Il Festival di Sanremo 2026 ha vissuto un momento di tensione fuori dal palco durante l’conferenza stampa del 26 febbraio. Una domanda sulla scarsa presenza femminile tra i partecipanti ha innescato un acceso confronto con il direttore artistico Carlo Conti. Il botta e risposta ha riportato al centro il tema delle responsabilità e dei processi di selezione, oltre alle dinamiche dell’industria musicale che determinano la rappresentanza di genere.
La discussione ha richiamato l’attenzione dei media e degli addetti ai lavori sullo stato della parità di opportunità nel settore.
La domanda che ha innescato lo scontro
Alla conferenza stampa la domanda ha puntato il dito sulla ridotta presenza femminile nel cast. Il quesito ha collegato la situazione alla responsabilità della direzione artistica.
La sollecitazione ha acceso il dibattito sulla rappresentanza e sulle procedure di selezione. Secondo la giornalista, se la scelta dipende da un singolo o da un gruppo ristretto, il ruolo del direttore artistico diventa determinante nel determinare la presenza delle artiste.
Le parole della giornalista
La giornalista ha sottolineato che la modesta presenza di artiste non appare casuale, dato che negli ultimi anni la produzione femminile ha mostrato vitalità e visibilità. Ha quindi posto a Conti la questione della responsabilità selettiva, ricordando che se la scelta dei brani è affidata a una figura direttiva, la responsabilità finale ricade su quella figura.
La domanda ha spostato il dibattito dal piano generale a quello operativo, sollecitando spiegazioni sulle modalità di selezione e sui criteri adottati.
La richiesta mirava a ottenere chiarimenti concreti sulle pratiche di casting e sui meccanismi che determinano la rappresentanza femminile sul palco.
La risposta di Carlo Conti
Il direttore artistico ha difeso il proprio metodo di lavoro spiegando che la scelta dei brani avviene tra le proposte pervenute. Ha precisato che non crea i pezzi, ma li seleziona tra quelli presentati dalle case discografiche e dagli artisti.
Conti ha utilizzato una metafora per chiarire il criterio di selezione: ha paragonato il processo al recarsi da un fioraio e trovare ciò che è in vendita, non ciò che si vorrebbe trovare.
Ha riconosciuto la possibilità di errore umano, ma ha negato qualsiasi intenzione di penalizzare le artiste.
La replica si inserisce nella richiesta di chiarimenti sulle pratiche di casting e sui meccanismi di rappresentanza femminile sul palco. Secondo il direttore, la dinamica dipende prevalentemente dalle proposte ricevute e dalle valutazioni artistiche operate in sede di selezione.
Osservando il dibattito pubblico, il commento di Conti mantiene l’attenzione sulle procedure interne alla selezione. Restano aperti interrogativi sulle modalità con cui le proposte vengono raccolte e valutate, aspetti suscettibili di ulteriori spiegazioni o verifiche da parte degli organizzatori.
Specifiche e chiarimenti
Conti ha chiarito le modalità con cui le proposte vengono raccolte e valutate dalla direzione artistica.
Ha citato esempi di artiste che hanno presentato brani e di altre che non lo hanno fatto, spiegando che la selezione riflette anche le proposte concrete giunte alla direzione.
Ha aggiunto di aver segnalato alle case discografiche la necessità di una maggiore partecipazione femminile.
Ha però sottolineato che la scelta finale comporta valutazioni complesse, tra cui stile, originalità e adattabilità al palco del Festival.
Ha concluso indicando che tali aspetti restano suscettibili di ulteriori verifiche da parte degli organizzatori.
Il prosieguo del confronto
La discussione è proseguita dopo la precisazione sugli accertamenti degli organizzatori. La giornalista ha contestato la conclusione, sostenendo che non si può ridurre a una casualità un eventuale periodo favorevole alla produzione musicale femminile.
Lo scambio verbale si è intensificato quando Conti ha respinto le attribuzioni a lui rivolte. Egli ha ribadito di non aver formulato le affermazioni contestate e ha difeso la propria integrità professionale, richiamando la necessità di verifiche oggettive sui dati e sulle procedure di selezione. Il confronto si è chiuso senza ulteriori precisazioni formali, lasciando aperta la possibilità di nuovi accertamenti da parte degli organizzatori.
Implicazioni più ampie
Il confronto si è chiuso senza ulteriori precisazioni formali, lasciando aperta la possibilità di nuovi accertamenti da parte degli organizzatori.
Al di là dello scontro diretto, l’episodio riporta all’attenzione pubblica questioni più vaste. Tra queste emergono la trasparenza nei criteri di selezione e il ruolo delle case discografiche nella promozione delle artiste. È altresì necessaria l’adozione di politiche più strutturate per garantire rappresentanza equilibrata e pari opportunità.
La discussione richiama il tema della responsabilità collettiva. Non è compito esclusivo del direttore artistico, ma dell’intero ecosistema musicale incentivare la partecipazione femminile. La questione potrebbe alimentare ulteriori verifiche e confronti pubblici nei prossimi sviluppi.
Sviluppi possibili
Il botta e risposta del 26 febbraio a Sanremo 2026 ha trasformato una questione di cronaca in un’occasione di verifica delle pratiche nel mondo della musica. La discussione ha messo al centro la richiesta di chiarimenti sulle procedure di selezione e l’esigenza di maggiore trasparenza nella gestione delle scelte artistiche.
Parallelamente cresce l’appello per misure concrete a favore della parità di genere nei festival e nelle produzioni. Il confronto tra stampa e direzione artistica resta aperto e potrà tradursi in iniziative mirate nelle prossime edizioni del Festival. Restano attesi sviluppi formali da parte degli organizzatori e possibili verifiche sui criteri di selezione.

