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Negli ultimi mesi, il tema del consenso in relazione alla violenza sessuale ha generato un acceso dibattito in Italia. Inizialmente, si era registrato un consenso bipartisan per l’inserimento del principio di consenso libero e attuale nel codice penale. Tuttavia, il governo ha successivamente fatto un passo indietro, proponendo un nuovo approccio basato sul dissenso. Questa evoluzione normativa ha sollevato preoccupazioni riguardo alla tutela delle vittime e alla definizione stessa di violenza sessuale.
Il contesto della proposta di legge
Il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, era prevista la discussione di una proposta di legge che avrebbe introdotto il concetto di consenso esplicito. Tuttavia, prima dell’inizio dei lavori, la maggioranza ha deciso di rinviare la votazione, esprimendo la necessità di ulteriori approfondimenti. Questo rinvio ha creato confusione e ha messo in discussione l’impegno politico iniziale.
Il passaggio dal consenso al dissenso
Il nuovo testo, presentato dalla senatrice Giulia Bongiorno, ha sostituito il principio del consenso con quello del dissenso. Secondo la nuova formulazione, la violenza sessuale viene valutata in base alla volontà contraria dell’individuo all’atto sessuale, tenendo conto delle circostanze specifiche del caso. Questo cambiamento ha suscitato preoccupazione tra attivisti e esperti legali, poiché potrebbe portare a una definizione più restrittiva di violenza sessuale.
Le implicazioni del nuovo approccio
L’attuale formulazione dell’articolo 609-bis del codice penale si basa su un concetto di violenza che richiede l’esistenza di coercizione fisica o minaccia. Ciò significa che, per essere riconosciuta come reato, la vittima deve dimostrare di aver opposto resistenza. Tuttavia, questa prospettiva ignora molte situazioni in cui il consenso non viene dato, ma non c’è violenza evidente.
Le conseguenze per le vittime
Le vittime di violenza sessuale si trovano frequentemente a dover rivivere dettagli traumatici di fronte a giudici e avvocati. Questo processo può rappresentare un’ulteriore fonte di rivittimizzazione. Un approccio che si concentri sul dissenso potrebbe complicare ulteriormente la situazione, rendendo più difficile per le vittime ottenere giustizia. È fondamentale che il sistema legale riconosca che un rapporto sessuale deve essere consensuale per tutta la sua durata.
Verso una riforma più inclusiva
In Europa, numerosi paesi hanno già adottato leggi che pongono il consenso al centro della definizione di violenza sessuale. Paesi come Francia, Germania e Spagna hanno implementato normative che stabiliscono che l’assenza di consenso equivale a violenza, senza richiedere prove di coercizione fisica. L’Italia deve quindi allinearsi a questi standard per proteggere adeguatamente le vittime e garantire che le aggressioni sessuali vengano perseguite in modo efficace.
È necessario un cambiamento culturale profondo che sfidi le idee radicate sulla sessualità e il consenso. Le istituzioni, insieme ai movimenti sociali, devono lavorare per educare la società sull’importanza del consenso, affinché tutti comprendano che esso è un elemento fondamentale in qualsiasi interazione sessuale.
Il dibattito sul consenso e sul dissenso nella legge italiana rappresenta un’occasione unica per rivedere e riformare un sistema giuridico che deve necessariamente evolversi per tutelare le vittime di violenza sessuale. Solo attraverso una legislazione chiara e un cambiamento culturale sarà possibile garantire una giustizia equa e rispettosa per tutti.



