In Nepal avere le mestruazioni è fonte di discriminazione e allontanamento

In diverse zone del mondo avere il ciclo mestruale equivale al rischio di morte, in particolare in Nepal dove persiste l'antica tradizione del Chhaupadi.

Una donna passa in media 7 anni, sommando tutti i giorni nell’arco della propria vita, con le mestruazioni. Per molte donne questo periodo del mese rappresenta ancora una fonte di imbarazzo a causa di informazioni errate, stigmi sociali e miti difficili da sfatare.

Cosa vuol dire avere le mestruazioni in Nepal

Questa situazione si fa più forte in determinate aree del mondo dove superstizione e discriminazione femminile giocano un ruolo primario nella società. Il difficile accesso ad acqua e articoli sanitari a basso costo, poi, si traducono in problemi di salute di natura fisica e psicologica. In questi luoghi affrontare il ciclo mestruale equivale a rischiare la vita.

In particolare in Nepal esistono forti superstizioni legate al ciclo mestruale; per questo motivo è ancora attiva l’antica usanza del Chhaupadi, fatale per molte donne.

Le origini di questa credenza sono di tipo culturale, sociale, ma anche religioso. Il chhaupadi è diffuso soprattutto nelle aree più rurali e povere del Paese, caratterizzate da maggiore arretratezza culturale ed economica.

Questa imposizione patriarcale consiste nell’estromettere le donne dalla vita sociale e familiare nei giorni del ciclo. Considerate impure e peccatrici secondo precetti induisti, sono costrette a vivere temporaneamente in capanne di fortuna prive delle più basilari norme igieniche, le chaupadi goth.

Non vi sono letti e chi vi soggiorna è costretta a dormire su della paglia buttata sul pavimento, riparata da una leggera coperta di juta visto che le coperte pesanti sono vietate nonostante le temperature rigide. Per poche donne nepalesi è concessa la possibilità di restare nella propria casa, purché accettino la reclusione in una stanza separata chiamata baithak. Per tutte le altre l’esposizione a rischi di ogni tipo è molto elevata.

I divieti

Queste capanne sono situate lontane dalla propria abitazione, poiché se le donne nel periodo delle mestruazioni ne varcassero la soglia si rischierebbero sciagure di ogni tipo; da morti di familiari a tempeste o attacchi di animali feroci. Ma questa non è l’unica cosa che non possono fare: esse non possono toccare alberi e alberi, i primi non fruttificherebbero più e i secondi rischierebbero di impazzire, non possono toccare un uomo o si ammalerebbe, e nemmeno alcuni alimenti che diventerebbero immediatamente velenosi.

Vietato anche recarsi a scuola, nei templi o lavarsi durante i primi tre giorni di ciclo inoltre è vietato lavarsi, può essere fatto solo il terzo e quinto giorno di mestruazioni e solo in corsi naturali come fiumi, per evitare di “contagiare” l’acqua dei pozzi pregiudicandone la potabilità.

Le norme

Sono diverse le storie raccontate da chi questo esilio lo ha vissuto in prima persona. Ma nonostante l’esilio mestruale in Nepal sia stato vietato nel 2005 grazie ad una sentenza della Corte suprema del Nepal; per diversi anni non sono esistite pene per chi inducesse una donna a praticarlo. Il divieto è passato inosservato fino al 2018, quando una grande mobilitazione popolare e la campagna My body is mine, nata per indurre le donne ad impadronirsi dei propri corpi, ha costretto il Parlamento a formalizzare una pena di tre mesi di carcere e una multa. In molti casi però, questa usanza è talmente radicata che le prime a crederci sono proprio le donne, che sentendosi in dovere nei confronti delle divinità decidono di allontanarsi da casa nel periodo delle mestruazioni.

Tra le organizzazioni impegnate nel contrasto a questo rituale, ActionAid è attiva da oltre dieci anni in Nepal occidentale. Le iniziative riguardano innanzitutto l’istruzione e l’educazione sessuale, affinché sin da piccole le ragazze diventino padrone del proprio corpo e consapevoli del suo funzionamento; altra iniziativa è la creazione di gruppi di donne in diversi villaggi che, aiutandosi reciprocamente, hanno smesso di praticare i chhaupadi e si impegnano in prima persona perché nessuna debba più farlo, a partire dalle ragazzine.

Per evitare di far calare l’attenzione su questa emergenza è nata la Giornata internazionale per l’igiene mestruale, promossa dall’ONU il 28 maggio di ogni anno.

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