Come cambiano le norme per buttare i vestiti usati e cosa fare per riciclare

Un quadro chiaro dei motivi dietro la riduzione dei cassonetti per l'abbigliamento usato, le conseguenze per la filiera e le soluzioni pratiche per cittadini e comunità

Il ciclo dell’abbigliamento genera un impatto rilevante a livello ambientale, sociale ed economico. Negli ultimi anni molte città italiane hanno promosso la raccolta degli indumenti attraverso contenitori pubblici, ma oggi quel modello è in rapida trasformazione: i cassonetti dedicati, noti in certe realtà come cassonetti gialli, stanno progressivamente sparendo e con essi si modifica l’intero approccio al riciclo tessile.

Questo testo analizza le ragioni del cambiamento, le normative che ne hanno determinato lo sviluppo e le nuove pratiche da adottare per smaltire responsabilmente i capi non più utilizzati, mantenendo un focus su alternative concrete e sostenibili per cittadini e amministrazioni.

Perché il sistema dei contenitori pubblici si sta indebolendo

All’origine della crisi dei contenitori c’è una combinazione di fattori economici e logistici. Le società e le cooperative che gestivano la raccolta hanno visto aumentare i costi operativi mentre i ricavi diminuiscono: buona parte dei capi recuperabili viene ora venduta direttamente su piattaforme online come Vinted, riducendo il flusso di materiali di qualità nei cassonetti. In aggiunta, una quota consistente di abbigliamento raccolto non è più idonea alla rivendita e richiede processi di recupero più complessi, con conseguenti oneri maggiori per gli operatori.

Impatto economico e dati concreti

Un esempio pratico del valore che la raccolta tessile può generare è il caso di Roma, dove l’azienda Ama ha registrato entrate significative: 5.425.000 euro tra il 2026 e il 2026. Tuttavia, questo risultato non è bastato a sostenere indefinitamente il modello dei cassonetti, soprattutto perché i costi di gestione e trattamento dei rifiuti tessili si sono rivelati elevati e in crescita.

Normative e responsabilità: cosa cambia

Negli ultimi anni la disciplina sulla raccolta dell’abbigliamento è diventata più stringente. In Italia la raccolta differenziata tessile è stata resa obbligatoria nel 2026, mentre a livello europeo sono previste regole ancora più ampie con l’obiettivo di estendere la responsabilità del produttore. La direttiva comunitaria che introduce il principio di responsabilità estesa — prevista in applicazione a livello europeo nel 2026 — mira a spostare parte dei costi di smaltimento sui produttori, ma molti Stati membri, compresa l’Italia, devono ancora recepire integralmente le nuove disposizioni.

Conseguenze per Comuni e imprese

Finché la responsabilità rimane concentrata su aziende e amministrazioni locali, la sostenibilità economica della raccolta pubblica è a rischio. In alcuni casi, il numero complessivo di punti di raccolta sarà ridotto e razionalizzato.

Alternative pratiche per cittadini e comunità

La scomparsa o la riduzione dei cassonetti non significa la fine del riciclo: richiede un adattamento delle abitudini. Tra le soluzioni più pratiche ci sono la vendita o la donazione diretta di capi ancora utilizzabili, l’uso di ecocentri comunali per il conferimento controllato e la partecipazione a iniziative locali di scambio e riuso. Anche l’adozione di filiere di recupero per la trasformazione dei tessuti in nuove materie prime è una strada concreta per limitare gli scarti.

Consigli per smaltire correttamente i vestiti

Per ridurre l’impatto personale si possono seguire alcuni passi semplici: separare i capi in buono stato per la vendita o la donazione, destinare gli indumenti non recuperabili alle raccolte specializzate e informarsi presso il proprio Comune sulle modalità previste localmente. Ricordare che regalare o vendere l’abbigliamento non è vietato e rappresenta spesso la soluzione più sostenibile.

Verso un’economia circolare del tessile

Il passaggio a un modello più circolare richiede coordinamento tra istituzioni, produttori e cittadini. L’obiettivo è creare filiere che minimizzino lo spreco e massimizzino il riutilizzo delle risorse. In questo senso, l’introduzione di meccanismi che trasferiscano parte dei costi ai produttori potrebbe incentivare scelte di design e produzione più sostenibili, riducendo l’impatto complessivo della moda sul pianeta.

Occorre combinare normative efficaci, infrastrutture adeguate e comportamenti responsabili da parte dei cittadini per costruire un sistema di riciclo tessile davvero sostenibile e duraturo.

Scritto da Marco TechExpert