Quando mi sono trasferita a LA sei anni fa ho attraversato una fase di intensa promiscuità: incontravo più partner contemporaneamente e raggiungere l’orgasmo sembrava semplice. Poi, però, tre o quattro anni fa le cose sono cambiate e, come diceva Samantha in Sex and the City avevo “lost my orgasms”. In questo racconto descrivo perché ho chiesto aiuto a una professionista, cosa ho imparato durante le sedute nel soggiorno di Mary Shuler e come, passo dopo passo, ho recuperato la mia esperienza del piacere.
Incontro iniziale nel soggiorno di Mary Shuler a LA
Il primo incontro è stato un colloquio d’intake nella stanza di casa di Mary, dove lei pratica da 35 anni. Sedute una di fronte all’altra, abbiamo parlato di masturbazione fantasie, relazioni passate e abitudini corporee mentre lei prendeva appunti. Ricordo una frase che mi ha colpito: “Letting go in your body requires feeling safe with the person”. Quella battuta ha messo in luce un punto che non avevo considerato: la perdita dell’orgasmo non era solo un problema tecnico, ma poteva avere radici emotive legate al sentirsi al sicuro durante l’intimità.
Valutazione integrata: corpo, emozioni e storia
Mary, con una formazione che combina deep tissue e lavoro sul pavimento pelvico, mi ha spiegato l’approccio del sexological bodywork si tratta di un’educazione corporea pratica che utilizza respiro movimento e touch unilaterale per esplorare risposte sessuali, disfunzioni e vergogna. Prima di qualsiasi lavoro pratico, il colloquio valuta fattori fisici, biochimici, familiari e religiosi, perché, come mi ha spiegato, “move the tissue, you also move the emotional and spiritual information in it”.
Il percorso pratico: massaggi, lavoro pelvico e testimonianza
Le sessioni successive hanno incluso sia massaggi esterni sia palpazione pelvica per identificare tensioni: tensione e tono muscolare nel pavimento pelvico possono alterare la risposta orgasmica. All’inizio Mary ha massaggiato spalle, collo e addome per poi lavorare attorno alla vagina. Il mix tra rilassamento e una sensazione simile a una visita ginecologica mi ha messa a disagio, ma ha anche permesso di localizzare punti di tensione che causavano dolenzia e limitavano il flusso sanguigno.
La connessione tra ricordi e tessuto corporeo
Durante il lavoro mi è stato chiesto di verbalizzare pensieri e sensazioni: dal contatto con l’area sopra l’utero è emerso un ricordo di mia madre che minimizzava la mia sessualità e mi diceva di coprirmi quando indossavo minigonne. Quella memoria ha reso chiaro quanto il giudizio familiare potesse essersi cristallizzato nel mio corpo, influenzando la capacità di lasciarmi andare.
Witnessing e pratica autonoma: riappropriarsi del piacere
Alla quarta seduta Mary ha praticato il cosiddetto “witnessing”, osservando mentre mi stimolavo: l’obiettivo era vedere come reagivo in presenza di uno sguardo professionale. Ho realizzato di respirare in modo superficiale e di avere la mente piena di pensieri non erotici. Questo ha confermato qualcosa che avevamo già sospettato: l’ansia da prestazione aveva preso il sopravvento, con il tormentone mentale di “When will I come? When will I come?” che bloccava il piacere.
Dopo



