Sanremo 2009, seconda serata: il pagellone dei cantanti e le riflessioni su una serata a rischio

Festival di Sanremo, seconda serata. Riuscirà Paolo nella mirabolante impresa? Gli ascolti reggeranno anche senza Roberto Benigni e senza la curiosità da prima puntata? E Amici? Darà fastidio? Bò, quante domande. Domani intorno alle 11 avremo le risposte dal signor Auditel.

Per ora limitiamoci al pagellone. Il secondo, dopo quello di ieri.

Non voglio pubblicare un cappello introduttivo che ribadisca ciò che ho già detto ieri su questa edizione del Festival e sulla conduzione di Paolo Bonolis. Se volete sapere cosa ne penso andate qui. Il giudizio comunque è immutato, anche quello che riguarda il milione di euro sudato e meritatamente guadagnato. Vabbè, magari sudato no.

Si parte. Buon viaggio. Anzi, prima di iniziare vorrei porvi una domanda: ma chi diavolo gestisce questo terribile coso (no, non posso chiamarlo blog)? No, ma dico, ci rendiamo conto? 

Bene, ora pagelloniamo.

Bè, iniziamo con il tributo a Mozart. Se non è innovativo ciò che ci è stato proposto ditemi voi cosa lo è.

Alexia e Mario Lavezzi. Allora, ieri avevo parlato di canzone da Festivalbar. Eh, stasera mi sono accorto che le parti cantate da Lavezzi riescono anche a virare verso l'atmosfera sanremese, quelle di Alexia invece rimangono dalle parti del Festivalbar: in versione piazza, non Arena. Capire quale sia l'atmosfera migliore è impossibile. Ci si può astenere? Fatto.

Povia. Ribadisco, il testo è da medioevo. Il ragazzino è stato zittito da Benigni durante la prima serata e ora si porta sulle spalle il fantasma delle sue cazzate. Il problema è che la canzone è orecchiabile. Al pubblico inizia a piacere, le radio la vorranno. Passato l'effetto della prima serata ormai nessuno bada più al testo. Povia ha anche cambiato il cartello finale, la sua nuova veste da messia delle cause perse gli sta dando alla testa.

Albano. Spara acuti a cazzo, come fa da una vita: il suo ingresso è lì a dimostrarlo. Quando canta lui, per non ripiombare nei tempi bui di Sanremo, meglio uscire a fumare una sigaretta: è sicuramente più salutare.

Nicky Nicolai. Ieri sera l'avevo persa nei meandri delle tante esibizioni. Dopo l'astensione di Alexia tocca all'anonimato. Non aggiunge nulla al Festival, non toglie nulla al Festival. Anche Stefano Di Battista, che la accompagna, non riesce ad aggiungere molto.

Sal Da Vinci. Il raccomandato da Gigi D'Alessio rischia di cadere dalle scale. L'Ariston si alza in piedi nella speranza che venga annullata l'esibizione. Niente da fare, il clone di Gigi, nuovo idolo della popmiusìcch napoletana, canta. Gli auguro una grande carriera al San Paolo, basta che resti lì. So che 'sti bendetti cantanti lì piacciono molto. Sono contento: sappiate che avete anche Marco Marfè tra i nuovi volti.

Gemelli Diversi. I tronisti mandano in pappa la Abbagnato, che con quel gobbo messo lassù in alto fa fatica a leggere. Ieri sera me li vedevo decantare i fasti della loro Punto truccata, stasera invece me li sono immaginati alle prese con una Lancia Delta Integrale: sporchi di grasso e olio, in canotta. Ho aperto gli occhi e me li sono trovati sul palco dell'Ariston. Troviamo presto un'officina libera per questo trio. Grazie fratelli. 

Pupo, Paolo Belli e Youssou N'Dour. Un trio che crea imbarazzi, l'inno all'integrazione nelle loro mani si trasforma in una istigazione all'odio. Mi spiace per Youssou N'Dour, dire che stona (come presenza, sia ben chiaro, perchè è l'unico vocalmente apprezzabile) sarebbe poco. Perchè? Perchè? 

Francesco Renga. La voce più bella del Festival, e non solo. Io rimpiango i tempi dei Timoria, ma non posso che apprezzare qualsiasi suo lavoro. Se il televisore non mi ha tradito ho però sentito una piccola sbavatura. In questo brano ricorda vagamente un piccolo Pavarotti che "all'alba vincerà". Eh, ma le note sono sette, direte voi. Eh, lo so, però… 

Marco Masini. Una volta la parolaccia, una volta il testo impegnato, una volta la parolaccia nel testo impegnato: il risultato è sempre lo stesso. E' uno dei tanti artisti che compaiono durante il Festival per poi scomparire. Un uomo positivo come pochi, schiacciato dalla nomea di mena sfiga. Non è però questo il problema, non ditemi che Tiziano Ferro vi fa venire voglia di vivere. Secondo me la vera sfiga di Masini è da ricercare altrove. Dove? Non saprei. Forse nel suo team. Urge comunque il Freud cantato da Povia. In mancanza di un Freud potremmo chiedere a Povia di scrivere una canzone a riguardo.

Patty Pravo. Ho promesso di riascoltarla con più attenzione ad una persona di cui, musicalmente parlando, mi fido ciecamente. La giuria in deliro mi ha fatto passare la voglia di farlo. Ma era il caso di portare quei folli lassù? Quello sarebbe lo specchio dell'italiano che vota per i cantanti di Sanremo? Sì, effettivamente sì. Torniamo alla promessa: sì, melodicamente ci siamo. Il problema rimane la voce di Donatella Versace, o Patty Pravo, chiamatela come volete, che ieri sera era veramente gracchiante negli acuti. Almeno due stecche clamorose. La risata "da pelle tirata" rimane il suo miglior marchio di fabbrica.

Marco Carta. Sì, il nulla nel nulla musicale. E' lui. Un prodotto discografico pronto a sfornare tanti altri magnifici testi banali come questo di Sanremo. L'unico ragazzo al mondo che, senza aver ancora dimostrato nulla, ha il più grande numero di fan sfegatati: infestano i blog e i siti con tante "k", rasentando il ridicolo. Anche perchè loro non sono fans, sono ultrà che – se potessero – entrerebbero in questo blog con la cintura di cuoio legata intorno al nick. Perchè parlo dei fans e non del cantante? Bè, perchè sono l'unica ragione della sua esistenza, La Forza sua. Le case discografiche contano su di loro, non su Carta.

Fausto Leali. E' l'altro uomo che ha un branda al Teatro Ariston. Studia la canzone per un anno intero, si esibisce e poi torna in branda. Una canzone che si allinea sul jurassico stile di Albano. Ascoltando bene il testo mi torna in mente quel Max Pezzali che ci parlava delle tamarrate in compagnia. Non chiedetemi perchè, è solo un'associazione mentale, e tale deve restare: sarà stato il riferimento allo scooter. Papà Leali, grazie. Ci vediamo tra un paio d'anni. A Sanremo, ovvio.

Dolcenera. Ha abbandonato troppo la Dolcenera che mi piaceva. Si ricrederà, forse. 

Comunque lo ammetto: serata decisamente più moscia. Ovvio, l'assenza di Benigni ha pesato. A voi la parola.

Scritto da Style24.it Unit
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