La Nazionale ed il fallimento del “Lippismo”: quando omologazione fa rima con mediocrit…

Domanda: cosa mi ha fatto detestare questa squadra, e cosa mi farà tornare a tifare gli Azzurri una volta insediatosi Prandelli?
Risposta: il Lippismo.

Cos'è il Lippismo? La filosofia alla base dell'ultimo Marcello Lippi, ovvero l'Aureo Campione del Mondo, quello che vive le domande come affronti personali, che respira supponenza e mangia pane e prosopopea, che abita nell'alto castello delle sue convinzioni e non scende mai tra i comuni mortali.

Per Lippismo intendo anche il balordo modus operandi che ha portato alle convocazioni per i Mondiali in Sudafrica. Quel circondarsi di pochi, spossati fedelissimi più un mucchio di gregari e di anonimi yes-man, di giocatori-automi, proni e soporiferi, che non alzano la voce e non creano problemi, che mangiano in fila, dormono in fila e probabilmente defecano anche in fila.

La cosa mi ha ricordato quel che spesso accade in tv, trattata sempre più come feudo privato di alcuni individui, ed in cui si privilegia il cieco conformismo rispetto al merito ed al talento.

Convocando marionette come Pepe e Iaquinta in luogo di eccentrici attaccabrighe come Cassano, Miccoli o Balotelli, Lippi s'è fregato con le sue mani. Nel momento di difficoltà, infatti, il modesto pedatore / yes-man rimane al palo, ti fissa con sguardo bovino e se la fa nei pantaloni. L'estroso, invece, prende palla e tenta la giocata spavalda, col risultato che a volte la magia non riesce, ma quando riesce, diamine, ti porti a casa la partita.

Come in tv, del resto: senza il colpo di genio, l'originalità, la creatività, tutto si riduce ad un pastone informe, ad un orrido piattume che fossilizza l'animo e la mente.

Presumo che Lippi abbia fatto confusione: nel calcio, come nella tv di qualità (e, più in generale, nella vita), ci vuole disciplina, sì, ma anche inventiva e coraggio, non solo paraculismo e squallida omologazione. C'è un mondo di differenza: le prime le possiede il campione, mentre le seconde sono prerogativa dei pusillanimi. Attorniarsi di mediocri per non avere problemi, come ha fatto il CT viareggino, dimostra una volta di più perchè il calcio vive grazie ai fuoriclasse e non ai raccomandati. Se quando le cose girano male, infatti, nessuno ha il coraggio di aprir bocca (perchè ci son figli e figliastri) e nessuno può mai contestare niente (per paura di far incazzare la claque pro-Lippi), beh, poi si rischia d'arrivare ultimi in un girone con la Nuova Zelanda e la Slovacchia, ed i sorrisetti strafottenti in conferenza stampa (vero, Cannavaro?), si finisce a farli anzitempo a Dubai.

Scritto da Style24.it Unit
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