marina la rosa, dalla casa del grande fratello alla professione di psicologa: un nuovo capitolo

dalla ribalta televisiva alla professione di psicologa: Marina La Rosa racconta il dolore per la separazione, il rapporto con i genitori e la lenta ricostruzione personale

Marina La Rosa, volto noto al grande pubblico dalla prima edizione del Grande Fratello, ha scelto di raccontarsi di nuovo: l’intervista del 14 febbraio ha toccato aspetti intimi e professionali, svelando come eventi personali l’abbiano spinta a iscriversi all’albo degli psicologi.

Dalla fragilità alla scelta di studiare la mente Nel suo racconto emergono episodi di grande fragilità: perdita di peso, attacchi di panico, momenti in cui tutto sembrava crollare. Quella fragilità, però, non è rimasta solo un’esperienza privata.

Dopo un periodo di terapia individuale, Marina ha deciso di tradurre il proprio percorso di cura in formazione accademica e pratica clinica. Prima la terapia, poi lo studio: un ordine che le ha dato una prospettiva particolare, fatta di conoscenza teorica e di esperienza vissuta sul campo.

Usare la propria storia come strumento di lavoro Marina spiega di saper riconoscere dinamiche emotive che molti pazienti vivono, proprio perché le ha sperimentate su di sé.

In studio non si limita a raccontare la sua storia: costruisce percorsi terapeutici calibrati, supervisione alla mano, per sostenere chi attraversa situazioni simili. Questa scelta richiede disciplina, confini chiari e confronto con colleghi, elementi che lei sottolinea come imprescindibili per non trasformare la propria esperienza personale in semplice narrazione.

La fine del matrimonio: un lutto da cui ripartire La separazione dal marito Guido è stata per Marina una vera perdita. Ha parlato di dolore profondo, fino a sintomi fisici e psicologici marcati: peso ridotto a 47 chili, episodi di ansia e panico.

Racconta di aver dovuto prendere le distanze per salvaguardare la salute, una decisione difficile ma, a suo avviso, necessaria per ritrovare equilibrio.

Fama, occhi addosso e isolamento La notorietà non ha aiutato. Soprannomi ingombranti come “gatta morta”, l’assalto dei media e la presenza di guardie del corpo hanno reso ogni gesto più complicato, alimentando senso di esposizione e isolamento. Marina evidenzia quanto la pressione pubblica possa aggravare disturbi d’ansia e complicare la vita quotidiana: da questo punto di vista ribadisce l’importanza di percorsi di supporto pensati per chi vive sotto i riflettori.

Radici familiari e lo sguardo verso il domani I rapporti con i genitori affiorano come un filo che attraversa tutta la sua storia. La madre, con scelte difficili e una presenza spesso distante, e un padre segnato da assenza emotiva: elementi che hanno lasciato tracce profonde e che, al tempo stesso, l’hanno spinta a voler capire e aiutare gli altri. Queste memorie non sono solo passato, ma motore del suo impegno professionale.

E la vita affettiva? Con prudente curiosità A livello personale, Marina non chiude la porta all’amore. Spinta dall’amica Anna Pettinelli, ha provato qualche appuntamento tramite siti di incontri: incontri leggeri, caffè, niente forzature. La sua posizione è di curiosità prudente: aperta a costruire una nuova quotidianità, ma con i piedi per terra. Nel frattempo prosegue l’attività come psicologa, cercando di coniugare la visibilità pubblica con un lavoro che mette al centro la tutela della persona.

In breve, l’intervista mostra una donna che ha trasformato il proprio vissuto in scelta professionale consapevole: non una sconfitta, ma un nuovo modo di mettere a frutto le ferite per offrire ascolto e strumenti a chi soffre.

Scritto da Giulia Romano

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