Thor, recensione in anteprima: successo Marvel?

Recensione in anteprima di Thor: scopri il film del dio del tuono su Blogosfere Spettacoli

Togliamoci immediatamente il pensiero e facciamola finita qui, la suspence non si adatta a questo film: Thor è un buon prodotto, ma siamo distanti dalle vette di eccellenza dei due Iron Man (degli ottimi veicoli di divertimento per attori e pubblico) e del Batman di Nolan (un film di una grande profondità, girato con consapevolezza e rispetto delle fonti originali).

Un veloce riassunto per chi non conoscesse la trama originale del fumetto, e quindi del film: Thor (un imponente Chris Hemsworth, molto in parte, a suo agio a cavallo tra auto-ironia e furore guerriero) è il figlio di Odino (il sempre solido Anthony Hopkins), divinità vichinga e regnante supremo del mondo posto più in alto nello schema cosmico rappresentato dall’albero Yggdrasill (Asgard, la patria degli dei norreni).

Viene scelto come erede al trono al posto di suo fratello Loki ma proprio nel giorno della sua viene scacciato in malo modo sulla Terra e deprivato della propria condizione divina, a causa della propria insensata irruenza che porterà Asgard sull’orla di una guerra con Jotunheim, il mondo dei giganti del ghiaccio.

Kenneth Branagh, scelto dalla Marvel per portare sullo schermo le avventure del dio vichingo più famoso della storia dei fumetti, non si è rivelato essere particolarmente determinante nella riuscita del film, che riposa sopratutto su aspetti tecnici. Cerchiamo di spiegarci meglio: se si ingaggia Branagh, noto cineasta shakespeariano che ha al suo attivo Molto rumore per nulla, Hamlet, Il flauto magico, è giocoforza si vuole puntare sulla teatralizzazione della storia. Ciò è sicuramente appropriato per un mondo quale quello di Thor nel quale vigono regole dinastiche, formalismi e concetti quali l’onore, la gloria, il valore in battaglia.

Tuttavia nel film questo aspetto viene messo in secondo piano, o perlomeno non viene accentuato abbastanza da renderlo significativo.

La parte asgardiana della pellicola, infatti, risulta essere poco caratterizzata sul versante attoriale, ovvero non si nota una grande differenza tra uomini e dei (mentre invece nel fumetto Thor viene spesso schernito dai suoi amici e nemici per il suo eloquio particolarmente forbito e per la propria sfrontatezza di essere superiore tra mortali).

Invece è stato fatto un grande lavoro per quanto riguarda le scenografie, di genere fantascientifico, che imprimono una forte sensazione di luminosità e insieme di suggestione siderale alla patria dell’eroe: sembra quasi di vedere deliri architettonici post-modernisti fusi assieme ad antiche chiese norvegesi, il tutto con una spruzzata sci-fi anni 50. Un ottimo impatto visivo, che si può apprezzare anche per quanto riguarda il design delle armature dei combattenti. Non si può dire altrettanto del look dei già citati giganti del ghiaccio, piuttosto anonimo e confusionario; queste creature che dovrebbero imprimere timore o almeno rispetto rimangono relegate visivamente al ruolo di sbiaditi comprimari nell’economia della narrazione.

Per quanto riguarda la parte di ricostruzione della propria identità (un classico narrativo: crisi – smarrimento – amore – riconquista della fiducia in se stessi), ambientata in una cittadina nel vasto deserto del New Mexico, bisogna constatare che il film risulta essere piuttosto canonico, a metà tra la commedia e l’azione, in cui la parte più interessante la giocano gli scambi verbali tra mortali e divinità (tra cui l’oggetto dell’interesse di Thor, la sempre splendida Natalie Portman) basati sull’inadeguatezza della prospettiva asgardiana in un contesto profano quale quello terrestre.

E giungiamo infine all’aspetto più importante del film, quello di cui tutti vogliono sapere: come sono le mazzate? Risposta breve: poche, veloci e girate con non troppa perizia (si tratta pur sempre di Branagh), però corredate da buoni effetti speciali, luminosi e esplosivi, e con un grande impatto visuale immediato.

Il problema principale di una trasposizione di Thor, in effetti, è che tipicamente combattimenti sono brevi e si risolvono con una singola mossa finale; a ciò fa eccezione il lungo scontro con i giganti del ghiaccio, che però, a causa di un 3D inutilmente invasivo (con conseguente opacità dello schermo cinematografico) e di una macchina da presa troppo mobile, rimane molto difficile da seguire nel suo sviluppo e quindi poco godibile.

In definitiva, come si era accennato all’inizio, la pellicola farà contenti sia i fan per il suo essere sostanzialmente fedele al fumetto, ma non scontenterà il pubblico più ampio che vuole solo uno scacciapensieri molto fracassone, cosa che in fondo il film è, dato che uno dei suoi pregi consiste nel non prendersi troppo sul serio.

Scritto da Style24.it Unit
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