Clubhouse bombing: la nuova forma di violenza sulle donne

Clubhouse e altre piattaforme digitali hanno dato libero sfogo alla misoginia in rete: ecco quindi l'insorgere del "clubhouse bombing".

Innovazione e nascita di nuovi media implicano l’insorgere di vantaggi nella comunicazione ma il loro utilizzo mostra anche alcuni lati oscuri. Così anche per quanto riguarda il social che sta spopolando attualmente: Clubhouse. Si chiama “Clubhouse bombing” e altro non è se non una nuova forma di manifestazione di uno dei mali intrinseci della società: la violenza di genere.

Clubhouse bombing, l’odio verso le donne

Le dinamiche cambiano ma il succo è sempre lo stesso: l’uomo che in qualche modo deve dimostrare alle donne la sua presunta superiorità e lo deve fare nei modi più vili. Dopo il catcalling e il revenge porn ecco che i nuovi social danno ad alcuni esponenti del genere maschile nuove opportunità di mettere in atto la loro misoginia. Uno tra questi è Clubhouse, la piattaforma di chat vocali usata per discutere dei più disparati argomenti creando delle vere e proprie stanze in cui i partecipanti possono sia ascoltare che intervenire.

Accade, però, che una o più donne che stanno tenendo una conferenza online siano d’un tratto interrotte da voci maschili che si introducono nella conversazione con insulti o volgarità. A volte, poi, se è possibile azionare la webcam, gli aggressori di turno sfruttano l’occasione per mostrare i loro genitali o contenuti pornografici. Siamo di fronte alla nuova frontiera della misoginia online: lo zoombombing o clubhouse bombing, a seconda della piattaforma utilizzata.

Questi social hanno avuto il loro momento di gloria e di massima espansione da un anno a questa parte, con lo scoppio della pandemia e del relativo smartworking e, essendo aumentato esponenzialmente il loro uso, sono comparse anche queste aggressioni virtuali. Il fenomeno è tale che anche l’FBI statunitense ha diramato una nota con alcuni consigli per cercare di non incorrerci. Il New York Times, poi, ha dedicato allo zoombombing un lungo articolo in cui, a seguito di un’inchiesta, ha riportato di essere riuscito a rintracciare centinaia di account Instagram e Twitter usati per coordinarsi per effettuare questi raid online. Queste aggressioni online sono esplose a livello mondiale e anche l’Italia non ne è stata risparmiata con decine di professioniste che sui social hanno già denunciato episodi simili.

Ad alimentare questi atti di misoginia c’è sicuramente l’anonimato, il primo fattore che “protegge” i tipici leoni da tastiera, e che in questi casi li aiuta anche a coordinarsi e a sostenerli l’un l’altro. Il risultato di questo spalleggiamento reciproco è il rinforzarsi di idee estremiste e violente che soprattutto sul web trovano il loro naturale sfogo. Clubhouse, in particolare, ha già dimostrato alcune fragilità nella moderazione delle room, spesso fatte oggetto di aggressioni omofobe e razziste. La piattaforma ne è consapevole e con l’ultimo aggiornamento ha cercato di prendere provvedimenti, così come Zoom. Non a caso comunque, le vittime predilette sono sempre loro: le donne. L’obiettivo è sempre quello di indurle al silenzio, come se il pensiero e la razionalità fossero solo prerogativa maschile. Ma i tempi stanno cambiando e più noi parleremo di femminismo, di antifascismo e di educazione sessuale più una nuova cultura avrà possibilità di cambiare le persone.

Scritto da Evelyn Novello
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