Per la maggior parte di noi una sciarpa ruvida o una passeggiata gelida è solo parte della stagione autunnale. Per chi soffre di orticaria inducibile, invece, quei piccoli stimoli possono scatenare pomfi pruriginosi e fastidiosi. La condizione, chiamata anche orticaria cronica indotta, comprende diverse forme che reagiscono a fattori specifici come pressione, freddo o sforzo fisico.
Epidemiologia e tipologie più comuni
Secondo le stime del dermatologo Lindsey Finklea, la orticaria inducibile colpisce tra lo 0,5 e l’1,5 per cento della popolazione mondiale. La metà dei pazienti manifesta il dermografismo sintomatico, comunemente noto come “scrittura sulla pelle”, in cui una leggera pressione genera pomfi rialzati. Le altre forme più frequenti sono quelle scatenate dal freddo improvviso o dall’aumento di temperatura corporea durante l’attività sportiva. Molti pazienti finiscono per riorganizzare la loro routine quotidiana, evitando palestre o attività all’aperto, rendendo difficile valutare l’impatto reale della malattia.
Terapie tradizionali e loro limiti
Il primo passo terapeutico rimane l’uso quotidiano di antistaminici non sedativi come Zyrtec, Allegra o Xyzal. Tuttavia, le dosi standard producono beneficio in sole 20-50 % dei casi. La dottoressa Finklea consiglia di aumentare gradualmente la dose per un periodo di due-tre settimane e di mantenere il farmaco anche nei giorni senza eruzione, evitando di assumerlo solo durante le crisi. Questa strategia, pur migliorando i sintomi in alcuni, non è sufficiente per chi continua a sviluppare pomfi nonostante il trattamento.
Somministrazione e monitoraggio degli antistaminici
È fondamentale che il paziente discuta con il proprio medico ogni modifica del dosaggio, poiché un’assunzione troppo elevata può aumentare il rischio di effetti collaterali. L’obiettivo realistico è ridurre l’intensità delle lesioni, non necessariamente eliminarle del tutto; un punteggio di uno su una scala di test pressorio è considerato un risultato soddisfacente per molti.
Rhapsido (remibrutinib): la prima approvazione FDA
Nel 7 ottobre 2026 la FDA ha autorizzato remibrutinib, commercializzato con il nome Rhapsido, come il primo farmaco orale specifico per gli adulti con dermografismo sintomatico non controllato da antistaminici H1. Il principio attivo è un inibitore altamente selettivo della tirosina chinasi di Bruton (BTK), capace di bloccare il segnale interno delle cellule immunitarie che rilasciano istamina, responsabile di prurito e gonfiore.
Risultati del trial REMIND
Il trial di fase 3, denominato REMIND, ha coinvolto 115 adulti con dermografismo resistente agli antistaminici. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi, con meno di 60 soggetti per braccio. Dopo 12 settimane di trattamento, il 29 % dei pazienti che hanno assunto Rhapsido ha mostrato una risposta completa – assenza totale di pomfi sul test di pressione standardizzato – rispetto al 14 % del placebo. Le differenze sono emerse già dalla seconda settimana, indicando un rapido inizio dell’efficacia.
Profilo di sicurezza e considerazioni pratiche
Gli effetti indesiderati più frequenti includono naso chiuso, cefalea, nausea, dolore addominale e lievi emorragie cutanee, come le petechie. Poiché Rhapsido può favorire la comparsa di piccole macchie rosse, è consigliabile discuterne apertamente con il dermatologo prima di iniziare la terapia. La sua elevata selettività rispetto ad altri inibitori BTK riduce il rischio di toxicità sistemica, rendendolo una scelta più mirata.
Altre opzioni sul mercato e scelta personalizzata
Nel panorama terapeutico restano disponibili omalizumab (Xolair) e dupilumab (Dupixent). Non esistono studi comparativi diretti tra queste molecole e Rhapsido, perciò la decisione dipende dal tipo di orticaria, dall’età, dallo stato di salute generale e dalle preferenze del paziente. Portare alla visita una lista dettagliata dei propri trigger aiuta il medico a valutare quale opzione sia più adeguata.
La disponibilità di Rhapsido rappresenta una svolta per chi convive con il dermografismo sintomatico. Pur non garantendo l’eliminazione totale delle lesioni, il farmaco offre una riduzione significativa dei sintomi e un miglioramento della qualità di vita, soprattutto per chi non ottiene risultati soddisfacenti con i tradizionali antistaminici.


