L’ottavo lungometraggio del regista messicano Alejandro González Iñárritu è stato presentato al pubblico con grande fanfara: una trama che affronta la crisi ambientale, la presenza di Tom Cruise nel ruolo di magnate del petrolio, e la promessa di una narrazione visivamente imponente. Uscito nelle sale a inizio ottobre, il film è stato subito inserito nelle liste dei potenziali candidati agli Oscar per il miglior film, grazie al pedigree di coppia regista-star che solitamente garantisce una forte attenzione mediatica.
Le valutazioni della critica internazionale
Le recensioni sono arrivate con tono decisamente più critico rispetto alle aspettative. Su Metacritic il film ha chiuso con un punteggio di 45 su 100, segno di una divisione netta tra opinioni positive e negative. I critici hanno evidenziato una narrazione eccessivamente autocelebrativa e una sceneggiatura ritenuta fragile, incapace di tradurre le ambizioni tematiche in un racconto coerente. Alcuni hanno descritto il film come una “baracconata senza cervello” mentre altri lo hanno paragonato a un budget smisurato impiegato per una proposta più simile a uno sketch di Saturday Night Live.
Le parole più dure dei recensori
Le critiche più taglienti hanno sottolineato la percezione di un ego regista-attore fuori controllo. È stato detto che l’opera si presenta come un esercizio di vanagloria dove Iñárritu sembra credere che il pubblico sia sempre pronto a comprendere la sua metafisica cinematografica. Altri commenti hanno definito il film “il peggior tipo di pellicola sui miliardari cattivi” affermando che lo stesso pubblico fortunato ad avere budget enormi non riesce a riconoscersi nella storia proposta.
Il risultato al botteghino e la strategia di marketing
Dal punto di vista commerciale, il debutto è stato profondamente deludente. Nel primo fine settimana il film ha incassato circa 20 milioni di dollari a livello globale di cui soltanto 8 milioni negli Stati Uniti. In Italia, l’apertura ha prodotto poco più di 166 mila euro con un totale complessivo di 532 mila euro. Il budget ufficiale varia tra 160 e 180 milioni di dollari e il marketing ha richiesto ulteriori 100 milioni. Le stime indicano una perdita compresa tra 150 e 200 milioni rendendo Digger uno dei più grandi flop della storia recente.
Il ruolo di Tom Cruise nella promozione
Nonostante la scarsa risposta del pubblico, Tom Cruise ha investito enormi energie nella campagna promozionale: interviste, passate con influencer, partecipazione a eventi internazionali. Il suo impegno ha permesso al film di ottenere una presenza costante nei media, ma la scelta di evitare spoiler nei materiali divulgativi ha creato una distanza tra le aspettative e la realtà del prodotto. Il risultato è stato che molti spettatori, attratti da una trailer accattivante, hanno scoperto una pellicola che non corrispondeva alle loro anticipazioni, amplificando il passaparola negativo.
Su Rotten Tomatoes il consenso della stampa si è attestato al 51 % mentre gli spettatori hanno assegnato al film una valutazione più generosa, intorno al 71 %. Tuttavia, la disparità tra critica e pubblico non è bastata a invertire la tendenza al calo degli incassi. Registi come Guillermo del Toro e Alfonso Cuarón hanno difeso pubblicamente il progetto, sottolineando il valore artistico che potrebbe emergere con il tempo, ma il danno finanziario è già stato sigillato.
La lezione per l’industria sembra essere che la fama da sola non garantisce né l’apprezzamento della critica né la fedeltà del pubblico, soprattutto in un contesto post-pandemico ancora alle prese con nuove dinamiche di consumo.



