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16 Ottobre 2026

Documentario su Carla Lonzi: il racconto di Francesca Archibugi

Scopri il lato più umano della femminista radicale Carla Lonzi attraverso il nuovo film di Francesca Archibugi, tra arte, parole e relazioni.

Documentario su Carla Lonzi: il racconto di Francesca Archibugi

Il 23 ottobre la città di Firenze ospiterà la prima proiezione di Carla Lonzi – Dentro e fuori dal mondo il nuovo documentario della regista Francesca Archibugi. Il film, presentato anche alla Mostra di Venezia, indaga la vita della critica d’arte fiorentina che, negli anni Settanta, ha dato impulso al movimento femminista italiano. Attraverso testimonianze, lettere e una ricostruzione vocale basata su intelligenza artificiale, la pellicola vuole restituire la voce di una donna che ha fatto del personale è politico il suo motto. Il progetto si inserisce nel più ampio festival “Cinema e donne”, curato da Camilla Toschi, e promette di offrire una visione diversa rispetto ai luoghi comuni sul femminismo radicale.

Il documentario di Francesca Archibugi: un viaggio intimo su Carla Lonzi

Archibugi ha deciso di dedicarsi a questa figura perché, come ha dichiarato, Carla era la madre di suo marito, Battista Lena, e quindi la nonna dei loro tre figli. Questa stretta connessione le ha permesso di osservare la donna non solo come intellettuale, ma anche come madre, moglie e nonna. Il film è stato proiettato nella sala La Compagnia a Firenze, alle 19:00 del 23 ottobre, e successivamente al Cinelab Giuseppe Bertolucci di Lecce, nell’ambito delle “Conversazioni sul Futuro”. Il regista ha voluto mantenere la parola al centro della narrazione, inserendo lettere private, bigliettini al figlio e registrazioni audio ricostruite grazie a una sofisticata IA.

Le voci narranti: dalla famiglia ai colleghi

Tra le apparizioni televisive spicca la presenza di Nanni Moretti amico di lunga data di Lonzi, che nella sua intervista parla della capacità della critico di combinare lucidità e ironia. Inoltre, Archibugi ha recuperato i ricordi di sua suocera, facendo emergere un’immagine di una donna felice capace di conciliare l’impegno femminista con una vita familiare ricca di affetto e dialogo.

Da critica d’arte a pioniera del femminismo: le tappe decisive

Nel 1969 Carla Lonzi pubblicò Autoritratto a Bari, guadagnandosi rapidamente il riconoscimento come una delle più brillanti critiche d’arte italiane. Solo un anno dopo, però, lasciò il mondo delle mostre per fondare, insieme a Carla Accardi ed Elvira Banotti il collettivo Rivolta Femminile. Il gruppo, nato a Roma, si propose di creare uno spazio di autocoscienza dove le donne potessero condividere esperienze di sessualità, matrimonio e maternità, trasformando il disagio personale in una condizione politica comune.

Il Manifesto di Rivolta Femminile e “Sputiamo su Hegel”

Il manifesto del 1970, firmato da Lonzi, Accardi e Banotti, conteneva ben 65 punti che mettevano in discussione la struttura patriarcale della società. In Sputiamo su Hegel Lonzi denuncì la “razza di uguaglianza” come mascheramento dell’inferiorità femminile, sostenendo che la vera libertà nasce dalla differenza e non dall’uguaglianza forzata. Il testo invitava le donne a ritrovare la propria voce attraverso la parola, proclamando che la sessualità femminile non si riduce al ruolo riproduttivo.

Il pensiero di Lonzi: relazioni, sessualità e femminismo felice

Uno dei concetti cardine di Lonzi è l’importanza delle relazioni autentiche. Per lei, una vita piena si costruisce su legami profondi, onesti e non mediati da schemi di potere. La critica ha rivoluzionato il linguaggio della sessualità, distinguendo la donna clitoridea dalla donna vaginale per sottolineare che il piacere non è legato alla funzione riproduttiva, ma a una risposta corporea autonoma. Questa visione, allora considerata “fortissima”, è oggi al centro di molte discussioni sul consenso e sul diritto al piacere.

Rilevanza odierna e lezioni per le giovani femministe

Lonzi sostiene che la lotta femminista non debba essere un’unica strada verso l’ingresso istituzionale, ma un percorso poliedrico. La sua frase “non si può essere femministe arrabbiate” invita le nuove generazioni a coniugare radicalismo e felicità. Come ricorda Archibugi, la femminista di ieri ha trasformato il femminismo in una “festa”, dimostrando che è possibile esigere cambiamento mantenendo un approccio gioioso. Il messaggio di Lonzi risuona oggi, quando la violenza di genere è ancora una realtà, e la sua chiamata a una diffusione della diversità tra i femminismi rappresenta una guida preziosa per chi vuole cambiare il mondo dall’interno o dall’esterno.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.