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22 Luglio 2026

Moda sostenibile: l’Ue vieta la distruzione degli invenduti dal 19 luglio 2026

L'Unione europea ha introdotto un divieto storico: dal 19 luglio 2026, le grandi aziende della moda non potranno più distruggere i prodotti invenduti. Un passo fondamentale verso la sostenibilità

Moda sostenibile: l'Ue vieta la distruzione degli invenduti dal 19 luglio 2026

Un cambiamento epocale sta per coinvolgere il settore della moda in Europa. Dal 19 luglio 2026, le grandi aziende del comparto tessile non potranno più distruggere i prodotti invenduti. Questa pratica, per anni diffusa ma poco conosciuta dal pubblico, ha generato tonnellate di rifiuti e un impatto ambientale significativo. Il nuovo regolamento europeo sull’Ecodesign (Ue 2026/1781) impone una svolta radicale, obbligando le imprese a trovare soluzioni alternative per i capi non venduti.

La decisione rappresenta un tassello fondamentale nella strategia europea per rendere più sostenibile un settore tra i più inquinanti al mondo. Ogni anno, fino al 9% dei prodotti tessili finisce al macero prima ancora di essere utilizzato, con un impatto climatico stimato in 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂. Il nuovo regolamento mira a ridurre questo spreco, promuovendo un modello di economia circolare.

Le nuove regole e le deroghe previste

Il divieto di distruzione riguarda indumenti, accessori, calzature e altri prodotti tessili. Le grandi aziende dovranno destinare gli invenduti al riutilizzo alla donazione al riciclo o ad altre forme di recupero. Le medie imprese saranno interessate dall’obbligo a partire dal 2030, mentre le piccole aziende restano escluse. Sono previste alcune deroghe per i prodotti pericolosi, danneggiati o non conformi alle norme.

Un aspetto cruciale del regolamento è l’obbligo di trasparenza. Le imprese dovranno rendere pubbliche le informazioni sul numero e sul peso dei prodotti invenduti di cui si sono disfatte, spiegando le ragioni dello smaltimento e le misure adottate per prevenire la distruzione delle merci. Questo provvedimento mira a sensibilizzare i consumatori e a promuovere pratiche più sostenibili.

Le sfide per il settore del lusso

Se per il fast fashion la novità potrebbe tradursi in un maggiore ricorso a outlet e donazioni, per il lusso la sfida è più complessa. La scarsità dell’offerta è infatti uno degli strumenti con cui le grandi maison difendono il valore del marchio. Il divieto europeo costringerà gruppi come LVMHPrada e Chanel a ripensare la gestione delle eccedenze, con maggiori costi di magazzino e una programmazione della produzione più accurata.

Il caso più emblematico di distruzione degli invenduti risale, quando Burberry rivelò di avere distrutto prodotti invenduti per un valore di 28,6 milioni di sterline. Le polemiche furono immediate e portarono l’azienda ad abbandonare questa pratica. Negli anni successivi, anche altri grandi marchi hanno progressivamente rivisto la gestione delle eccedenze, anticipando una tendenza che oggi diventa obbligo per tutta l’Unione europea.

Le implicazioni per i consumatori e l’ambiente

Secondo le stime di Assoutenti ogni anno nell’Unione europea fino al 9% dei prodotti tessili viene distrutto prima ancora di essere utilizzato. Si tratta di circa 594 mila tonnellate di tessuti che finiscono al macero. Il nuovo regolamento potrebbe ridurre significativamente questo spreco, aumentando la disponibilità di capi e calzature destinati alla rivendita o alla donazione.

Gli analisti del settore prevedono che le nuove regole potrebbero accelerare gli investimenti nell’intelligenza artificiale e nei sistemi di previsione della domanda, per programmare con maggiore precisione la produzione e coordinare le scorte tra negozi e magazzini. In altre parole, il modo migliore per evitare di accumulare invenduti sarà produrne meno. Questo cambiamento potrebbe avere un impatto significativo non solo sull’ambiente, ma anche sui costi e sulla qualità dei prodotti offerti ai consumatori.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.