Il pontefice Leo XIII è stato recentemente sottoposto a resezione chirurgica per un adenocarcinoma polmonare. La comunicazione ufficiale ha messo in luce il fatto che non si tratta semplicemente di una diagnosi di routine, ma di un punto di partenza per una serie di valutazioni che determineranno il futuro terapeutico del Santo Padre.
Il tumore identificato è la forma più comune di cancro ai polmoni, ma per definire la strategia più efficace è indispensabile andare oltre la semplice etichetta istologica. Come spiega la professoressa Silvia Novello, esperta di oncologia toracica, è fondamentale analizzare il profilo molecolare del tumore, poiché la presenza di mutazioni specifiche (EGFR, ALK, KRAS, ROS1, ecc.) trasforma radicalmente le scelte terapeutiche disponibili.
Diagnosi e analisi molecolari
Il passo successivo dopo l’intervento consiste nell’eseguire una serie di test genetici sul tessuto prelevato. L’utilizzo del Next Generation Sequencing (NGS) permette di interrogare simultaneamente molteplici geni, identificando eventuali alterazioni che fungono da bersagli per farmaci mirati. Parallelamente, si valuta l’espressione di PDL1 mediante immunoistochimica, parametro indispensabile per decidere l’uso di immunoterapia. I risultati di questi esami, che di solito richiedono circa una settimana lavorativa, offrono una “carta d’identità” del tumore, consentendo di selezionare trattamenti personalizzati e di limitare gli effetti collaterali.
Tempistiche e interpretazione dei risultati
Le strutture specializzate in oncologia hanno processi consolidati: dalla ricezione del campione al referto finale passano in media quattro-cinque giorni lavorativi, ma in alcuni centri il tempo può estendersi a una settimana a causa di fasi di verifica e validazione. Una volta ottenuti i dati, il team multidisciplinare – composto da chirurghi, oncologi, radioterapisti e patologi – valuta l’intero quadro clinico, includendo età, stato generale di salute e presenza di eventuali patologie concomitanti.
Possibili scenari terapeutici
Se il tumore risulta in stadio I cioè limitato e con linfonodi liberi da metastasi la prassi consiste in un follow-up regolare: visite oncologiche e TAC toraciche annuali per un periodo di cinque anni. In tal caso, non è prevista alcuna terapia adiuvante, poiché la probabilità di recidiva è estremamente bassa. La prof.ssa Novello sottolinea che «la chirurgia radicale è spesso sufficiente quando il tumore è confinato e i linfonodi sono negativi».
Nel caso in cui l’analisi anatomopatologica indichi un stadio II o la presenza di mutazioni attive, il percorso cambia. Le opzioni includono terapie mirate (ad esempio inibitori EGFR o ALK), immunoterapia se l’espressione di PDL1 è elevata, oppure una combinazione di chemioterapia e immunoterapia per ridurre il rischio di micro-metastasi nascoste. Il professor Marcello Tiseo, oncologo di Parma, aggiunge che la decisione di ricorrere a trattamenti adiuvanti dipende soprattutto dal coinvolgimento dei linfonodi: «Se i linfonodi sono puliti, la chirurgia è spesso la soluzione definitiva».
Impatto delle mutazioni e dei linfonodi
Il professor Francesco Cognetti evidenzia che circa un terzo degli adenocarcinomi presenta mutazioni sensibili a farmaci di nuova generazione, i quali hanno dimostrato tassi di risposta superiori al 70 % e una tossicità ridotta rispetto alle classiche schemi chemioterapici. Se i linfonodi risultano positivi senza mutazioni target, la combinazione di chemioterapia (quattro cicli) seguita da immunoterapia resta la strategia più utilizzata, grazie al suo bilanciamento tra efficacia e tollerabilità. Il professor Francesco Facciolo, esperto di chirurgia toracica, ricorda che le indagini preoperatorie – broncoscopia robotica, TAC con contrasto e PET – avevano già mostrato linfonodi mediastinici liberi, aumentando le probabilità di un esito favorevole.
La buona notizia è che il pontefice, a 71 anni, è in ottima forma generale e ha già dimostrato una rapida capacità di recupero post-operatorio. Qualora le analisi confermassero uno stadio precoce e l’assenza di mutazioni rilevanti, il percorso sarà limitato a controlli periodici. In caso contrario, saranno disponibili trattamenti mirati o immunoterapici con effetti collaterali gestibili, mantenendo comunque un’alta probabilità di cura.



