Violenza psicologica: cos’è, come riconoscerla e come uscirne

La violenza psicologica è meno evidente di quella fisica ma non per questo meno grave: è fondamentale saperla riconoscere.

Quando si parla di violenza psicologica la si accosta a quella fisica, entrambe infatti sono forme di violenza spesso subite dalle donne. Quella psicologica è sicuramente più difficile da circoscrivere e non è semplice riconoscerla neppure per chi ne è vittima. Non lascia cicatrici visibili ma non per questo è meno grave, ecco perché è fondamentale parlarne.

Violenza psicologica: cos’è

Per descrivere la violenza psicologica si può parlare di un insieme di atti, parole e intimidazioni, lo scopo è opprimere e mortificare la vittima.

Una delle modalità di violenza più diffuse in ambito familiare, quella psicologica può essere presente nel rapporto di coppia ma anche in quello genitore-figlio. Non manca però anche sul luogo di lavoro, dove è chiamata bossing quando è esercitata dai superiori ai danni dei dipendenti, oppure mobbing quando diventa una sistematica persecuzione esercitata da colleghi o superiori nei confronti di un individuo.

La prima fase che attraversa la vittima è in genere quella dell‘intimidazione. Spesso la si può scambiare per semplice gelosia, e quindi non viene nemmeno considerata, ma in questo caso si parla di vero e proprio possesso.

La vittima può subire minacce come “se fai questo vuol dire che non mi ami” e per questo vive in uno stato di tensione e costante allerta. La ripicca del partner è quella di andarsene da casa magari portandosi con sé i figli.

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La fase successiva è l’esplosione della violenza a cui le vittime reagiscono alcune fuggendo ma altre, la maggior parte, continuando a subire gli abusi con rassegnazione.

La vittima ha paura di reagire, si sente estremamente vulnerabile e indifesa. In questa fase la violenza psicologica può essere accompagnata da percosse fisiche. Passata la fase acuta, spesso il carnefice mostra del pentimento, e in questa fase si dice dispiaciuto per quanto commesso attribuendo la colpa dell’accaduto a fattori esterni o alla stessa vittima. Lo sbaglio più grande che può fare la vittima, a questo punto, è assumersi la responsabilità della violenza e perdonare.

Non di rado dopo queste fasi, se non si chiede aiuto, si innesca un vero e proprio circolo di violenza che ricomincia dalla prima fase ma con una maggiore intensità. Per un semplice fattore scatenante, inizierà di nuovo una spirale di violenza e i danni possono essere gravissimi. Purtroppo, la violenza psicologica è spesso sminuita e accettata come fosse un normale comportamento maschile, per questo è fondamentale riflettere sulla situazione che si sta vivendo e capire se ci si trova in uno stato di disagio costante. Se così fosse, bisogna intervenire prima che sia troppo tardi.

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Scritto da Evelyn Novello
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