Stefano Accorsi: il figlio Orlando fa il cameriere e la paternità spiegata dall’attore

Stefano Accorsi racconta come il primogenito Orlando concili studio e lavoro come cameriere a Parigi e riflette sui periodi di successo e crisi della sua carriera

Stefano Accorsi apre uno scorcio sulla sua vita privata raccontando scelte, difficoltà e priorità: il lavoro come bussola, la paura di scomparire dal circuito artistico e la volontà di trasmettere ai figli una vera autonomia economica. Più che enunciare princìpi, parla di scelte pratiche nate dall’esperienza.

Il percorso: successi, smarrimenti e ritorni
Accorsi ripercorre gli alti che lo hanno reso familiare al pubblico e i momenti di incertezza che lo hanno colto quando si è sentito meno chiamato.

Quel senso di perdita non lo ha bloccato: lo ha spinto a rimettersi in gioco, sperimentando percorsi nuovi e diversificando la propria attività tra cinema e teatro. L’obiettivo non era solo rimanere visibile, ma costruire una carriera solida e variegata, capace di dialogare tanto con il grande pubblico quanto con proposte più sperimentali.

La parentesi parigina e la necessità di reinventarsi
Durante la lunga parentesi a Parigi, accanto a Laetitia Casta, Accorsi ha vissuto notti d’ansia per un futuro professionale incerto, segnato da offerte meno frequenti.

Invece di chiudersi, ha deciso di inventarsi progetti autonomi e di cercare nuove strade creative per riguadagnare terreno. Quella fase mette in luce una qualità pratica: quando il mercato vacilla, la risposta è lavorare sulla propria versatilità e sui progetti che si possono costruire attorno al proprio mestiere.

La famiglia come laboratorio di valori
La paternità per Accorsi è una responsabilità concreta. Padre di quattro figli — due con Laetitia Casta e due con la moglie Bianca Vitali — racconta il lavoro giovanile come strumento educativo.

Il primogenito, Orlando, studia all’università e lavora come cameriere a Parigi: per il padre, quel mestiere quotidiano insegna rispetto per il denaro, senso pratico e responsabilità. Accorsi non crede nell’idea di proteggere i figli con risorse illimitate; preferisce che imparino a gestirsi fin da giovani.

Un metodo semplice e concreto
Le esperienze umili che ha vissuto da ragazzo — il lavoro come bagnino, per esempio — rimangono per lui esempi più efficaci di mille discorsi.

Quella “scuola di vita” ha formato il suo atteggiamento verso il lavoro: niente automatismi, ma fatica quotidiana e regole. Anche la moglie gioca un ruolo chiave: laureata e organizzata, ha introdotto routine e regole che hanno favorito autonomia e ordine in casa. La coppia sembra aver scelto la responsabilità condivisa come bussola educativa.

Immagine pubblica e proattività
Accorsi riflette anche sul rapporto tra fama e lavoro. I grandi successi lo hanno reso un sex symbol, ma gli hanno anche insegnato quanto sia fragile l’immagine pubblica. Da quella consapevolezza è nata una strategia pratica: non aspettare le offerte, ma creare occasioni — serie originali, progetti teatrali, produzioni diverse — per restare presente e dare continuità alla carriera. Diversificare è diventato, per lui, sinonimo di sopravvivenza professionale.

Ironia, realismo e una lezione da lasciare ai figli
Il suo tono oscilla tra ironia e pragmatismo: ride dei momenti di onnipotenza passata, ma riconosce la delusione che segue quando le luci si spengono. Da questa mescolanza nasce l’insegnamento che vuole trasmettere ai figli: costanza, capacità di reinventarsi e rispetto per il lavoro quotidiano. Far svolgere incarichi concreti — anche piccoli, come servire ai tavoli — è parte di un progetto educativo che punta a formare adulti autonomi e consapevoli.

In fondo, il racconto di Accorsi è semplice e diretto: la carriera si costruisce giorno dopo giorno, la famiglia richiede scelte pratiche e l’autonomia si insegna con l’esempio. Non con le parole, ma con le azioni di ogni giorno.

Scritto da Francesca Neri