I concorsi di bellezza rappresentano un male per le donne?
Quella della difesa della donna dallo sfruttamento operato dai media in combutta con la pubblicità è una delle tante battaglie che ciclicamente la sinistra italiana ripropone con convinzione. O per darsi un tono.
Una lotta legittima e sacrosanta, per carità, ma mai una volta che si concretizzi (forse perché si tratta di una questione culturale più che legislativa, anche se una minore frequenza nell’utilizzo di nudi muliebri a scopo promozionale sarebbe in ogni caso un passo avanti significativo).
Recentemente il tema è tornato alla ribalta grazie al Presidente della Camera Laura Boldrini, la quale, cogliendo l’occasione del dibattito sviluppatosi in questi giorni, durante un convegno svoltosi presso la Camera del Lavoro di Milano su ”L’immagine e il potere” non solo si è espressa favorevolmente su una legge che regolamenti la situazione ma ha anche attaccato un simbolo riconosciuto dell’equivalenza donna= il suo corpo, ovvero Miss Italia:
“Penso alla decisione della Rai di rinunciare a Miss Italia, ho già espresso il mio apprezzamento alla presidente Anna Maria Tarantola. Le ragazze italiane devono poter andare in televisione e sfilare anche senza un numero, hanno altri talenti. Ricordo che in tv solo il 2% delle donne esprime pareri, parla, mentre il resto è muto, a volte svestito“.
Lasciando da parte le stime pessimiste – la conduzione tv femminile è in netta crescita, per dirne una – e gli idealismi di rito – la mancata trasmissione della Rai del programma non sarebbe “un segno di un clima di austerità bacchettona” – c’è da tornare alla triste realtà.
L’azienda radiotelevisiva ha rinunciato a Miss Italia semplicemente perché il format non offriva più quel guadagno e quella promessa di audience che l’avevano reso in passato un grande successo, non per una riscossa morale. Se poi da questa decisione si svilupperà un cambiamento ideologico, allora non ci avremo che guadagnato: nel frattempo però le belle donnine sculettanti e sorridenti (e mute, come ricorda la Boldrini) sono all’ordine del giorno sulle tre rete pubbliche.
Dall’altra parte della barricata troviamo Patrizia Mirigliani, che gestisce attualmente il concorso di bellezza dopo la morte del padre, la non ha potuto non rispondere alle osservazioni della carica istituzionale. La sua è una difesa d’ufficio, che però mette in luce alcuni aspetti interessanti:
“In tutto il mondo, Francia e altri Paesi civili in testa, si valorizza la bellezza nazionale, compito che noi perseguiamo con etica e correttezza da ben 74 anni. […] Se poi si riferisce al format televisivo portato avanti dalla Rai nelle ultime edizioni, faccio presente che da anni chiedo invano una rivisitazione del programma alla luce di una nuova immagine della donna, non essendo a livello contrattuale di mia competenza. […] Le protagoniste [delle selezioni] sono cinquemila ragazze che liberamente si sono iscritte e che partecipano – né nude né mute – per conquistare quella visibilità che nessun altro evento mette loro a disposizione in maniera così seria e pulita. Esattamente come hanno fatto le numerose ragazze che oggi lavorano in Rai, nella moda e nella pubblicità”.
Inutile nascondersi dietro un dito: la bellezza esiste, è un bene prezioso che viene ricercato da tutti i settori che lavorano con le immagini, c’è chi guadagna (in modo limpido) grazie alla propria avvenenza e non si dovrebbe vergognare di ciò.
Altro però è voler attribuire valori patriottici o nazionalisti a una manifestazione durante la quale vengono fatte sfilare come foche ammaestrate centinaia di ragazze, cui viene concesso di pronunciare qualche parolina innocua e di mostrare un talento simil-artistico (proprio come le damine del ‘700-‘800 venivano educate per risultare appetibili ai pretendenti ed essere perfette mogli da sfoggiare in società).
Chiudiamo con un piccolo appunto. La Boldrini avrà anche ragione quando afferma che “non è abituale, in Europa usare donne seminude per vendere verdure, yogurt, appartamenti, macchine“, ma provate voi a lavorare come copy in un’agenzia pubblicitaria e a proporre idee intelligenti non sessiste. Applausi a scena aperta e grandi pacche sulle spalle, sicuro, ma al momento della resa dei conti – il test del pubblico – vedrete che la trovata ironica ironica e arguta perderà sempre contro due gambe lunghe come pali della luce e curve protuberanze di ogni tipo.
Come al solito ci troviamo di fronte a un circolo vizioso: il problema è il target che chiede sempre la stessa cosa, ma se iniziassimo a proporgli massicciamente altro la sua ossessione verrebbe meno…
P.s. esiste un disegno di legge analogo a quello richiesto della Boldrini. Reca data 2010 e non è mai stato esaminato dal Senato (primo passo dell’iter).
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