The American in dvd: George Clooney killer silenzioso nascosto in Abruzzo

Dopo essere uscito un paio di settimane fa senza troppi clamori, mi sono accorto della sua esistenza come tutti i comuni mortali, ovverosia in uno scaffale di un grande centro commerciale: ho quindi così potuto recuperare il dvd di The American, il film ambientato e girato in alcuni paesini della provincia dell’Aquila, fortemente voluto da George Clooney (protagonista della pellicola) proprio per aiutare l’Abruzzo dopo il terremoto scatenatosi ormai due anni or sono.

A dirigere la pellicola era stato chiamato il fotografo e regista olandese Anton Corbijn, già responsabile di Control, il biopic dedicato a Ian Curtis, il defunto e celebratissimo cantante dei Joy Division. Tra gli attori italiani coinvolti nell’opera si segnalano la discinta Violante Placido (poco o per nulla vestita per quasi tutta la durata del film), nel ruolo di una prostituta che si innamora di Clooney, il caratterista Paolo Bonacelli, l’amico prete del protagonista, e Filippo Timi, in una particina da meccanico scorbutico ma leale.

Il film presenta la classica storia del killer che si rifugia in un paese sperduto dopo un incarico finito male, sopratutto per evitare le rappresaglie della parte avversa: ricorda molto in questo senso In Bruges – La coscienza dell’assassino, anche se messa in scena, toni e finalità sono piuttosto diversi. Il personaggio di Clooney infatti, chiamato Jack o Edward a seconda delle situazioni, cerca di mantenere un profilo basso per tutta la prima parte del film, girando pacificamente per le stradine del paese, fotografate in maniera molto suggestiva (non a caso – forse come vezzo del regista o forse la caratteristica era già presente nel romanzo all’origine della pellicola – il killer si finge un fotografo alle prese con un libro sull’arte italiana); tuttavia viene poi incaricato, come ultima missione, di costruire un’arma per un assassinio.

Le cose ovviamente non andranno come previsto e Jack/Edward si troverà a dover fare i conti con le responsabilità derivanti dalle sue azioni criminali, o meglio dai suoi peccati, come afferma il padre confessore con cui ha stretto amicizia. Anche la storia d’amore con la prostituta Clara sarà venata da sospetti, come prova dell’impossibilità per un assassino di vivere una vita serena.

I tempi scelti per raccontare questa storia sono estremamente dilatati, a volte ai limiti dell’insopportabilità, ma con una ragione precisa: da una parte riflettono la natura meditativa e dolente del killer, in attesa di qualcosa (morte, redenzione o semplicemente una nuova vita) come un personaggio beckettiano; dall’altra questa lentezza fa il paio con l’estrema attenzione per la descrizione analitica, quasi tecnica, delle vicende (le sequenze della costruzione dell’arma e della difesa contro i killer nemici sono molto puntuali, e ricordano il duello silenzioso tra i due antagonisti di Non è un paese per vecchi). Questa caratteristica, assieme ai personaggi silenziosi, alla scenografia maestosa composta dalle rocce abruzzesi, e ad una sceneggiatura quasi priva di eventi, concorrono a creare un’atmosfera raccolta, intima e riflessiva.

C’è da considerare che il film non arriva mai ad un’esplicitazione diretta del proprio senso, ma vive solo di suggestioni piuttosto effimere: il sospetto è quindi che questa cura per l’aspetto formale nasconda, e cerchi di mascherare, una povertà di contenuti non da poco.

Secondo il mio modesto parere il gioco vale la candela, perché in ogni caso si tratta di un film ben diretto, discretamente interpretato dai protagonisti (George Clooney ha recitato molto meglio in altre occasioni, ma anche molto peggio, e Violante Placido non è ancora un’attrice completa) e non privo di fascino derivante dall’ambientazione inusuale. Certo, se non si ha pazienza ci si potrebbe irritare, ma la pazienza alla fine è ben ricompensata.

Scritto da Style24.it Unit
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