I dati segnalano un cambiamento nei comportamenti affettivi degli adolescenti. Crescono pratiche che trasformano il corteggiamento in controllo, con effetti sulla salute mentale e sulla privacy. Organizzazioni come Save the Children denunciano che molte forme di violenza vengono reinterpretate come dimostrazioni d’affetto, aumentando il rischio di normalizzazione di comportamenti abusivi.
Modi di abuso affettivo tra adolescenti
Si osservano dinamiche come il love bombing, ossia l’eccesso di attenzione per ottenere dipendenza emotiva.
In molti casi la strategia include controllo dei contatti, gelosie ripetute e sorveglianza digitale. I dati raccolti dalle organizzazioni specializzate mostrano che questi comportamenti incidono su ansia, isolamento e autostima degli under 18.
Rischi legati a tecnologie e intelligenza artificiale
L’evoluzione digitale introduce nuovi strumenti di pressione. Chatbot che assumono funzioni emotive possono sostituire relazioni reali. Inoltre, i deepfake vengono sfruttati come forma di ricatto e manipolazione. L’uso improprio di tecnologie aumenta la vulnerabilità degli adolescenti, specialmente in assenza di competenze digitali adeguate.
Educazione, prevenzione e regolamentazione
Il dibattito pubblico si concentra su tre fronti: educazione emotiva e digitale, interventi preventivi nelle scuole e regolamentazione delle piattaforme. Giulia Romano, ex Google Ads specialist, sottolinea che il marketing oggi è una scienza e che le strategie persuasive online richiedono misure misurabili per tutelare i minori. I dati ci raccontano una storia interessante: misure formative e policy trasparenti sono necessarie per ridurre i rischi.
Restano aperti sviluppi normativi e iniziative educative volte a monitorare l’impatto delle tecnologie sulla vita affettiva degli adolescenti e a promuovere strumenti di tutela.
Come si manifesta la violenza tra i giovani
I dati raccontano una storia interessante: le relazioni tra adolescenti includono forme sia fisiche sia psicologiche di violenza, spesso non riconosciute. Questa dinamica si osserva nei contesti scolastici e online, dove la convivenza di affetto e controllo produce conseguenze sulla salute mentale.
Secondo il rapporto Stavo solo scherzando di Save the Children, un adolescente su quattro dichiara di aver subito aggressioni fisiche all’interno di una relazione.
Più diffuse risultano le pratiche digitali invasive: il 33% dei giovani riferisce di essere geolocalizzato/a dal partner e una quota rilevante condivide password personali come prova di fiducia. Questi comportamenti evidenziano un cedimento della privacy e la normalizzazione del controllo come gesto affettivo.
Il fenomeno del love bombing
Dopo la normalizzazione del controllo come gesto affettivo, emergono forme di manipolazione affettiva più strutturate. Il love bombing consiste in un avvio di relazione caratterizzato da attenzioni molto intense e regali ripetuti. Tale strategia mira a instaurare una dipendenza emotiva nella vittima.
Successivamente alla fase di idealizzazione, spesso si osserva una svalutazione del partner e l’uso del gaslighting, ovvero la manipolazione che induce dubbi sulle proprie percezioni. Questi meccanismi aumentano i livelli di stress e, in casi prolungati, possono contribuire all’insorgenza di sintomi associati al C-PTSD. Studi clinici indicano che la ripetizione di tali dinamiche influisce sulla regolazione emotiva e sulla fiducia nelle relazioni.
Lo spazio onlife e le nuove vulnerabilità
A seguito degli studi clinici sulla regolazione emotiva, emergono rischi specifici legati allo spazio definito onlife. Questo contesto ibrido amplifica la continuità dei contatti e riduce le barriere temporali tra vita privata e digitale.
Smartphone e piattaforme di messaggistica mantengono le relazioni attive 24 ore su 24. Tale pervasività facilita forme di sorveglianza e pressione emotiva. La pratica della geolocalizzazione imposta e le richieste di accesso ad account personali sono ormai frequenti negli episodi di controllo affettivo.
Queste dinamiche compromettono la fiducia nelle relazioni e la capacità di autoregolazione emotiva, secondo i dati clinici citati. I rischi si estendono anche alla condivisione involontaria di informazioni sensibili e all’uso coercitivo di contenuti digitali.
I dati ci raccontano una storia interessante: la protezione digitale e l’alfabetizzazione sui diritti digitali diventano elementi centrali per contrastare comportamenti di controllo. Nei prossimi sviluppi si attende un rafforzamento delle misure di tutela e interventi formativi mirati.
Deepfake, nudifying e tutele legali
I dati raccontano una storia interessante sulla risposta normativa e istituzionale ai nuovi abusi digitali. Dopo l’introduzione dell’articolo 612‑quater del Codice Penale con la Legge 132/2026, lo Stato ha indicato la volontà di perseguire l’uso di immagini manipolate a fini di ricatto o danno.
La disposizione copre anche i casi che coinvolgono minorenni e si affianca a misure preventive e informative. In particolare, le campagne della Polizia di Stato richiamano l’attenzione sui rischi psicologici e sociali associati a pratiche note come nudifying e all’uso di deepfake.
Sul piano operativo sono previsti interventi formativi e collaborazioni tra forze dell’ordine, scuole e piattaforme digitali. Nei prossimi sviluppi si attende un rafforzamento delle misure di tutela e l’implementazione di percorsi di educazione digitale specifici per fasce vulnerabili.
Intelligenza artificiale e il rischio di relazioni artificiali
Il ricorso ai chatbot da parte dei minori rappresenta un rischio emergente per la salute mentale e le relazioni sociali. Il XVI Atlante di Save the Children documenta che il 92,5% degli adolescenti ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, con oltre il 30% di utilizzo quotidiano.
Circa il 42% dei giovani tra i 15 e i 19 anni che ha interagito con chatbot li ha impiegati anche per chiedere aiuto in momenti di difficoltà emotiva. Tale comportamento può favorire la trasformazione delle macchine in simulacri relazionali, potenzialmente sostitutivi di reti di sostegno umane consolidate.
Secondo Giulia Romano, ex Google Ads specialist, i dati raccontano una storia interessante sulla necessità di integrare misure preventive. Le scuole e i servizi sociali devono predisporre percorsi di educazione digitale mirati alle fasce più vulnerabili e protocolli per l’invio a servizi di salute mentale qualificati quando emergono segnali di rischio.
Le autorità competenti sono chiamate a definire linee guida condivise per l’uso sicuro degli strumenti di intelligenza artificiale tra i minori e per il monitoraggio degli impatti psicologici.
I dati raccontano una storia interessante sulla vulnerabilità dei minori nell’interazione con assistenti virtuali. Per rispondere a questi rischi, è stata presentata una proposta di legge che prevede la verifica dell’età degli interlocutori AI e limiti alla conservazione delle conversazioni.
La norma propone, tra l’altro, che le chat con minori che comportano coinvolgimento emotivo non siano memorizzate oltre cinque giorni. L’obiettivo è ridurre la continuità relazionale che può favorire la formazione di legami affettivi artificiali e limitare l’accumulo di dati sensibili.
Uso emotivo dell’AI tra i più giovani
Rilevazioni, tra cui quelle della Fondazione Carolina, indicano che l’uso emotivo dell’AI è diffuso, soprattutto tra gli under 15. I ragazzi ricorrono ai chatbot per sfogarsi, confidarsi o cercare una presenza digitale costante.
Gli esperti avvertono che questa tendenza può favorire l’isolamento dalle relazioni reali e influire sul benessere psicologico a medio e lungo termine. Le proposte legislative intendono quindi introdurre misure preventive e strumenti di monitoraggio per valutare l’impatto psicologico delle interazioni digitali.
Prevenzione: scuola, famiglia e politiche pubbliche
In continuità con le proposte legislative citate in precedenza, le fonti istituzionali indicano la necessità di misure preventive e strumenti di monitoraggio per valutare l’impatto psicologico delle interazioni digitali. Secondo gli esperti, l’approccio deve essere multilivello e includere interventi sistematici a scuola, supporto familiare e norme pubbliche chiare.
I dati ci raccontano una storia interessante sulla distanza tra conoscenza teorica del consenso e comportamenti quotidiani dei minori, osservano gli analisti. Per questo motivo diverse organizzazioni sollecitano percorsi di educazione affettiva e sessuale fin dall’infanzia, insieme a programmi di alfabetizzazione digitale rivolti a studenti, docenti e genitori.
Le proposte prevedono anche formazione specializzata per gli insegnanti e risorse di supporto psicologico per le scuole. Gli esperti sottolineano l’importanza di regole chiare sull’uso della tecnologia e di protocolli di intervento per casi di controllo o abuso nelle relazioni giovanili.
La sfida rimane duplice: decostruire la normalizzazione del controllo nelle relazioni e aggiornare strumenti normativi e tecnologici per tutelare i più fragili. Gli sviluppi normativi e l’attivazione di reti locali tra istituzioni, scuola e famiglia rappresentano il passo successivo atteso per tradurre le raccomandazioni in pratiche operative.

