Chi era Wangari Maathai: tutto sull’ambientalista e attivista keniota

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Tra le tante donne di successo da ricordare, c'è Wangari Maathai una donna forte e coraggiosa, molto attiva politicamente.

Abbiamo già parlato di altre donne di successo di origine africana che hanno saputo farsi carico e portavoce dei problemi e delle esigenze di altre donne. Come Bongolo Kenewendo, infatti, anche la protagonista di oggi, Wangari Maathai si è impegnata nel corso della sua vita per i diritti delle donne, lottando per le sue idee e per un mondo migliore.

Wangari Maathai: vita e carriera lavorativa

Classe 1940, Wangari Maathai nasce a Ihithe in Kenya; è la prima donna centroafricana a laurearsi in biologia, precisamente nel 1966, presso l’Università di Pittsburgh e subito nello stesso anno, inizia a lavorare all’università presso la facoltà di Biologia nel dipartimento di zoologia.

Ma non dedica la sua vita solo agli studi e alla passione per l’ambiente: infatti, oltre ad essere ambientalista, si impegna nella lotta per i diritti delle donne, diventando così un’attivista politica. A partire dal 1976, si iscrive al Consiglio nazionale delle donne del Kenya, di cui assume la presidenza nel 1981.

Nel 1977 fonda l’associazione Green Belt Movement, il cui scopo è quello di ripopolare di piante e alberi il territorio africano grazie al lavoro agricolo delle donne. Ma soprattutto grazie a questa iniziativa, permette a molte donne africane di imparare un mestiere e di migliorare la propria condizione sociale ed economica.

Tuttavia, la sua attività rivoluzionaria viene più volte contrastata e Wangari Maathai finisce anche in carcere. Ma alla fine riesce nel suo intento, ovvero a sensibilizzare il mondo e la politica sulle tematiche a lei care. Diventa così vice ministro dell’ambiente e delle risorse naturali dal 2003 al 2005.

Dal Premio Nobel ai riconoscimenti

Nel 2004 riceve il Premio Nobel per la Pace. Si tratta della prima donna africana a riceverlo grazie anche al suo impegno e contributo a cause importanti come lo sviluppo sostenibile, la democrazia e la pace.

Nel 2006 partecipa alla Cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006 e insieme ad altre sette donne, è la prima nella storia a portare la bandiera olimpica.

Muore nel 2011 a causa di un tumore. Ma nel 2019 viene intitolata, per un anno, a suo nome la piazza delle Erbe di San Gimignano.

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