Il calcio non è solo uno sport, ma per molti è una passione che scandisce il tempo e definisce l’identità. Quando le partite si fermano, soprattutto durante l’estate, i tifosi possono vivere una vera e propria crisi d’astinenza. Ma cosa succede nella mente di chi vive il calcio come parte integrante della propria vita?
Per alcuni, la pausa estiva è solo un momento di leggera noia, ma per altri può diventare una fonte di stress psicologico. La ricerca in psicologia dello sport ha dimostrato che l’assenza improvvisa del calcio può interrompere abitudini, relazioni e occasioni di partecipazione collettiva, non solo la mancanza di intrattenimento.
L’identità sociale e il bisogno di connessione
Il calcio rappresenta un importante elemento dell’identità sociale per molti tifosi. Quando le competizioni si fermano, la sensazione di smarrimento può derivare dall’interruzione temporanea di rituali condivisi e occasioni di incontro con il proprio gruppo di riferimento. Secondo la Self-Determination Theory la pausa dalle competizioni può ridurre temporaneamente la soddisfazione del bisogno di connessione sociale (relatedness), spingendo molte persone a cercare modalità alternative per mantenere vivo il senso di appartenenza alla comunità sportiva.
Come i tifosi colmano il vuoto
In assenza di partite, i tifosi adottano diverse strategie per colmare il vuoto. Alcuni si rifugiano nella memoria riguardando vecchi video e rivivendo grandi vittorie del passato. Questo comportamento è coerente con il fenomeno del Basking in Reflected Glory (BIRGing), cioè la tendenza a rafforzare la propria identità associandosi ai successi della squadra del cuore.
Altri si concentrano sul calciomercato seguendo con attenzione trattative e indiscrezioni. Anche se non rappresenta un vero e proprio regolatore emotivo, il calciomercato può contribuire ad alimentare aspettative, discussioni e senso di appartenenza durante la pausa estiva.
La storia di Francesco: dal videogioco al campo
Francesco V., 42 anni, ha vissuto in prima persona l’impatto del calcio sulla propria vita. Dopo un infortunio che ha interrotto la sua carriera sportiva, ha trovato rifugio nei videogiochi. Tuttavia, dopo la fine di una relazione importante, il gioco è diventato una dipendenza. Grazie all’intervento di un amico, Francesco ha ritrovato la passione per il calcio reale, diventando allenatore di una squadra amatoriale.
La storia di Francesco dimostra come il calcio possa essere un potente strumento di rinascita e connessione sociale. La psicologa Nicoletta Suppa ha commentato che i videogiochi hanno anestetizzato il dolore della perdita, ma il ritorno al calcio reale ha permesso a Francesco di ritrovare se stesso e di ricostruire relazioni significative.


