Il naufragio all’Isola del Giglio frutto di una scommessa e comunque di una sbruffonata. Perchè è folle lanciare a tutta birra in un corridoio di 60 metri una nave larga 35: una rotta mai seguita nei precedenti “inchini”…
E se nel naufragio della Costa Concordia ci fosse una scommessa da sbruffoni di mezzo?
E’ un’ipotesi non campata in aria. Perchè altre congetture “ragionevoli” sulle scelte di Francesco Schettino sono ben più cervellotiche: non puoi cercare ragionevolezza nella pazzia di lanciare a tutta birra in un budello di 60 metri una nave di 35!
Ecco dunque la tesi che mi suggeriva la cronaca.
Dalla ricostruzione di Oscar Giannino, che oltre ad essere esperto di economia è ferrato in percorsi marini, Schettino segue una rotta folle, facendo passare a tutta velocità un transatlantico largo circa 35 metri in un corridoio di una sessantina.
E lui sa bene che quel corridoio è di 60 metri!
Quindi il problema non è l'”inchino”, ovvero la tradizione del saluto all’Isola del Giglio passando vicino la costa.
L’inchino si fa dappertutto, da Venezia in giù.
No, è assurda la rotta “inedita” inaugurata da costui. E non contestata da nessuno degli ufficiali di plancia.
L’inchino al Giglio si è fatto tante volte a bassa velocità e seguendo una diversa traiettoria, ben sicura.
Una rotta che addirittura la scorsa estate è stata concordata coi superiori della Compagnia Costa e della Capitaneria.
Immagino la scena: “scommettiamo che la faccio passare a tutta birra lì in mezzo?”.
Un po’ come io a sedici scommettevo coi miei amici di fare testacoda con la macchina di papà: ma avevo 16 anni e eventualmente mi ammazzavo solo io!
Non c’è altro senso perché Schettino segua quella rotta senza che nessuno lo contesti: o scommettevano o erano tutti ‘mbriachi!
Schettino, per di più, dimostra di essere un pilota di classe nell’unica cosa sensata che fa, la manovra di inversione della rotta in direzione terra per adagiare la nave sullo scoglio e salvare il salvabile.
Possiede dunque l’abilità per fare manovre opportune da fuoriclasse, perché non potrebbe averla usata anche per fare lo sbruffone?
E’ un’ipotesi, non sapremo mai se era ubriaco.
L’unica certezza è che piangiamo tante vittime e che l’Italia rimedia una figuraccia.
Compensata per fortuna dal Capitano De Falco, mito della rete col suo perentorio, “Salga a bordo, cazzo!”.
Schettino, personaggio degno di un film di Alberto Sordi, nega di aver abbandonato la nave con una scusa ridicola e all’altezza di tanta irresponsabile follia: “Sono scivolato su una scialuppa!”
