Roberto Saviano a “Che Tempo che Fa”: riflessioni sparse

Roberto Saviano a Che Tempo che Fa, parliamone. Lo farò in maniera anomala, trattando brevemente della serata di ieri nella prima parte del post e abbozzando un esperimento, chiamiamolo così, nella seconda.

Bella la prima parte. Teatrale. Un Saviano che fino ad oggi non avevo ancora conosciuto.

Si è proposto sotto forma di attore che porta a galla la realtà mafiosa attraverso i titoli di alcuni quotidiani, giornaletti del sud i cui direttori potrebbero benissimo essere capi clan. Giornaletti del sud che tuttavia formano una collettività ormai assuefatta alle mafie. Inutile la presenza del contrito Fabio Fazio, sempre più vittima della sua forma televisiva.

Comunque la si pensi Roberto Saviano è una risorsa per questo Paese di marionette che spesso sotterrano la realtà mafiosa per non doversi confrontare con la loro diretta, o indiretta, connivenza.

E' vero, la delegittimazione è l'arma dei boss. Ciascun italiano è libero di criticare Saviano, lo può fare entrando nel merito delle valutazioni letterarie o facendo riferimento alla sua ossessione, ma quando prova a farlo anche solo sfiorando la tematica della camorra, allora è legittimo pensare ad un atteggiamento non disinteressato.

E qui veniamo alla seconda parte del post. Nell'ottobre del 2008 scrissi un post su Roberto Saviano dopo la sua partecipazione a Matrix.

Lo riprendo. Sostituirò il nome del programma, lasciando ben visibile la correzione. Nulla è cambiato da allora.

Eh, c'è da scrivere un pezzo su Roberto Saviano a Matrix Che Tempo che Fa. C'è da scriverlo perchè l'Italia riesce ad indignarsi per 77 ore dimenticandosi all'ora 78 della propria indignazione: siamo un paese che riesce a sopravvivere con sbalzi d'umore quotidiani e improvvisi che poi si assestano sulla calma piatta. Oggi è il "day after", quindi possiamo parlare dell'argomento Saviano guardando il mondo dalla parte alta del grafico denominato "sdegno italiota".

Roberto Saviano ha fatto molto, pure troppo. Lo vedo piegato sulle bozze del suo libro, ignaro di ciò che sarebbe successo, lo vedo riflettere sul titolo Gomorra, qualcosa che ai tempi aveva un significato solo per lui, qualcosa che ancora non era un modo di dire alla maniera dei "Fannulloni". Lo vedo oggi sotto un'altra luce, quella del messia che ha risvegliato le coscienze. Lo ha fatto? Sì. Ma in lui vedo anche un ragazzo impaurito che ormai ha un'unica via da percorrere che porta il nome di Gomorra. Per farlo ha bisogno della massima visibilità. C'è chi accusa Saviano di cavalcare l'onda, chi lo vede come un uomo che ha da pubblicizzare qualcosa, che deve vendere, che deve fare soldi, che presto si trasformerà in una multinazionale.

Sono tutte balle, Saviano ha bisogno di visibilità per sopravvivere, lasciamo cadere nell'ombra il personaggio che ha creato Gomorra e cadremo nell'oblio mafioso. E questo è il meno. Lasciamo cadere nell'ombra il personaggio che ha creato Gomorra e lo condanneremo: lo Stato non è in grado di difenderlo. L'esposizione mediatica è la sua salvezza.

Ripercorrendo la sua partecipazione di ieri sera a Matrix Che Tempo che Fa ho deciso di focalizzarmi anche su un altro punto: quello della forma letteraria. No, non vi tiro un pippone di critica letteraria, tranquilli, ma la forza dirompente di Gomorra, è vero, risiede proprio nel suo essere un romanzo. Triste verità, triste per tutti noi italiani. Quante volte mi è capitato di leggere inchieste da brividi sulle organizzazioni criminali, inchieste ricche di dettagli e documenti. Robe che leggo solo io? No, ma la verità è che l'italiano medio si avvicina all'informazione cercando un culo in bella vista.

Ha ragione Saviano, i boss non hanno paura di lui ma della gente che legge Gomorra: una massa acritica che prende coscienza. L'ignoranza (e aggiungerei la delegittimazione, dopo la puntata di ieri e dopo le accusa di plagio) è l'arma di distruzione di massa delle organizzazioni mafiose. Un romanzo è più facile da leggere: è svelto, è immediato, coinvolge. Saviano ha avuto il merito di comunicare nella giusta maniera. Ha messo a nudo i "principi" della criminalità, ma ha messo a nudo anche un modo di essere italiano, quello di chi non ha la capacità di vivere attivamente in un paese senza essere imboccato.

Scritto da Style24.it Unit
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