Chi è Aldo Gucci: tutto sul primo figlio del fondatore della maison

Presidente dal 1953 al 1986, Aldo Gucci segna il destino e la fortuna della maison: di seguito chi è.

Primo dei figli del fondatore Guccio Gucci, Aldo Gucci è stato uno dei presidenti più longevi che ha segnato e caratterizzato il destino della maison: vediamo qui di seguito chi è, tra vita e lavoro.

Chi è Aldo Gucci: vita e carriera

Classe 1905, Aldo Gucci nasce a Firenze il 26 maggio dal fondatore appunto dell’omonima maison, Guccio Gucci e da Aida Calvelli. Primogenito di cinque figli, ha altri tre fratelli: Vasco, Rodolfo ed Enzo (che purtroppo muore all’età di nove anni) e una sorella, Grimalda. In più un fratellastro, Ugo, figlio di sua madre avuto da una precedente relazione.

Durante gli anni della sua giovinezza, Aldo si forma e studia diverse materie, appassionandosi però in particolar modo all’equitazione e alla botanica.

All’età di sedici anni, inizia a lavorare nella prima bottega del padre, sita in via delle Vigna Nuova, sempre a Firenze. Consegue poi una laurea in Economia presso il collegio San Marco di Firenze.

Ma la sua vita è già “scritta e segnata”, in positivo o in negativo, dal padre e dall’azienda che porta avanti con tanta dedizione. All’età di venti anni, infatti, comincia a lavorare a tempo pieno in Gucci.

Nel 1938 è lui ad aprire il primo negozio fuori Firenze, esattamente a Roma. Ma ovviamente è solo l’inizio! Di lì a poco, sarà il vero protagonista della grande rivoluzione gucciana, che porterà grandi celebrità di Hollywood (e non solo) a sfoggiare borse su borse firmate Gucci.

aldo gucci chi è

Gli anni d’oro

Come abbiamo appena visto, la rivoluzione e la grande ascesa della maison di Firenze è appena iniziata. Verso i primi anni ’50, Aldo Gucci si reca a New York e lì, insieme ai suoi due fratelli Vasco e Rodolfo, inaugura un nuovo capitolo dell’azienda di moda. Apre infatti il primo negozio fuori dall’Italia. Ma la cosa più interessante è che lo fa appena due settimane prima della morte del padre Guccio. Come se simbolicamente il figlio avesse fatto un ultimo regalo al padre e quest’ultimo fosse stato ormai pronto a lasciare tutto in eredità al primogenito, fiducioso delle sue potenzialità.

Ma purtroppo, nonostante il lutto in famiglia, Aldo deve proseguire per la strada del successo: prende così le redini dell’azienda e continua ad aprire altri negozi in tutta America. Da Chicago a Palm Beach fino a Beverly Hills, ma non solo, si espande anche in Giappone a Tokyo, Hong Kong e nel resto del mondo.

Il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy lo proclama ambasciatore italiano della moda e gli conferisce una laurea honoris causa come riconoscimento della sua attività di espansione e merchandising di Gucci. Per oltre trent’anni, si dedica alla sua azienda, rendendola sempre più una realtà globale e consolidando il suo successo e la sua fama.

Gli ultimi anni

Dopo tutto il successo però, arrivano anche i problemi. Il fratello Vasco muore nel 1974, lasciando così l’azienda divisa al 50% tra Aldo e Rodolfo. I figli di Aldo cercano innanzitutto di sollevare lo zio dal suo incarico, accusandolo di non aver contribuito alla crescita dell’attività. Allora Aldo, proprio per aumentare i suoi profitti, lancia una sua linea di profumi e vi fa rientrare anche i figli.

Nel 1977, poi, nomina suo figlio Paolo vicepresidente e amministratore delegato di Gucci Shops Inc. e di Gucci Parfums of America. Ma questi “tradisce” il padre dapprima cercando di avviare una sua azienda col nome Gucci e in seguito denunciandolo per evasione fiscale.

Dopo la morte di Rodolfo, Maurizio Gucci (che sposerà Patrizia Reggiani) eredita la quota di maggioranza del padre ma nel 1988 vende quasi l’88% dell’azienda al fondo di investimento Investcorp. L’anno successivo diventa presidente del grupp Gucci e avvia un’azione legale contro lo zio Aldo. Ma siccome Maurizio non ha una formazione economica, non è in grado di gestire e salvare l’azienda dalla grave crisi degli anni ’90. Quindi, si vede costretto a vendere la quota rimanente all’Investcorp. Ed è così che si pone fine alla tradizione di Gucci a conduzione familiare.

Scritto da Marta Vitulano
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