G’Day con Geppi Cucciari, il “momento Warhol” e le opinioni a pagamento

G’ Day, il preserale di La7, non m’acchiappa. Spiace dirlo, perchŠ ero bendisposto verso il programma… solo che non mi convince al 100%. Innanzitutto, la durata: un quarto d’ora Š un tempo davvero stringato e costringe la conduttrice, Geppi Cucciari, a saltare da un argomento all’altro ed a parlare a manetta.

Dico sul serio, in certi momenti Š tambureggiante. Mi rendo conto che andare in diretta tutte le sere non sia facile, e che essere arguti e spiritosi in ogni occasione lo sia ancora meno, ma proprio per questo mi chiedo se sia il caso d’affidare il lancio del Tg di Mentana ad un prodotto cos sperimentale.

Non che sia brutto a priori, ma a quell’ora e con quei ritmi serrati corre il rischio di diventare uno show poco digeribile: quando la gente torna a casa la sera e si mette a tavola, forse preferisce qualcosa di meno frenetico e pi— semplice.

Con Geppi non trovi il brodino pronto dei rilassati quiz di Gerry Scotti o Carlo Conti. Geppi va seguita con una certa attenzione, perchŠ se perdi mezza parola ti sfugge la battuta. Le concederei pi— tempo, almeno (30 minuti invece che 15, per dire).

Probabilmente si tratta solo di trovare la formula giusta. Ci sono elementi interessanti, a mio avviso qualitativamente vicini ad un – buon – prodotto di seconda serata. L’intervista in frigorifero ed i titoli che scimmiottano quelli dei tigg, ad esempio, sono idee simpatiche, anche se a volte paiono un po’ improvvisate.

Eliminerei invece lo spazio riservato alle telefonate di sette secondi, che trovo piuttosto raffazzonato ed inserito a forza per consentire l’ormai imprescindibile “momento Warhol” (in cui la gente comune diventa protagonista). Molte chiamate si riferiscono a fatti personali, di cui a ben pochi frega qualcosa, mentre altre, semplicemente, non fanno ridere. Danno l’idea dei commentini che appaiono sulle bacheche di Facebook, dove un sacco di persone s’affannano a lasciar traccia di ogni loro pensiero. Roba che leggi e ti vien da pensare “ah, hai mangiato il gelato, stasera… embŠ, e quindi?“.

Quel che tuttavia ho *meno* gradito di G’ Day Š senz’altro la Grandomanda, cioŠ il sondaggio. FinchŠ Geppi lo proponeva come boutade a Victor Victoria poteva anche funzionare, in fondo non ci perdevamo niente e magari ci guadagnavamo un sorriso; ma quando ti partono col battage pubblicitario e ti domandano di esprimere il tuo parere tramite SMS – con un costo, quindi – su un questo di nessun valore, allora no. Mi rifiuto. E’ che non se ne capisce l’utilit…: dovrei spendere soldi per partecipare ad un sondaggino in cui mi viene chiesto se “sto pi— su Facebook o sulla mia partner“? Ma no, dai. Ho capito che dovrebbe essere ironico, e fosse gratis magari lo sarebbe, ma in tempo di crisi non mi metto certo a pagare per esprimere un’opinione su una gag, non scherziamo.

Scritto da Style24.it Unit
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