Astrazeneca, Antonella Viola: “Non per le donne sotto i 60 anni, è rischioso”

Il dibattito sulla differenza di genere rimane aperto anche in tema vaccini dopo il parere dell'immunologa Antonella Viola secondo cui Astrazeneca non andrebbe somministrato sulle donne al di sotto dei sessant'anni.

Astrazeneca e donne è il recente tema del dibattito aperto fra gli esponenti, più “in vista” del momento, della comunità scientifica. L’immunologa Antonella Viola, docente all’università di Padova, sostiene ci sia un rischio di effetti collaterali, seppur raro, legato al vaccino AstraZeneca sulle donne al di sotto dei sessant’anni.

Astrazeneca e donne: è ora che la scienza dei vaccini consideri più le donne

È ora che anche la scienza consideri più le donne! Una considerazione su cui riflettere alla luce delle ultime dichiarazioni dell’immunologa Antonella Viola, docente dell’università di Padova. La scienziata sostiene che seppur il rischio di un effetto collaterale del vaccino AstraZeneca sia molto basso questo potrebbe avvenire in misura maggiore sulle donne giovani, piuttosto che sugli uomini.

Antonella Viola lo ha dichiarato su Facebook commentando così l’ipotesi prospettata dal commissario Francesco Figliuolo di somministrare le dosi anche alle persone che hanno meno di 60 anni.

Anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, ritiene che, nel caso di vaccinazione AstraZeneca estesa alle persone con meno di 60 anni, sia giusto vagliare delle limitazioni.

Questione di genere e vaccini: una riflessione sulle sperimentazioni

Sembra si stia a parlare sempre di questione di genere. Un condimento adatto ad ogni piatto. Embè, meglio che sia così quando certe riflessioni potrebbero perfino migliorare la completezza delle analisi sulle sperimentazioni scientifiche. Non credete?

In merito ai vaccini, infatti, per profilare adeguatamente gli effetti che questi hanno bisogna che i numeri siano presentati su uomini e donne. Perché? Per un motivo molto semplice che risiede nel capire il tasso d’incidenza dell’effetto sul genere. A tal proposito, per esempio, incuriosisce un dato riportato dal Fatto Quotidiano: su 47 anafilassi segnalate post Pfizer (tasso di segnalazione di 4,7 casi per milione di dosi somministrate) 44, cioè il 94%, si erano verificate su donne. 19 eventi di questo tipo segnalati post Moderna (tasso di segnalazione di 2,5 casi per milione di dosi somministrate), 100% donne.

L’importanza di analisi scientifiche divise per uomo e per donna

Con l’avvento del Covid-19, fra la tanta “polvere spazzata sotto il tappeto” della nostra società, riemerge con preponderanza anche quella della differenza di genere persino nel mondo dei vaccini. Il punto è che, i dati uomo-donna dovrebbero essere considerati in maniera più strutturale agli studi, così da ottenere un quadro scientifico molto più chiaro e dunque utile.

Antonella Santuccione Chadha, esperta di neuroscienze e delle malattie del cervello, e Maria Teresa Ferretti, esperta di Alzheimer e medicina di genere, puntano da tempo ad un aumento della consapevolezza del “fattore rosa” negli studi scientifici. Il quadro che ci presenta un ultimo lavoro compiuto dai due medici è sbalorditivo: in nessuna parte dei report di Fda, Ema, Health Canada per l’approvazione dei 4 vaccini c’è un’analisi della sicurezza del farmaco divisa per uomini e donne.

Ciò non significa che, inevitabilmente, questa analisi divisa per uomo e per donna non sia stata fatta. Tuttavia, appare in tutta la sua chiarezza che non sia comunque stata pubblicata. Perché?
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