Arianna David ha scelto di raccontare a viso aperto la sua convivenza con un disturbo del comportamento alimentare, definendola una battaglia lunga e complessa. In televisione ha spiegato che, per lei, esiste una vocina interna che suggerisce continuamente cosa mangiare o evitare: ogni tentativo di tornare a un’alimentazione “normale” si trasforma così in una prova quotidiana. Per affrontare questa dinamica è entrata in un percorso integrato presso la Asl, che lavora contemporaneamente sull’aspetto psicologico e su quello nutrizionale.
La voce dentro e la natura della difficoltà
Secondo la sua testimonianza, il problema non è solo una questione di abitudini alimentari: è una rete di fattori emotivi e cognitivi che condizionano comportamento e peso. Ogni sforzo per aumentare le calorie viene ostacolato da un impulso interno che scoraggia il cibo, rendendo inefficaci piani nutrizionali e monitoraggio medico se non si interviene anche sul versante psicologico. In altre parole, non basta cambiare gli alimenti per cambiare la relazione con il cibo: serve lavorare sulle credenze, sulle paure e sui meccanismi che mantengono il disturbo.
Convivere con la “vocina”
Arianna descrive la vocina come una presenza che detta regole e limiti, difficile da separare dalla propria identità. Il suo percorso è segnato da progressi alternati a ricadute — un andamento che molti clinici riconoscono come tipico del recupero. Rendere pubblico il problema, però, ha un valore sociale: parla alla riduzione dello stigma e incoraggia chi si trova in difficoltà a cercare aiuto e a non sentirsi solo.
Il percorso terapeutico
La Asl che la segue ha costruito un intervento multidisciplinare: psicologi e nutrizionisti lavorano insieme per spezzare il circuito della restrizione e riportare equilibrio nell’alimentazione. Le strategie sono graduali e misurate; l’obiettivo è rendere sostenibili i cambiamenti, non imporre soluzioni brusche. Il piano prevede monitoraggio clinico continuativo e terapie mirate a modificare i pattern comportamentali che mantengono il disturbo, riducendo il rischio di ricadute.
Modifiche pratiche alla dieta
Nell’approccio nutrizionale si punta su piccoli aggiustamenti quotidiani anziché rivoluzioni.
Per esempio, inserire proteine alla cena o preferire fonti di carboidrati complessi che danno energia e sazietà: i legumi, citati dal team, sono un esempio pratico di alimento utile per stabilizzare l’apporto calorico e favorire il recupero fisico. Tutte le modifiche vengono introdotte con gradualità, rispettando i tempi psicologici della persona e sotto costante supervisione dell’équipe.
L’attività fisica e l’equilibrio energetico
L’aspetto emotivo del percorso è forte: frustrazione, paura dei cambiamenti corporei e fatica psicologica possono rendere difficile restare aderenti alle cure. L’attività fisica, spesso parte della routine, dà struttura quotidiana ma va modulata: continuare ad allenarsi con un introito calorico insufficiente complica il recupero. Per questo il lavoro interdisciplinare cerca un equilibrio tra carico energetico e spesa fisica, integrando il recupero del peso con strategie che non penalizzino il movimento salutare.
Consapevolezza e messaggio pubblico
La condivisione della propria esperienza contribuisce a far capire che i disturbi del comportamento alimentare sono condizioni complesse e spesso fraintese. Parlare pubblicamente significa anche facilitare l’accesso a servizi e supporti professionali. Il messaggio che emerge dalla testimonianza di Arianna è concreto: il recupero richiede tempo, pazienza e supporto — non è una strada facile, ma non va percorsa da soli. Interventi integrati e un’équipe che coordini i diversi aspetti risultano fondamentali per ridurre il rischio di ricadute e migliorare gli esiti nel tempo.

