Qui Radio Londra dice Giuliano Ferrara, ma la sua è una destra (e una radio) alle vongole

Molti hanno già fatto notare che il titolo del nuovo programma di Giuliano Ferrara più sballato e no sense non poteva apparire: fare riferimento alla mitica Radio Londra, ovvero alle trasmissioni in lingua italiana della BBC destinate al nostro Paese che violavano la censura fascista durante la guerra, è quanto di più paradossale per il ruolo che si è dato Ferrara, quello appunto di voce ufficiale dell’esecutivo (se proprio non lo vogliamo chiamare regime) sulla rete dello Stato.

Ma il riferimento a Radio Londra è in un senso ancora più profondo una beffa e una patacca, perché nulla è più distante dalla cultura anglosassone della destra italiana che Ferrara promuove e di cui è uno dei massimi intellettuali e ideologi. Nonostante per molto tempo, scimmiottando tutti i conservatori occidentali, Berlusconi e company si siano presentati come i campioni del filo-atlantismo – “sono d’accordo con l’America ancora prima di sapere cosa pensa l’America” amava dire il premier” – oggi la maschera giocoforza è stata gettata.

Oggi che l’anomalia Berlusconi non può più essere nascosta, oggi che siamo diventati il Paese dove un primo ministro pluri-inquisito per reati come la concussione e la prostituzione minorile resta in sella senza quasi nessuna reazione dell’opinione pubblica, dove uomini del governo e della maggioranza indagati o condannati per mafia restano al proprio posto, dove il conflitto d’interessi condiziona spudoratamente l’informazione e la trasforma in bollettino ufficiale del regime, oggi che i giornali di mezzo mondo – in primis quelli anglosassoni – si indignano e ci sbertucciano, la grande finzione della destra atlantista non può più reggere.

E infatti gli intellettuali di questa destra de noantri, Ferrara in primis, ormai si compiacciono apertamente del carattere anomalo e stravagante del berlusconismo, recuperano quello spirito anarcoide del dannunzianesimo e del marinettismo che ispirò così fortemente il fascismo, e celebrano il Bossi dei patrioti padani col fucile, la diplomazia del cucù, il Berlusconi delle pacche sul culo, gli inni da dittatura orientale alla “Menomale che Silvio c’è”, il disprezzo per il parlamento, i poteri di controllo, la Costituzione e in generale le regole democratiche; mettendosi dunque apertamente fuori dalla cultura democratica dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, dove la democrazia e le sue regole sono una religione civile. E dove ci si dimette per non avere pagato i contributi alla colf, per una foto senza maglietta su Facebook o perché il proprio marito ha affittato un film mettendolo in conto allo Stato. Del resto i puritani contro cui si scaglia il direttore del Foglio sono quelli che hanno fondato gli Usa!

Proprio l’altro giorno Ferrara si compiaceva che le celebrazioni dei 150 anni si fossero svolte in modo informale e un po’ pasticciato, all’italiana appunto, tra leghisti fuori dal parlamento e bandiere a mezz’asta al Nord e al Sud, non mancando di scagliarsi contro quella cultura azionista che tante volte ha dichiarato di disprezzare. Quella che più vorrebbe portare il Paese dentro la normalità delle democrazie anglosassoni, quella che – dice Ferrara – ama definire l’Italia un paese alle vongole. Vongole che invece piacciono tanto all’Elefantino. Ebbene, almeno Ferrara non sia ipocrita, lasci strare Londra e abbia il coraggio e la coerenza di chiamare i suoi comizietti televisivi “Radio vongola”.

(In alto: un bel piatto di spaghetti alle vongole, fonte: aldelfino.com).

Scritto da Style24.it Unit
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