta la piattaforma musicale; l’idea di potere offrire in modo libero e legale musica a chiunque lo volesse, affascinò moltissimo il fondatore di Napster: un cambio di marcia decisamente importante.

Spotify continua a crescere e per la piattaforma continuano importanti investimenti, tanto da farla arrivare in Europa, in America, in Australia e anche in alcuni paesi dell’Asia.

I guadagni della società derivano dall’incredibile servizio offerto agli utenti, liberi di scegliere di ascoltare musica con pubblicità (limite di ascolti) o di sottoscrivere l’abbonamento premium per avere accesso illimitato a ogni canzone presente in piattaforma. Il modello di business di Spotify è stato apprezzato sin da subito ed è anche una necessità, dato che per mantenere il servizio legale la piattaforma paga gli artisti per potere essere presenti nell’applicazione.

Con il passare degli anni le dinamiche di gestione del sito sono migliorate sempre di più, fino ad arrivare a pagare gli artisti in base alle volte che vengono ascoltati: dal 2008 gli artisti e le artiste hanno ricevuto circa 3 miliardi di dollari da Spotify, un risultato incredibile!

Spotify continua a essere una delle piattaforme streaming di musica più utilizzate al mondo; tutto è organizzato nei minimi dettagli e tutto è fatto secondo le regole e rispettando utenti e artisti: Daniel Ek ha coronato il suo sogno più grande e il mondo intero, a oggi, può solo che ringraziarlo.

Scritto da Marta Mancosu
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